Molte sono le notizie di questa settimana, sull’orlo di una crisi di nervi. Notizie che si sovrappongono ad altre notizie e travolgono i cittadini, che a volte preferiscono ignorarle per poter continuare la propria vita tranquillamente. Ma adesso non è possibile ignorarle.
Partiamo dalla frana di Niscemi, dove continuano gli smottamenti e il sito colpito dal disastro – fatto di sabbia e argilla – rimane altamente pericoloso. Si grida alla ricerca del capro espiatorio quando, come sempre, le responsabilità sono condivise da tutta la classe dirigente, sia politica che amministrativa, a qualunque livello. Troppo comodo riversare la colpa sui sindaci, troppo facile, specialmente quando risale al 1997 la notizia della fragilità dell’antico comune seicentesco di Niscemi. E quando l’attuale ministro Musumeci dimentica di essere stato presidente della Regione dal 2017 al 2022. Le opposizioni ne chiedono le dimissioni, come fanno sempre, dimenticando di aver avuto anche loro diversi presidenti della Regione e del Consiglio nell’arco di quasi trent’anni.
Incredibile quanto la politica e la burocrazia possano essere irresponsabili e inefficienti, lasciando adesso oltre 1300 persone senza casa, i bambini senza scuola, le attività commerciali senza fatturato, la città senza strade. Chi pagherà per questo? Il Governo aprirà la solita indagine amministrativa e poi chi pagherà? L’Italia è un Paese con grande fragilità idrogeologica, lo sanno anche i bambini. Allora perché il Governo e i Governi che lo hanno preceduto non hanno pensato a un piano strategico preventivo per metterlo in sicurezza? Purtroppo, le mappe del rischio sono complete soltanto al 50%. Non è chiaro cosa si stia aspettando ancora per costruire il quadro completo e pianificare gli interventi strutturali prioritari necessari.
Questa settimana è successo anche che l’UE ha inserito nella lista dei terroristi i pasdaran, prendendo per una volta una posizione, anche se sulla carta. E questo mentre Trump minaccia di attaccare l’Iran, dove migliaia di persone ad oggi sono state uccise solo per aver manifestato contro il regime di Teheran.
Trump, dal canto suo, farebbe meglio a voltare lo sguardo verso il Minnesota: a Minneapolis, infatti, i cittadini protestano contro la presenza della guardia armata ICE che pochi giorni fa, il 24 gennaio, ha ucciso l’infermiere Alex Pretti a sangue freddo dopo avere assassinato Renee Good e altre dieci persone nello stato del Minnesota, dopo avere arrestato centinaia di persone utilizzando anche bambini, senza regole, senza contenimento alcuno, senza alcun valore etico.
Nel frattempo, in Ucraina i bombardamenti continuano ormai da quattro anni. Così come pure nella striscia di Gaza la violenza continua nonostante le dichiarazioni sfavillanti di Trump sulla loro conclusione. È un tempo di guerra, di paura, di odio; un tempo che l’umanità ha diverse volte attraversato nella sua storia, ma leggerlo sui libri e vederlo o viverlo è tutt’altra cosa. E di certo noi siamo dei privilegiati: al caldo, nelle nostre case, continuiamo a vivere come sempre. Siamo turbati dalle notizie, questo è chiaro, ma cosa possiamo fare? Per cominciare, possiamo riconoscere il fatto che la libertà è un bene prezioso, per nulla scontato, che va difeso contro ogni tentativo di limitazione ed eccesso; che è un privilegio che richiede impegno e determinazione, senza mollare mai. E poi, possiamo informarci e informare, parlare, scrivere, adottare un comportamento pacato e responsabile nel quotidiano, protestare quando le situazioni lo richiedono esercitando appieno un diritto inalienabile in ogni democrazia, dare l’esempio sempre e comunque. Non tiriamoci indietro, non voltiamo lo sguardo, perché anche il contributo dell’ultimo o del più piccolo può cambiare la storia.

