Corruzione, illeciti nella Pa, troppo poche le segnalazioni in Sicilia - QdS

Corruzione, illeciti nella Pa, troppo poche le segnalazioni in Sicilia

Antonino Lo Re

Corruzione, illeciti nella Pa, troppo poche le segnalazioni in Sicilia

mercoledì 01 Luglio 2020 - 04:00
Corruzione, illeciti nella Pa, troppo poche le segnalazioni in Sicilia

Rapporto “Whistleblowing 2019” di Transparency International Italia: solo sei quelle registrate in Sicilia. Sono soprattutto anonime. Lazio regione con il numero più alto (14), poi Lombardia (13) e Campania (12)

PALERMO – Corruzione, solo sei le segnalazioni di illeciti e irregolarità registrate in Sicilia nel 2019. Questo è quanto emerge dal rapporto “Whistleblowing 2019” pubblicato da Transparency International Italia, in merito alle segnalazioni ricevute dal team Alac.
Il report delinea le attività svolte nel corso dell’ultimo anno e fa il punto sulla situazione attuale di questo istituto introdotto in Italia nel 2017 e che sta piano piano entrando sempre più nelle vite di tutti come strumento efficace di lotta alla corruzione.

A livello nazionale sono arrivate 88 segnalazioni, molte in meno rispetto all’anno precedente (erano infatti ben 152). Il Lazio è la regione con il numero più alto di segnalazioni (14), seguita da Lombardia con 13 e Campania con 12. Giù dal podio c’è la Puglia con 9, l’Emilia Romagna (8) e proprio Sicilia e Piemonte con 6. In Friuli Venezia-Giulia, Valle d’Aosta, Umbria, Molise e Basilicata non sono state riscontrate segnalazioni. Per quel che concerne il dato provinciale dato provinciale, il maggior numero è arrivato dalla Città Metropolitana di Roma, poi ci sono Milano, Napoli e Foggia.

La percentuale di segnalanti anonimi resta molto alta (62%), mentre quella registrata che riguarda i confidenziali è ferma al 38%. Quest’ultimi sono quelli che da subito scelgono di far sapere chi sono. Ad esempio, forniscono il loro nome e cognome o lasciano la loro e-mail, per comunicare in modo più diretto. Queste informazioni non vengono mai divulgate, a meno che non sia proprio il segnalante a chiederlo espressamente.

I segnalanti anonimi, invece, sono quelli che preferiscono non dare alcuna informazione, almeno inizialmente. La piattaforma Alac permette ai segnalanti di contattare l’istituto anche in forma anonima, mantenendo aperta, la possibilità di dialogo, così da approfondire e chiarire le informazioni inviate. Anche l’Anac ha riconosciuto questa facoltà decidendo di prenderle in considerazione. Infatti, la conoscenza o meno dell’identità del segnalante non incide sulla qualità della segnalazione.

Per quanto riguarda l’età anagrafica, la maggior numero di segnalazioni non anonime proviene da individui con più di 40 anni. Un chiaro segnale che dimostra la maturità del soggetto nel riconoscere attività potenzialmente illecite. I vari rapporti pubblicati evidenziano che whistleblower in posizioni apicali hanno la possibilità di fare segnalazioni più importanti e circostanziate. Rispetto alle donne, gli uomini sono quelli che ne hanno effettuate di più, anche se in riferimento al 2018 questo dato si è assottigliato.

La maggior parte delle segnalazioni ricevute dall’Alac riguarda due categorie di illiceità: la prima comprende episodi di nepotismo, clientelismo e favoritismi; la seconda riguarda invece frodi o altre violazioni contabili. Queste riguardano sia l’ambito pubblico che quello privato ed evidenziano diverse fattispecie criminali. La sanità, però, rimane il settore più critico con ben 34 segnalazioni. Alcune segnalazioni si sono infatti registrate anche in riferimento all’emergenza Covid-19, una in particolare – da parte di un dipendente di una struttura ospedaliera – è servita a far ritirare una fornitura di dispositivi di protezione individuale non certificati e quindi non adeguati alla tutela del personale sanitario.

Sul settore pubblico, in crescita il numero di Pubbliche amministrazioni che hanno aderito al progetto WhistleblowingPa e che hanno scaricato la piattaforma informatica crittografata messa a disposizione da Transparency International Italia. Oltre 700 gli enti pubblici che a giugno 2020 hanno aderito e quindi messo a disposizione dei propri dipendenti questo canale sicuro per le segnalazioni.

Twitter: @AntoninoLoRe

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