Imprese, la ripresa passa dalla formazione - QdS

Imprese, la ripresa passa dalla formazione

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Imprese, la ripresa passa dalla formazione

giovedì 09 Giugno 2022 - 06:15

Presentato il rapporto del Fondo paritetico interprofessionale nazionale: in Sicilia 12 mila aziende. Il direttore Egidio Sangue: “Uno strumento fondamentale per la ripresa economica del Paese”

PALERMO – È siciliana un’impresa su dieci delle aderenti a FondItalia, il Fondo paritetico interprofessionale nazionale per la formazione continua che martedì scorso ha presentato a Roma il rapporto 2022 nell’ambito del convegno “Prove di sistema per la ripresa economica del Paese”. Numeri importanti che collocano le imprese isolane, nell’arco dell’interno periodo di monitoraggio del Fondo, cioè dal 2009 al 2021, al quarto posto nazionale per adesioni, segno di un impegno orientato alla crescita che passa anche e soprattutto dai progetti formativi. A livello nazionale sono stati 4.700 i progetti approvati e finanziati, per un importo totale di oltre 59 milioni di euro, con l’adesione di più di 750mila lavoratori e di quasi 142mila imprese provenienti da tutti i comparti, soprattutto microimprese (fino a 9 dipendenti) che rappresentano l’89% del totale, a cui si aggiunge il 10% di piccole imprese, con un numero di dipendenti compreso tra i 10 e 49.

Considerando il numero di imprese aderenti al Fondo nell’arco della sua esistenza, ad esclusione di quelle agricole, le siciliane sono poco più di 12mila per circa 53mila lavoratori. La Sicilia s’inserisce in un contesto meridionale particolarmente attratto dalle opportunità concesse dal Fondo: “Le imprese aderenti – si legge nel report – sono rimaste fortemente concentrate in una specifica area territoriale, mantenendo una consistente rappresentanza al Sud e nelle isole (66%) e percentuali invariate rispetto alla valutazione del 2019 anche per quanto le altre macroaree: 15% al Nord Est, 5% al Nord Ovest e 14% al Centro; divario percentuale sensibilmente ridotto considerando, invece, la distribuzione dei lavoratori aderenti, che vede comunque inalterato il primato di Sud e isole (50%), su adesioni al Nord (7% Nord Est e 23% Nord Ovest) e 20% al Centro”. Il commento degli esperti di FondItalia è che si tratta di un dato “in controtendenza rispetto alle percentuali nazionali di adesione ai Fondi”.

La Sicilia tra le prime dieci regioni per la formazione dei lavoratori

Andando ad approfondire le dinamiche più recenti delle attività di formazione finanziate mediante il contributo approvato ed erogato da Fondo nel biennio 2020-2021, pari a circa 22 milioni e mezzo grazie ai due avvisi pubblicati, avendo come obiettivo la crescita e la qualificazione professionale dei lavoratori a supporto dello sviluppo e dell’innovazione delle imprese, il maggior numero di progetti ha interessato soprattutto imprese (27%) e lavoratori (25%) della Lombardia, con, a seguire, imprese (14%) e lavoratori (18%) della Puglia. Più indietro la Sicilia che si è comunque collocata tra le prime dieci regioni per numero di imprese partecipanti.

In Italia solo il 20,1% con la laurea

A fronte di numeri generali non entusiasmanti sul fronte della qualificazione dei lavoratori – solo un’impresa su cinque investe in formazione obbligatoria (Istat) – e di titoli al di sotto della media – in Italia solo il 20,1% della popolazione (di 25-64 anni) possiede una laurea contro il 32,8% nell’Ue -, le politiche attive del lavoro e la formazione restano una priorità per stimolare i settori produttivi in crisi. “Che la formazione costante e continua sia percepita dalle imprese come strumento fondamentale per la ripresa economica del Paese – ha sottolineato Egidio Sangue, direttore e vicepresidente di FondItalia – lo dicono i numeri: nel biennio della pandemia, sono stati approvati oltre 1.400 progetti formativi, con una tendenza alla crescita rispetto al quinquennio precedente”.

Nicola Patrizi, presidente di FederTerziario, la confederazione datoriale che promuove il Fondo, ha sottolineato, a proposito delle disponibilità economiche concesse dai vari canali, che il tema è “mettere insieme, del sistema che ci riguarda, i fondi interprofessionali e delle politiche attive in maniera più estesa, tutti gli attori, quindi agenzie, enti di formazione, il pubblico, altrimenti c’è il rischio tutta quella mole di soldi non verrà utilizzata”.

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