Roma, 15 set. (askanews) – Il pane carasau può diventare uno dei simboli della rinascita del grano duro sardo. È questa la sfida lanciata oggi da Nuraminis, dove una folta rappresentanza della filiera si è ritrovata nella sala dell’Ex Monte Granatico per un confronto promosso da Coldiretti Sardegna che ha messo attorno allo stesso tavolo produttori, cerealicoltori, mondo della trasformazione, industria, ricerca e istituzioni. Un confronto che si è concluso con la sottoscrizione del Patto di Nuraminis per una filiera sarda del grano duro, del pane carasau e del pistoccu: un impegno comune per costruire una filiera interamente sarda, valorizzare la materia prima e dare maggiore remunerazione agli agricoltori.
Quello firmato “è molto più di un documento – sottolinea il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu – è un’assunzione di responsabilità da parte di tutta la filiera. Il grano duro sardo ha qualità, agricoltori capaci e una storia produttiva importante, ma per troppo tempo abbiamo assistito alla riduzione delle superfici e alla perdita di valore della cerealicoltura. Oggi mettiamo attorno allo stesso tavolo tutti i protagonisti e diciamo con chiarezza che il futuro può passare dalla costruzione di una filiera sarda, capace di utilizzare il nostro grano per uno dei prodotti più identitari della Sardegna. Il carasau può diventare uno dei motori della rinascita del grano duro sardo”.
Dentro questo percorso c’è anche la sfida della tutela e della riconoscibilità del pane carasau, attraverso un marchio o una denominazione capace di rafforzarne il legame con la Sardegna. Coldiretti guarda con favore, in prospettiva, a uno strumento forte come la Dop, ma qualunque sarà il percorso scelto – compresa l’ipotesi IGP oggi al centro del lavoro del Comitato promotore – dovrà esserci una condizione irrinunciabile: l’utilizzo esclusivo di grano duro prodotto in Sardegna.
È proprio questa la richiesta contenuta nel Patto di Nuraminis al Comitato promotore per la costituzione dell’IGP del pane carasau e del pistoccu: prevedere nel futuro disciplinare l’impiego esclusivo di grano duro sardo. Il Patto di Nuraminis è dunque il primo passo di un percorso che mette insieme produttori, industria, trasformazione, ricerca e istituzioni con un obiettivo comune: trasformare la qualità del grano sardo in valore, reddito e futuro.
Dalla giornata è emersa una consapevolezza comune: la qualità del grano duro sardo è rimasta un patrimonio da difendere e valorizzare, nonostante la drastica contrazione delle superfici. Nel 2008 in Sardegna si coltivavano poco più di 78mila ettari di grano duro, mentre nel 2026 le superfici sono scese a circa 23.600 ettari, con un calo di quasi il 70%. Nello stesso periodo la resa è cresciuta del 25,7%. Il grano duro prodotto in Sardegna presenta inoltre caratteristiche qualitative di rilievo, anche per quanto riguarda il tenore proteico e, in particolare, quello glutinico.

