Usura, in Sicilia stimate sedicimimila imprese a rischio - QdS

Usura, in Sicilia stimate sedicimimila imprese a rischio

Serena Giovanna Grasso

Usura, in Sicilia stimate sedicimimila imprese a rischio

sabato 01 Agosto 2020 - 06:23
Usura, in Sicilia stimate sedicimimila imprese a rischio

L'allarme della Cgia di Mestre: aziende insolventi non possono accedere ai prestiti divenendo facile preda degli strozzini. Fenomeno in espansione nonostante il numero di denunce ufficiali si sia ridotto negli ultimi anni.

Ammonta a 16 mila il numero di imprese siciliane a rischio di usura. Secondo la Cgia di Mestre a tanto ammonta il numero di imprese che, secondo la definizione della normativa europea, presentano delle esposizioni bancarie deteriorate: ovvero, quelle aziende e partite Iva che la Centrale dei Rischi della Banca d’Italia ha classificato come insolventi.

In base alla suddetta classificazione, questa tipologia di imprese non può accedere ad alcun prestito erogato dalle banche e dalle società finanziarie; né tanto meno può avvalersi delle misure agevolate messe in campo recentemente dal Governo con il cosiddetto “decreto Liquidità” (decreto Legge numero 40/2020). Naturalmente, queste condizioni rendono le imprese facili prede degli usurai: infatti, spesso le aziende sono contattate o sono costrette a contattare le organizzazioni criminali, che da sempre possono contare su importanti disponibilità di denaro proveniente da attività illegali.

La situazione più critica si rileva nelle regioni meridionali, con un numero complessivo di aziende in sofferenza pari a 80.500, contro le 59.659 aziende del Centro, le 57.325 del Nord-Ovest e le 39.369 del Nord-Est. La Sicilia si colloca tra le prime sette regioni a maggior rischio di usura. La Lombardia è la regione che conta il numero più alto di imprese affidate con sofferenze (36.024), a seguire troviamo Lazio (24.328), Campania (21.762) e Toscana (20.828). A livello provinciale, invece, la situazione più critica si presenta a Roma con 18.041 imprese in difficoltà a restituire i prestiti contratti; a seguire troviamo Milano con 13.240 imprese, Napoli (11.004) e Torino (8.328). Palermo è la prima provincia siciliana a comparire in classifica, all’undicesimo posto con 3.762 imprese a rischio usura; segue a brevissimo passo la provincia di Catania (tredicesima con 3.325 imprese) e più avanti quella di Messina (quarantunesima a quota 2.025).

“Non potendo ricorrere a nessun intermediario finanziario – ha affermato Paolo Zabeo, coordinatore dell’ufficio studi della Cgia – queste Pmi, strutturalmente a corto di liquidità e in grosse difficoltà finanziarie, in questo periodo di carenza di credito rischiano molto più delle altre di scivolare tra le braccia degli strozzini”. “Riteniamo – ha continuato il coordinatore – che per evitare tutto questo sia necessario incentivare il ricorso al fondo per la prevenzione dell’usura. Strumento, quest’ultimo, presente da decenni ma poco utilizzato, anche perché sconosciuto ai più e conseguentemente con scarse risorse economiche a disposizione”.

Il fondo di prevenzione dell’usura è stato introdotto con la legge numero 108/1996 e ha cominciato ad operare nel 1998. Questa misura consente agli operatori economici a rischio finanziario di accedere a canali di finanziamento legali e dall’altro aiuta le vittime dell’usura che, non svolgendo un’attività di impresa, non hanno diritto ad alcun prestito da parte del fondo di solidarietà.

Come hanno anche denunciato le forze dell’ordine, quello dell’usura è un fenomeno in espansione negli ultimi anni, anche se le segnalazioni ufficiali alle autorità continuano ad essere molto poche. Infatti, negli ultimi dieci anni il numero delle denunce per usura ha toccato il suo picco massimo nel 2013 (460); il dato poi è progressivamente sceso toccando il valore minimo nel 2018 (189).

Serena Grasso

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