In Sicilia sedicimila piccole imprese nella morsa degli usurai - QdS

In Sicilia sedicimila piccole imprese nella morsa degli usurai

Michele Giuliano

In Sicilia sedicimila piccole imprese nella morsa degli usurai

martedì 28 Luglio 2020 - 00:00
In Sicilia sedicimila piccole imprese nella morsa degli usurai

Stritolate dal lockdown, a rischio le piccole e medie imprese a corto di liquidità e in grosse difficoltà finanziare. Anche se c’è un calo delle segnalazioni alle forze dell’ordine, il fenomeno è in realtà cresciuto negli ultimi anni

PALERMO – Quando non si può accedere al credito bancario, il rischio di cadere nelle mani degli usurai è alto. E sono tante, 16 mila in tutto, le imprese che in Sicilia si trovano in questa condizione di precarietà e debolezza, che, secondo la normativa europea, presentano delle esposizioni bancarie deteriorate, “schedate” presso la Centrale dei Rischi della Banca d’Italia come insolventi. Una condizione che, ovviamente, non consente di avvalersi nemmeno delle misure agevolate messe in campo recentemente dal Governo con il cosiddetto “decreto Liquidità” 2.

“Non potendo ricorrere a nessun intermediario finanziario – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – queste piccole e medie imprese, strutturalmente a corto di liquidità e in grosse difficoltà finanziarie, in questo periodo di carenza di credito rischiano molto più delle altre di scivolare tra le braccia degli strozzini. Riteniamo che per evitare tutto questo sia necessario incentivare il ricorso al Fondo per la prevenzione dell’usura. Uno strumento, quest’ultimo, presente da decenni, ma poco utilizzato, anche perché sconosciuto ai più e, conseguentemente, con scarse risorse economiche a disposizione”.

Tale fondo è stato introdotto con la legge n.108/1996 e ha cominciato ad operare nel 1998. Questa misura consente agli operatori economici a “rischio” finanziario di accedere a canali di finanziamento legali e dall’altro aiuta le vittime dell’usura che, non svolgendo un’attività di impresa, non hanno diritto ad alcun prestito da parte del “Fondo di solidarietà”. Il Fondo di prevenzione prevede due tipi di contribuzione. La prima è destinata ai Confidi a garanzia dei finanziamenti concessi dalle banche alle attività economiche; la seconda è riconosciuta alle fondazioni o alle associazioni contro l’usura che sono riconosciute dal ministero delle Economie e finanze. Queste realtà consentono alle persone in grave difficoltà economica (lavoratori dipendenti e pensionati) di accedere al credito in sicurezza.

Dal 1998 al 2018, ai Confidi e alle Fondazioni lo Stato ha erogato 620 milioni di euro, di cui 430 ai primi e 190 ai secondi. Purtroppo il fenomeno dell’usura sta aumentando e negli ultimi anni è diminuito anche il numero delle segnalazioni alle forze dell’ordine. “Con le sole denunce effettuate all’Autorità giudiziaria – afferma il segretario dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, Renato Mason – non è possibile dimensionare il fenomeno dell’usura. Le segnalazioni, purtroppo, continuano ad essere molto poche. Negli ultimi 10 anni, infatti, il numero delle denunce per usura ha toccato il suo picco massimo nel 2013 (460). Il dato, poi, è progressivamente sceso toccando il valore minimo nel 2018 (189). Rispetto al 2010, il numero delle denunce registrato nel 2018 (ultimo aggiornamento disponibile) è crollato della metà. Con la depressione economica in corso, anche le forze dell’ordine hanno denunciato in più di una occasione molti segnali di avvicinamento delle organizzazioni criminali al mondo dell’imprenditoria”.

Vie di uscita proposte, l’intervento dello Stato con massicce dosi di liquidità, altrimenti molte imprese cadranno prigioniere di questi fuorilegge. E ancora, cambiare le regole di accesso al credito. Altro momento in cui le imprese rischiano di trovarsi in bilico è quello delle scadenze fiscali, che spesso sono l’innesco che attiva molte aziende a corto di liquidità a contattare o a essere contattate dalle organizzazioni criminali. Dal 16 luglio appena passato al 31 ci saranno ben 246 scadenze che le aziende dovranno rispettare. Di queste, il 93,5 per cento riguarda versamenti.

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