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Imprese siciliane a prova di pandemia

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Imprese siciliane a prova di pandemia

Michele Giuliano  |
sabato 05 Marzo 2022 - 09:08

Istat: nel 2021 su 57 mila aziende con tre o più addetti, oltre 52 mila totalmente aperte. Ma circa il 2% ha chiuso e non riaprirà più, percentuale più alta della media nazionale

PALERMO – L’emergenza sanitaria ha colpito in maniera non indifferente l’economia siciliana, anche se le aziende hanno cercato di tenere botta: nell’Isola, sono 57.230 le aziende con tre o più addetti registrate nel 2020, per un totale di 481.312 dipendenti. Si tratta, secondo i dati Istat, del 5,9% delle aziende sul totale nazionale, mentre, in riferimento agli addetti, si scende al 3,7%. Da una analisi svolta dall’istituto statistico, di queste aziende, nel 2021, 52.198 sono totalmente aperte, mentre in circa 5 mila hanno subito contraccolpi di diversa entità: 3.115 sono parzialmente aperte, 782 sono chiuse ma prevedono di riaprire, mentre 1.134 sono chiuse ma non prevedono di riaprire.

In termini percentuali, il 91,2% delle imprese sono totalmente aperte, il 5,4% sono parzialmente aperte, l’1,4% sono chiuse ma prevedono di riaprire, mentre il 2% del totale non saranno riaperte. Se si guardano i dati nazionali, la regione si mantiene poco sotto la media per quanto riguarda la totale apertura, mentre sale parecchio rispetto alla media nazionale per quanto riguarda le chiusure totali.

Nel mezzogiorno, infatti, la percentuale sale al 2%, e così la Sicilia, mentre nel resto della penisola ci si attesta sull’1,2%. Il nord ovest, nord est e il centro si posizionano, infatti, allo 0,9%. In totale, la rilevazione ha interessato un campione di 90.461 imprese con 3 e più addetti attive nell’industria, nel commercio e nei servizi, rappresentative di un universo di circa 970 mila unità: corrispondono al 22,2% delle imprese italiane ma producono il 93,2% del valore aggiunto nazionale e impiegano il 75,2% degli addetti (13,1 milioni) e il 95,5% dei dipendenti. Nella rilevazione, il 90,9% delle imprese ha dichiarato di essere in piena attività e il 5,9% di essere parzialmente aperto, svolgendo l’attività in condizioni limitate in termini di spazi, orari e accesso della clientela. Il 3,1% ha invece dichiarato di essere chiuso: si tratta di circa 30 mila imprese, che pesano per il 2,1% dell’occupazione.

Di queste, 18 mila prevedono di riaprire mentre 12 mila (pari all’1,2% delle imprese e all’1,0% degli occupati) non prevedono una riapertura. Il dato è decisamente più contenuto rispetto all’anno precedente, quando le imprese chiuse erano più di 70 mila (il 7,1% del totale). Le quote di imprese chiuse restano molto elevate nei servizi di alloggio (6mila, il 29,8% del settore) e in quelli sportivi, ricreativi e di divertimento (2mila pari al 26,6%). L’incidenza è significativa anche nel trasporto marittimo (9,9%) e nella ristorazione (8,5%).

Nel complesso le micro-imprese (3,7%) e le unità che operano nel nord-est (4,0%) e nel mezzogiorno (3,6%) presentano una incidenza di imprese chiuse superiore agli altri segmenti dimensionali e territoriali. Se si guarda ai dati dal punto di vista dell’andamento del fatturato registrato tra giugno e ottobre 2021 rispetto agli stessi mesi del 2020, le imprese si dividono in tre gruppi quasi equivalenti per numerosità: il 34,2% dichiara una riduzione delle vendite, il 33,7% un andamento stabile e il 32,1% un aumento.

L’industria in senso stretto e le costruzioni presentano una ripresa più diffusa: le imprese con un fatturato in aumento sono rispettivamente il 41,2% e il 37,3% mentre scendono al 30,1% nel commercio e al 28,1% negli altri servizi. In questi due segmenti del terziario sono anche più frequenti i casi di riduzione del fatturato, 37,4% e 36,5% a fronte del 29,8% dell’industria in senso stretto e al 25,2% delle costruzioni. Nei servizi una maggiore incidenza di imprese con fatturato in calo si rileva nei settori delle trasmissioni radiofoniche e televisive (60,8%), case da gioco (58,1%), trasporto aereo (55,0%), riparazione di computer e altri beni personali (49,8%), servizi postali e di corriere (46,7%), finanziari e assicurativi (46,1%) e nel comparto della ristorazione (44,2%).

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