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Il procuratore D’Amato: “Rilanciare leale collaborazione tra magistrati”

Il procuratore D’Amato: “Rilanciare leale collaborazione tra magistrati”
Antonio D’Amato, Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Messina

Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Messina dal febbraio 2024, ha fatto il punto sui risultati raggiunti e sulle attuali criticità riscontrate: dal gioco d’azzardo, fino alle nuove mafie

MESSINA – Antonio D’Amato è Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Messina da febbraio 2024. Originario di Torre del Greco (Na), comincia come pubblico ministero a Palmi nel 1989, dove trova come procuratore Agostino Cordova che seguirà poco dopo alla Procura di Napoli. Ha avuto esperienze al ministero della Giustizia, Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Ispettorato Generale e Ufficio legislativo; come Pm di tangentopoli e anticamorra, prima di essere nominato procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere; è stato altresì componente del Consiglio Superiore della Magistratura dal 2019 al 2023. Autore di pubblicazioni scientifiche, è anche docente nelle materie giuridiche in alcune Università italiane.

Procura di Messina, coesione interna e carenze di organico

Procuratore D’Amato, a due anni dal suo insediamento nel distretto di Messina, ha trovato quella sintonia che auspicava all’interno del Palazzo di Giustizia?
“La Procura sta svolgendo indagini e processi in un rinnovato spirito di coesione fra tutti i magistrati, che si fonda soprattutto sulla condivisione delle informazioni e delle strategie investigative, sul versante tanto dell’antimafia quanto del contrasto alla criminalità amministrativa, a quella di impresa e dei ‘colletti bianchi’, nonché della tutela delle vittime vulnerabili e dell’ambiente. L’azione corale che si sta portando avanti fonda sulla disponibilità e collaborazione di tutti i soggetti e gli organi coinvolti. Purtroppo, lo spirito di servizio, la professionalità, l’impegno quotidiano e la coesione non sono sufficienti a garantire, sempre, una risposta tempestiva ed efficace alla pur crescente domanda di giustizia. Occorre porre in evidenza la sofferenza correlata alla mancanza di copertura della pianta organica della Procura: due posti di Procuratore aggiunto; quanto ai sostituti, oramai è cronica la mancanza della copertura integrale dei 19 sostituti, essendo presenti solo 16, così come è cronica la scopertura del posto di dirigente amministrativo. Sul piano logistico, il dato più grave e allarmante è rappresentato dalla non più sostenibile situazione in cui sono costretti a operare i magistrati e il personale amministrativo, le cui postazioni lavorative sono allocate al piano seminterrato del Palazzo Piacentini”.

La sua porta, ha detto, sarebbe stata sempre aperta per accogliere chi avesse voluto denunciare abusi e soprusi di ogni tipo. è stata utilizzata questa possibilità?
“Che la porta sia stata utilizzata ne sono riprova i recenti arresti, in esecuzione di misure cautelari richieste dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina, per vicende estorsive aggravate a connotazione mafiosa, consumate nell’area urbana di Messina e nel territorio di Tortorici: indagini nate dalla denuncia delle vittime. Certo, siamo consapevoli che molto resta ancora da fare per abbattere il muro di omertà che connota i fenomeni usurari ed estorsivi, tradizionali attività parassitarie delle mafie”.

Sistema penale, ipertrofia normativa e riforme della giustizia

Abbiamo in Italia oltre ottomila fattispecie di reato, come Lei stesso ha rilevato. La risposta con la sanzione penale alla recrudescenza di certi fenomeni è la più efficace o solo quella più facile? Il sistema regge all’impatto organizzativo che questo comporta?
“L’ultimo trentennio è caratterizzato da una rapida successione di leggi nella materia penale e ordinamentale, ispirate da logiche settoriali, che ha creato i presupposti di possibili incoerenze del sistema complessivo e pesanti ricadute sul funzionamento della giustizia. Forse è giunto il tempo di una revisione dell’assetto complessivo della giustizia, a partire dalla revisione della geografia giudiziaria; forse è giunto il tempo per un’assemblea costituente, per riscrivere il patto costituente, tutti insieme, forze progressiste e moderate, cattoliche e non, alla luce della modernità del terzo millennio. Riproducendo quel clima di ampia collaborazione che vide nascere lo Stato italiano e la Costituzione repubblicana”.

