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Imprenditore edile si ribella al pizzo dei Vernengo: arrestati padre e figlio mafiosi

Imprenditore edile si ribella al pizzo dei Vernengo: arrestati padre e figlio mafiosi

Arrestati padre e figlio Vernengo di Cosa Nostra

La Polizia di Stato, sezione Criminalità Organizzata, ha dato esecuzione di custodia cautelare a carico di 2 indagati, Giuseppe Vernengo di 64 anni e il figlio Giusto di 43, ritenuti responsabili di estorsione e violenza privata aggravate da metodo mafioso. L’attività investigativa, condotta nel giro di poche settimane e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, trae origine dalla denuncia di un imprenditore edile, impegnato nella realizzazione di un progetto immobiliare per la costruzione di un edificio in città.

La denuncia delle intimidazioni e delle aggressioni

L’imprenditore ha avuto il coraggio, insieme ai suoi due figli, di ribellarsi al pizzo dei Vernengo, una delle famiglie più importanti di Cosa Nostra palermitana, a capo del mandamento di Santa Maria di Gesù. Le minacce e le vessazioni con richieste di denaro si sono protratte per 8 anni, fin quando, poco prima di Natale l’imprenditore edile si è presentato negli uffici della squadra mobile per denunciare le intimidazioni e le aggressioni degli indagati che facevano riferimento esplicito agli interessi di Cosa Nostra, avevano imposto la c.d. “messa a posto” per la realizzazione dei lavori di una residenza universitaria in vicolo Benfante.

Gli investigatori della sezione Criminalità Organizzata della Polizia dello Stato, guidati da Antonio Sfameni e coordinati dai magistrati della Dda di Palermo hanno arrestato entrambi gli indagati in poco più di un mese. Il giudice ha deciso la custodia cautelare in carcere per Giuseppe Vernengo, mentre per il figlio la misura del divieto di dimora nella città di Palermo, con obbligo di permanenza in casa nelle ore notturne e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

La radice di Vernengo in Cosa Nostra palermitana


Le origini di Giuseppe e Giusto Vernengo risalgono ai fratelli Antonino e Pietro Vernengo, cugini di Giuseppe ed entrambi deceduti. Pietro fu membro della cupola di Cosa Nostra, schieratosi poi con il clan di Corleone durante la cosiddetta Seconda Guerra di Mafia, il famoso conflitto interno a Cosa Nostra per il controllo del territorio e dei traffici illeciti di droga svoltasi tra il 1981 e il 1984. Giuseppe e Giusto hanno numerosi precedenti penali per droga con condanne passate in giudicato e nel caso del padre anche per furto, rapina, lesione e detenzione illegale di armi.

Le intimidazioni

L’imprenditore racconta ai magistrati dei primi episodi avvenuti nel 2017 quando sono iniziati i lavori di ristrutturazione del palazzo per lo studentato dell’università: “…è inutile che lei, lei sa quello che deve fare, sappia che se non si accorda con noi, lei non va più avanti” questi alcuni esempi di minacce riportate dal denunciante. I due arrestati vivono entrambi difronte al cantiere e consideravano la stradina vicino alla ferrovia come “cosa loro”. Giuseppe Vernengo si esprimeva al figlio dell’imprenditore con parole durissime: “Io sono il detentore del vicolo, senza il mio permesso non si sposta neanche un sasso o una pianta”.

Nel 2022 e 2023 si aggiungono alle minacce anche richieste di denaro, in parte soddisfatte: “Ci sono dei picciotti che hanno bisogno di duemila euro”, chiedeva Vernengo padre. Poi altri duemila, seguiti da altri soldi, chiesti sempre da Giuseppe Vernengo. La situazione è poi scoppiata quando uno dei figli dell’imprenditore ha subito aggressioni con una mazza da baseball, poi seguita a inizio gennaio quando fanno esplodere un potente petardo nel cortile interno dello studentato e lasciandone un secondo inesploso. Una ferocia confermata dall’imprenditore padre, il quale infine decide di denunciare.

Il presidente Ance Palermo: “Tutta la nostra solidarietà a lui e al figlio”

Il presidente di Ance Palermo, Giuseppe Puccio, evidenzia il coraggio mostrato dall’imprenditore: “A lui e al figlio – dice – va tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno. Siamo rinfrancati dal pensiero che oggi denunciare sia considerata l’unica strada percorribile ma, come imprenditori, ci preoccupa molto il fatto che estorsioni, violenze e richieste di denaro siano ancora presenti. Per questo da tempo stiamo portando avanti una serie di iniziative a sostegno delle imprese edili che denunziano. Nei giorni scorsi abbiamo incontrato il prefetto proprio per metterlo al corrente di ciò che stiamo realizzando e nelle prossime settimane porteremo avanti il nostro impegno a trovare soluzioni con azioni concrete”.

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