ROMA – Per far comprendere che genere d’impatto può avere la diffusione dell’Intelligenza artificiale all’interno del tessuto sociale e produttivo dei giorni nostri, qualcuno ha scomodato addirittura la prima rivoluzione industriale, a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento, quando l’introduzione di nuovi e per allora sofisticati macchinari cambiò radicalmente il mondo del lavoro.
Banca d’Italia: adozione dell’IA in crescita ma sotto la media europea
In molti, quindi, vedono nell’avvento dell’Ia una leva per ribaltare il mondo del lavoro visto finora ma, così come accaduto anche in passato, c’è già chi ha deciso di investire massicciamente in questo strumento e chi invece, per varie ragioni, continua a mantenere un atteggiamento più cauto. A fare il punto su questo tema, nei giorni scorsi, è stata la Banca d’Italia, che ha elaborato uno studio dal titolo “L’adozione dell’intelligenza artificiale: effetti su produttività e politiche a sostegno” analizzando le prospettive di sviluppo a livello globale, confrontandole con la realtà italiana. “In Italia – viene spiegato nel documento – la quota di imprese che adottano tecnologie di intelligenza artificiale è in crescita, ma rimane significativamente inferiore alla media europea. Le stime di lungo periodo suggeriscono che una diffusione ampia della tecnologia potrebbe aumentare la produttività di 0,2–1,1 punti percentuali annui nel prossimo decennio, a seconda della velocità e profondità di adozione”.
Dal 27% al 32%: cresce l’utilizzo dell’IA nelle imprese italiane con più di 20 addetti
Stando all’analisi condotta dalla Banca d’Italia tramite Invind, sulle imprese con almeno venti addetti la quota di quelle che utilizzano strumenti di Intelligenza artificiale, dopo essere raddoppiata nel 2025 al 27 per cento, è salita ulteriormente fino al 32 per cento a inizio 2026. Le attività in cui risulta più frequentemente impiegata l’Ia sono quelle commerciali, seguite dalla produzione di beni e servizi e dalla gestione degli adempimenti amministrativi. Come accennato, però, nel nostro Paese i numeri sono significativamente minori rispetto a quelli delle altre realtà continentali. E diminuiscono ancora se si analizzano le realtà produttive più contenute: nelle imprese con dieci e più addetti, infatti, il tasso di adozione in Italia (16%) è inferiore alla media Ue (20%) e ancora molto lontana dal primo posto della classifica della Danimarca (42%).
Limpatto dell’IA sul PIL italiano nel prossimo decennio
Lo studio della Banca d’Italia, però, non si è limitato soltanto a rendicontare le attività produttive che utilizzano questa nuova tecnologia, ma si è proiettato in avanti stimandone gli impatti sulla produttività e sullo sviluppo. “I contributi alla crescita complessiva del Pil – si legge nel documento – dipendono dalla dimensione del settore, dal suo grado di esposizione all’Ia e alla sua posizione nel network produttivo: settori più a monte e più centrali nel network tendono a generare effetti indiretti maggiori. Su un orizzonte decennale, il contributo principale alla crescita del valore aggiunto viene dalla manifattura (2 punti percentuali), seguita dal commercio (1 punto) e dalle attività professionali (0,8 punti). Nel caso di quest’ultimo settore, che ha un carattere di centralità nei network di produzione servendo e collegando filiere diverse, il contributo maggiore è quello indiretto”.
Perché le imprese italiane frenano sull’IA
Ma, come precisato, “le stime sono soggette ad ampi margini di incertezza. Da un lato, l’impatto potrebbe rivelarsi ancora più ampio: più che le innovazioni del passato, l’Intelligenza artificiale è in grado di incidere direttamente sull’attività di ricerca e sviluppo, compresa quella finalizzata al suo stesso avanzamento, determinando una accelerazione dell’innovazione e quindi della produttività. D’altro canto ci sono anche elementi che suggeriscono cautela”.
Quella stessa cautela che sembrano voler mettere in atto le imprese italiane, anche se le ragioni che le spingono a non adottare strumenti che utilizzano l’Ia sono svariate. “Le indagini Eurostat – viene spiegato da Bankitalia – permettono di raccogliere informazioni sulle cause della mancata adozione da parte delle imprese italiane con almeno dieci addetti, per classe dimensionale dell’impresa. Nel 2025, circa il 10 per cento delle imprese dichiarava di non aver adottato intelligenza artificiale pur avendone valutato la possibilità. La quota di imprese che dichiara che l’Ia non è utile per i propri processi produttivi è residuale. La motivazione principale per la mancata adozione di Ia in tutte le classi dimensionali è la carenza di competenze. Tuttavia l’adozione non è frenata da un singolo ostacolo, piuttosto da un insieme di fattori che riflettono limiti nella preparazione tecnologica e organizzativa delle imprese, oltre a incertezza sul quadro normativo e i rischi connessi all’adozione. Queste evidenze confermano che le politiche volte a sostenere l’adozione dell’Intelligenza artificiale non possono basarsi su interventi isolati, ma richiedono un insieme coerente di azioni complementari”.
Italia quinta in Europa per investimenti in IA ma tra le ultime in rapporto al PIL
In questo quadro, Bankitalia evidenzia che può manifestarsi “un livello di adozione inferiore a quello desiderabile per l’economia”. Pertanto, anche in questo settore, “l’intervento pubblico può quindi essere giustificato quando contribuisce a rimuovere ostacoli informativi e organizzativi, a favorire la diffusione di competenze e a correggere il divario tra rendimento privato e rendimento sociale della tecnologia”. Anche su questo fronte, però, il nostro Paese sembra ancora indietro rispetto ad altre realtà europee. Se si analizzano infatti gli investimenti pubblici in Ia (anno di riferimento 2023), l’Italia ha messo sul piatto appena lo 0,25% del Pil, pari a 5,2 miliardi. Una somma che in valore assoluto la piazza al quinto posto europeo, ma in percentuale alla ricchezza prodotta la fa scivolare tra le ultime della classifica continentale. Se si considera infatti l’investimento in rapporto al Pil, svettano Estonia (0,94%), Lituania (0,87%), Polonia (0,78%) e Finlandia (0,65%).
Adozione rapida dell’IA: effetti positivi su produttività e occupazione secondo Bankitalia
Insomma, parafrasando la celebre canzone vincitrice del Festival di Sanremo del 1987, “Si può fare di più”. Anche perché le proiezioni per l’Italia sembrano delineare, in caso di un’adozione rapida dell’Ia all’interno delle realtà produttive, scenari più che positivi: “I risultati confermano – spiegano da Bankitalia – che un’adozione rapida della tecnologia potrebbe generare effetti molto significativi sulla crescita della produttività di lungo periodo“. E, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, “si stima inoltre un lieve effetto positivo sull’occupazione“.