Quali sono le anomalie?
“Per la legge di revisione costituzionale, oggi sottoposta al voto referendario, questo metodo di condivisione avrebbe dovuto essere replicato. Inoltre, il dibattito sulla legge di revisione costituzionale si nutre, purtroppo, di attacchi a singoli magistrati o alla magistratura nel suo complesso, rappresentata, da taluni, come responsabile delle disfunzioni del sistema giudiziario. E ciò senza rendersi conto delle macerie che si andranno a raccogliere dopo la votazione e a prescindere dagli esiti di essa. L’indipendenza della magistratura non è un privilegio dei magistrati, ma una garanzia costituzionale essenziale per lo Stato democratico e gli attacchi contro i magistrati sono attacchi contro lo Stato stesso. L’allora Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, nella qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, circa 50 anni fa, in occasione della seduta plenaria del 9 giugno 1976, per la commemorazione del magistrato Vittorio Occorsio, ucciso dalle brigate rosse disse: ‘Alla Magistratura occorre finalmente dare tutti quegli strumenti operativi che le conferiscono una struttura moderna e quindi agile ed efficiente. (…) Ma alla Magistratura occorre anche dare quel clima di fiducia o di rispetto che consente ai magistrati di operare con serenità. E in questo senso mi sembra importante sottolineare che una cosa è la libertà di valutazione sulle decisioni giudiziarie, essenziale in un regime democratico; altra cosa è l’aggressione a cui taluni magistrati vengono sottoposti per informazioni travisate o perfino per faziose impostazioni polemiche. Fiducia e mezzi operativi ai magistrati; ed essi continueranno con coraggio e con fermezza la loro azione al servizio dello Stato democratico’. Un messaggio di straordinaria attualità”.

Separazione delle carriere e Consiglio Superiore della Magistratura

La separazione delle carriere è il punto su cu si discute di più…
“Non vi è dubbio che ci sia bisogno di una riforma di ampio respiro che tocchi i temi dell’odierno dibattito. La Giustizia è un settore che non funziona bene e non da ora, un settore a cui vengono destinate cronicamente risorse non adeguate. Certamente c’è il problema di un gigantismo del Pm, ma forse si è arrivato a questo punto anche per l’effetto del nuovo Codice di procedura penale, che ha potenziato la fase delle indagini e che, quindi, nel tempo, ha contribuito a realizzare la figura di un Pm forte. Se così è, si sarebbe dovuto intervenire sulle regole del processo e non con una riforma costituzionale che, separando i Pm dai giudici e creando due Csm, per una sorta di eterogenesi dei fini, reca il pericolo di sortire effetti diversi da quelli prefissati. Si finirà per creare una categoria autoreferenziale dei Pm, poco più di 2.300/2.400 in Italia, con un organo di autogoverno distinto da quello dei giudici. Non è che l’efficienza del Pubblico ministero si risolve attraverso la separazione delle carriere. La separazione di fatto già c’è, perché, a partire dal 2006 e, ancora di più, dalla recente riforma Cartabia, il passaggio da Pm a Giudice è notevolmente ridotto (si può cambiare una volta soltanto nella carriera e a condizione che il magistrato cambi regione): in concreto sono infinitesimali, sotto la soglia dell’1%, le percentuali di magistrati che passano dal ruolo giudicante a quello requirente e viceversa. È vero che abbiamo registrato alcune degenerazioni correntizie nell’attività del Csm; ma è sorprendente che gli organi nuovi che si stanno creando (i due Csm separati, dei giudici e dei pubblici ministeri, e l’Alta Corte Disciplinare) vengano composti con magistrati sorteggiati, mentre i componenti individuati dal Parlamento saranno, sì, sorteggiati, ma nell’ambito di un elenco predisposto dallo stesso Parlamento”.

È giusto parlare di improduttività?
“I magistrati italiani, nell’ambito dell’Unione europea, sono i più produttivi e operano in condizioni strutturali più gravose rispetto alla maggior parte degli atri sistemi giudiziari europei. Secondo il rapporto Cepej 2024 (dati riferiti al 2022), l’Italia dispone di 12,2 giudici ogni 100 mila abitanti, contro una media europea di 21,5; dispone di 3,7 Pm ogni 100 mila abitanti, a fronte di una media europea di 14,5. L’Italia ha il 40% di giudici in meno rispetto agli altri Paesi europei e, quindi, la pressione su ogni singolo magistrato è strutturalmente molto più elevata. Nel settore civile, per esempio, abbiamo un carico di lavoro di 176 procedimenti, per anno, per ciascun giudice, contro una media europea di 88; un giudice penale, in media, ha in carico 154 procedimenti l’anno, contro i 76 della media europea. Per ogni Pm c’è una media di 1.230 procedimenti; nel resto dell’Europa sono 204 a testa”.

