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In gommone su tre oceani, al via la traversata di Sergio Davì – Video

In gommone su tre oceani, al via la traversata di Sergio Davì – Video

Unica compagnia i bip di sofisticate strumentazioni sulla consolle di guida. E quella, piuttosto inquietante, di alcune tonnellate di carburante da trasportare e consumare con parsimonia

Da Palermo a Los Angeles. Una distanza di 10mila miglia, tra Mediterraneo, Oceano Atlantico e un pezzetto, si fa per dire, di Pacifico da coprire a bordo di un gommone, in solitaria. Unica compagnia i bip di sofisticate strumentazioni sulla consolle di guida. E quella, piuttosto inquietante, di alcune tonnellate di carburante da trasportare e consumare con parsimonia.

A sentirla illustrare dalla sua viva voce, la traversata prossima ventura di Sergio Davì dà quasi la semplicistica idea di far zigzagare con la fantasia una pedina sopra una carta geografica dell’emisfero occidentale stesa sul tavolo. Invece è la sua nuova prova estrema a cavallo delle onde, a poco più di 20 nodi di crociera. La affronterà su un battello pneumatico lungo più di 11 metri e largo 3 e mezzo, con grandi tubolari e chiglia in vetroresina sagomata in modo da ridurre al massimo il rollìo e facilitare la planata. A spingerlo saranno due fuoribordo Suzuki a 4 tempi con doppia elica da 300 cavalli ciascuno: in pratica la versione marina di un 4×4 che, a tutta manetta, sarebbe comunque in grado di navigare tranquillamente al doppio della velocità indicata, ma che, gestito necessariamente a regimi più bassi, servirà a avanzare sul pelo dell’acqua vincendo venti e correnti entro margini di relativa sicurezza.

Per il cinquantacinquenne ‘gommonauta’ palermitano sarà la missione più lunga rispetto a quelle già portate a termine nel corso degli ultimi 11 anni. E andrà a annoverarsi tra le più impegnative in termini di stress psico-fisico e di tenuta dell’imbarcazione. Per questo nuovo cimento, Davì mollerà gli ormeggi nella mattinata del 21 novembre dalla marina dell’Arenella, a 3 chilometri dal porto di Palermo: il suo Aretusa, così si chiama il gommone messogli a disposizione dall’azienda nautica milanese Nuova Jolly, punterà la prua in direzione della Isole Baleari. Sarà la prima delle circa 20 tappe complessive dell’Ocean to Ocean, come è stato battezzato questo viaggio a motore che, come sottolinea lo stesso comandante, “combinerà voglia di record, passione per l’avventura della navigazione in mare aperto e finalità di ricerca ambientale”.

Da Palma di Maiorca sarà la volta di Gibilterra, poi, dalla città-stato delle Colonne d’Ercole giù verso le Isole Canarie e da lì a Capo Verde, dove ad attendere Davì ci sarà la rotta più ardua, quella fino alla Guyana Francese: 1.800 miglia in una sola tappa atlantica, almeno 5 giorni nel nulla più blu. Ma sarà solo quella che segnerà appena la metà della missione. “Dovrò poi infatti risalire di latitudine verso Trinidad & Tobago, navigare davanti al Venezuela per sbarcare sulla costa caraibica della Colombia, a Cartagena de Indias. E’ da quella città che raggiungerò Panama per il passaggio del Canale”, illustra.

Dopo le probabili lungaggini burocratiche per l’autorizzazione al transito nei 77 chilometri dell’istmo (che dovrebbero comunque essere rese più veloci grazie a un accordo con l’ambasciata italiana a Panama), l’ingresso nell’Oceano Pacifico con una serie di stop over. Stando all’itinerario programmato, questi includeranno il Guatemala e la costa messicana (7 tappe), prima dell’agognato avvicinamento a quella meridionale della California, con la penultima sosta a San Diego e la volata finale verso il porto della ‘città degli angeli’.

Facile solo a immaginarselo il combinato di attenzione, rischi da affrontare, paura, sempre molta, da ascoltare e controllare. Almeno 20 giorni effettivi di navigazione che comporteranno alti livelli di adrenalina e richiederanno un adattamento continuo, “perché – dice Davì –  in mare accadono cose spesso diversissime rispetto alle tante a cui ti sei preparato”.

