Imprese in crisi, associazioni e sindacati fanno rete per sollecitare Stato e Regione - QdS

Imprese in crisi, associazioni e sindacati fanno rete per sollecitare Stato e Regione

Michele Giuliano

Imprese in crisi, associazioni e sindacati fanno rete per sollecitare Stato e Regione

sabato 20 Marzo 2021 - 00:00

Dieci grandi sigle regionali istituiscono un coordinamento per protestare contro la mancanza di aiuti. “Urge un cambio di passo nell’elaborazione delle strategie politiche ed economiche”

PALERMO – Ancora in piena emergenza sanitaria, nella Sicilia di nuovo arancione cresce la paura di un nuovo lockdown totale, mentre la libertà di riprendere la vecchia vita sembra essere troppo lontana. E in tutto questo le imprese isolane continuano a soffrire una crisi che non lascia intravedere una via d’uscita. E ciò che hanno fatto le istituzioni al momento risulta essere inadeguato e inefficace.

E così dieci grandi sigle sindacali e datoriali si sono messe insieme per protestare contro la mancanza di un piano serio di aiuti all’imprenditoria regionale. Si tratta di Confindustria, Confcooperative, Legacoop, Confartigianato, Cna, Confcommercio, Confesercenti, Cgil, Casartigiani e Uil: “Visto il perdurare della crisi economica e sociale, intensificatasi con l’emergenza della pandemia da Covid-19, – scrivono in una nota – preso atto che né il governo nazionale né tantomeno il governo regionale stanno ponendo in atto, ad oggi, misure adeguate sia per contrastare gli effetti negativi sulle imprese, sulle famiglie e sui lavoratori, sia per rilanciare adeguati programmi di sviluppo economico, finanziario e sociale, abbiamo deciso di dar vita ad un coordinamento permanente tra le rispettive associazioni al fine di costruire proposte comuni da sottoporre sia al governo regionale che alle proprie organizzazioni nazionali”.

Una scelta nata dalla consapevolezza che soltanto lavorando insieme si potrà trovare una strada che permetta di uscire dall’attuale condizione di difficoltà e costruire un futuro economico più ricco e sostenibile. E la Sicilia, insieme alle regioni del Sud, può costruire una sinergia importante e produttiva, che rilanci ogni territorio puntando le singole specificità, senza dimenticare il quadro completo, fatto di innovazione, lavoro di gruppo e promozione.

“I rappresentanti del coordinamento regionale – hanno scritto i promotori di questo coordinamento – nel ritenere che lo sviluppo del sistema paese Italia non può prescindere dallo sviluppo del suo mezzogiorno e della Sicilia, sottolineano come sia necessario un cambio di passo importante nell’elaborazione delle strategie politiche ed economiche volte sia a valorizzare le risorse presenti nella Regione Sicilia, facendone un volano di sviluppo, sia ad eliminare i tanti gap infrastrutturali esistente con il resto di Italia”.

I settori strategici sono tanti: energia, turismo, cultura, risorse umane, politiche sociali, lavoro; si tratta di temi che, scrivono ancora “necessitano di un atto serio di responsabilità da parte di tutti e le sottoscritte organizzazioni intendono essere parte attiva nel ridisegnare il futuro economico e sociale della Sicilia volendo essere interlocutori privilegiati delle Istituzioni alle quali chiedono in prima battuta di porre la dovuta attenzione al ruolo dei corpi intermedi”. Un problema serio, infatti, è il mancato coinvolgimento delle parti sociali in tutte quelle che sono state le scelte fondamentali effettuate negli ultimi mesi, a partire dalla declinazione delle risorse del Recovery Plan, al piano vaccinale, al Next Generation Eu, tutti elementi strategici e fondamentali per la ripresa dell’intera penisola, dentro i quali sono stati scritti i destini di molti imprenditori e imprenditrici siciliane.

“Il coordinamento neocostituito ha l’obiettivo di fare massa critica e far sentire unitariamente e con maggiore enfasi la propria voce – hanno concluso le associazioni coinvolte – ma rimane comunque aperto a quanti delle organizzazioni regionali intendessero essere costruttori di un nuovo ruolo e partecipazione alla vita economica e sociale della Sicilia”.

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