C’è una criticità che rileva nella Geografia giudiziaria?
“Sui 140 Tribunali attualmente esistenti in Italia solo 21 sono considerati uffici di grandi dimensioni, con un numero di giudici che varia fra le 50 e le 350 unità; 26 hanno un numero di magistrati fra le 20 e le 25 unità; 58 hanno meno di 20 magistrati; una dozzina sono micro-tribunali con meno di 10 magistrati (Aosta, Rovereto, Urbino, Lanciano, Lanusei ad esempio). Se già ora i Tribunali di piccole e medie dimensioni entrano in crisi, allorquando si manifestano emergenze, le più svariate, quali la scopertura di qualche unità per i più diversi motivi, è facile prevedere quanto questa crisi potrà acuirsi, con la riforma del processo penale, che prevede la collegialità (si passa da uno a tre giudici) della decisione sulla custodia cautelare in carcere, che entrerà in vigore nell’agosto del 2026. E ciò proprio nel momento in cui la carenza di magistrati per i vuoti di organico è pari a quasi al 15% di scoperture non colmabili a breve (mancano circa 1.500 magistrati)”.

Mafie nel Messinese: narcotraffico, scommesse e nuove tecnologie

Messina è una provincia complessa, non aliena dai traffici e dalle influenze di organizzazioni mafiose, tra ‘Ndrangheta e Cosa nostra. Che fotografia viene fuori dal suo osservatorio? Ci sono aree più vulnerabili?
“Ci sono diverse organizzazioni criminali, armate, dedite al narcotraffico, che gestiscono numerose piazze di spaccio, somministrando anche droghe sintetiche come lo spice e il crack, in larga parte destinato ai giovani e giovanissimi anche minorenni. A loro volta, tali organizzazioni sono in stabile contatto, a Est, con organizzazioni ‘ndranghetiste, dalle quali acquistano lo stupefacente e, a Ovest, con le organizzazioni mafiose siciliane (soprattutto del catanese), per la gestione di mercati criminali comuni; le organizzazioni controllano il territorio, anche attraverso la gestione del settore dei giochi e delle scommesse, clandestine o legali. A tal proposito la provincia di Messina, nel periodo 2019-2024, si attesta fra le cinque provincie italiane con il più elevato volume di giocate telematiche on line, per centinaia di milioni di euro, in sproporzione con il reddito pro-capite medio. Barcellona Pozzo di Gotto e i comuni limitrofi di Mazzarà Sant’Andrea e Terme Vigliatore rappresentano l’habitat di una delle organizzazioni mafiose più agguerrite sul territorio, inserita nel sistema di cosa nostra siciliana. Altro centro tradizionale di aggregazione criminale è situato nell’area nebroidea, con al centro Tortorici, con le attività criminali nel settore delle truffe in danno dell’Unione europea o dell’Inps. C’è, inoltre, l’interesse di alcuni gruppi nella gestione delle cave, come deposito di rifiuti. I settori da esplorare meglio attengono soprattutto alle nuove tecnologie utilizzate dalle mafie per coltivare in maniera sommersa i loro interessi criminali e riciclare il denaro sporco: e mi riferisco al web, al dark-web, alle criptovalute, agli attacchi informatici alle banche dati per acquisire informazioni di rilevante interesse nazionale ovvero delle aziende private. Siamo indietro, su tutto il territorio nazionale, occorrendo l’adozione di una strategia complessiva, che preveda investimenti adeguati nelle nuove tecnologie, ove si pensi che le mafie ricorrono a criptofonini (che utilizzano reti criptate), difficili da intercettare”.

C’è un progetto elaborato in questi mesi con il suo impulso che interviene sull’impianto organizzativo della Procura per i prossimi quattro anni. Quali sono i punti essenziali?
“Abbiamo elaborato, con la collaborazione di tutti i magistrati della Procura distrettuale di Messina, un nuovo programma – 2026/2029 – che è stato già approvato dal Csm. Si rilancia lo spirito di leale collaborazione tra tutti i magistrati della Procura, a partire dalla circolazione e condivisione di informazioni, con periodiche riunioni di coordinamento, nonché attraverso la creazione di gruppi investigativi di lavoro ad hoc, che includono diverse professionalità, volti a contrastare particolari recrudescenze criminali”.