Oltre ai record di navigazione in gommone, le imprese di Sergo Davì hanno anche finalità scientifiche. “Sarò impegnato nel campionamento sia di micro e nano plastiche che di metalli pesanti per conto dell’istituto zooprofilattico dell’Università di Palermo nonché nell’avvistamento e censimento di cetacei e tartarughe marine, rispettivamente per l’istituto zooprofilattico di Liguria e Piemonte e del Cretam, il centro di recupero delle caretta caretta, operativo a Palermo”.

Su questo genere di imbarcazioni plananti, Davì ha un’esperienza di navigazione quasi quarantennale: “ho posseduto il primo piccolo gommone a 17 anni, quando praticavo la pesca subacquea con assiduità. Da allora non ho mai cessato di seguire l’evoluzione tecnologica di questo genere di battelli, antitetici rispetto alla lentezza e alle atmosfere della navigazione a vela, che anche con soli 3 nodi di vento consente di avanzare e arrivare a destinazione, mentre subire un guasto meccanico su un gommone significa fermarsi in mare con l’alternativa di ripararlo o attendere soccorsi, ipotesi molto complicata a centinaia se non migliaia di miglia dalla terraferma. Però l’emozione dell’andare per mare non cambia”.

Ho cominciato queste navigazioni nel 2010, con la Palermo-Amsterdam, fatta in inverno, poi la Palermo- Capo Nord su un gommone di 8 metri, uguale ai tantissimi che si vedono ormeggiati in estate. Poi c’è stato il primo tentativo del Palermo-Brasile, fallito davanti a Lanzarote a causa di un incendio a bordo che riuscii comunque a spegnere”. Una disavventura assai istruttiva, come tutte quelle che capitano in mare. Davì riesce infatti a raggiungere Recife nel 2017, dopo aver percorso 1.300 miglia da Capo Verde all’isola di Fernando de Noronha, distanza fino a quel momento mai coperta con un gommone.  E ancora il Palermo- New York nel 2019, facendo la rotta del nord, passando cioè dall’Islanda, le isole Faer Oer, la Groenlandia e il mare di Labrador, uno degli specchi d’acqua più infernali del mondo per via del mare mosso e della nebbia fitta anche con il vento”.

Tante le criticità da affrontare anche in questa nuova impresa: “anche se il periodo è quello più favortevole per navigare sull’Atlantico, le repentine variazioni meteo sono messe nel conto, così come il rischio di urtare, non solo di notte, oggetti di ogni genere in navigazione: non sono infatti pochi quelli invisibili anche durante le ore diurne che per via del loro peso specifico galleggiano pochi centimetri sotto il pelo dell’acqua. E poi l’attenzione massima che comportano le operazioni di travaso del carburante, tanto più delicate quanto più il mare è mosso. “Ricordo proprio l’esperienza del mare di Labrador: mi ero legato con cime molto corte alla struttura del gommone per scongiurare ogni rischio di caduta in quelle acque su cui galleggiano centinaia di iceberg e perciò evitate dalle navi: le esalazioni della benzina stoccata nei serbatoi flosci mi fecero sentire male per almeno 20 ore”. E poi la stanchezza, la gestione dei viveri e quella del sonno notturno, a brevi intervalli, fuori dalla piccola cabina del gommone, dentro un sacco a pelo, mentre la navigazione è affidata al pilota automatico.

“Nelle scorse imprese – precisa Davì – ho navigato con motorizzazioni da 350 cavalli, stavolta con 300 perché si adattano molto meglio alle benzine con un più basso numero di ottani che vengono distribuite soprattutto nei porti caraibici”. Per la tappa più lunga da Capo Verde alla Guyana ai mille litri del serbatoio principale e agli altri più piccoli in dotazione, ne verranno aggiunti di ulteriori fino a raggiungere le 5 tonnellate e mezzo di carburante trasportato e, via via, da travasare. 

La previsione è di percorrere tra le 400 e le 500 miglia nell’arco delle 24 ore. L’impresa di Sergio Davì si potrà seguire in diretta scaricando la app Sergio Davì Adventures.

Antonio Schembri