La democrazia non è solo il diritto, conquistato da chi è in maggioranza, di fare ciò che vuole, bensì il suo dovere di rispettare i diritti dell’opposizione, all’interno di un sistema di regole democraticamente e correttamente adottate, che valga per tutti e che permetta la verifica costante, l’avvicendamento e l’alternanza.
A chi lamenta l’impossibilità di esprimere preferenze e la libertà di potersi scegliere i propri rappresentanti, pensando che questo elemento possa costituire un’attenuante all’astensionismo, sempre più crescente, si ricorda che le preferenze vigono e sono esercitabili in tutte le elezioni: Consigli di municipalità, Consigli comunali, Assemblee regionali, Parlamento europeo, tranne che alle elezioni per il rinnovo di Camera e Senato, in cui si vota su liste bloccate predisposte dai partiti, anche se, pare, ancora per poco.
Partecipazione o oligarchia: quando a governare è solo il 20% degli aventi diritto
La democrazia è una parte di un insieme più articolato che, in una società civile, come pretende, a parole, di essere quella italiana, non può essere considerata avulsa dal contesto in cui si manifesta e si sviluppa e che ne rappresenta il quadro generale. Gli elementi più importanti di un sistema democratico sono, dunque, quelli che partono dalla partecipazione dei cittadini, dalla fissazione di regole condivise, adottate con strumenti legali, che fissano metodi e soluzioni partecipate, anche se possono non essere del tutto accettate. Se la partecipazione viene meno, se la percentuale di votanti si abbassa al di sotto di una soglia fisiologica, se a governare un Paese sia un numero assoluto che a stento sfiora il 20% degli aventi diritto, il rischio che si corre è quello legato alla possibile formazione di una sorta di oligarchia, più o meno ristretta, più o meno partecipata, che però non rappresenta affatto la maggioranza del corpo elettorale ma che, comunque, ne stabilisce le sorti civiche e politiche. Insomma, la partecipazione non ha alternative e deve essere incentivata e sostenuta in ogni modo possibile, perché è proprio dalla partecipazione che comincia il buon governo ed il miglioramento della qualità della vita di tutti.
Come aumentare la partecipazione al voto: educazione civica, storia e informazione responsabile
Di esempi per raggiungere l’obiettivo di una più alta partecipazione al voto se ne potrebbero fare tanti: una maggiore attenzione per l’educazione civica nelle scuole, una maggiore attenzione per la storia, attraverso la quale spiegare i sacrifici che sono stati compiuti per conquistare la democrazia e la libertà, persino la non auspicabile introduzione di penalità per chi non dovesse avvalersi, tranne che per ragioni fondate, del proprio diritto di voto, ecc.
Per non parlare dell’informazione, che dovrebbe tornare ad essere uno strumento di supporto per la conoscenza e dunque per una democrazia consapevole, mentre è diventata una pessima propaganda tra lo stucchevole ed il palesemente falso. Parlare di democrazia, soprattutto in questo momento storico, non può e non deve costituire un modo semplicistico per curare gli effetti di un male che non si può più nascondere, ma una valida occasione per interrogarsi su una situazione che sta per cronicizzarsi, ma che si può ancora risolvere in via del tutto definitiva.
“Libertà è partecipazione”: la lezione di Gaber e gli strumenti per coltivare la democrazia
“Libertà è partecipazione”, cantava saggiamente il grande Giorgio Gaber, e aveva perfettamente ragione. La partecipazione, però, non si può somministrare come un farmaco, non si può assumere per bocca o per intramuscolare.
La partecipazione va coltivata, va compresa, va curata e, per riuscire in un simile complesso risultato, vanno utilizzati tutti gli strumenti possibili: la conoscenza, la storia, il buonsenso, l’educazione civica, il lavoro, l’ascolto.
Al contrario, poi, vanno cancellati o smascherati fenomeni come: le fake news, la propaganda, le polemiche sterili e prive di sbocco, i confusi scontri verbali, la partigianeria e tanti altri elementi che non giovano né alla partecipazione, né alla democrazia, né alla libertà, anche se si potrebbe pensare il contrario.
Per tentare di correggere la rotta, drammaticamente smarrita, e riportarla verso una direzione certa, in cui i cittadini possano sentirsi sicuri ed in cui si possa costruire una società migliore, non c’è molto tempo, dunque è bene iniziare subito e nessuno può disertare.

