Roma, 9 lug. (askanews) – “La Sicilia conta 291 comuni che insistono nelle 72 aree selezionate considerate aree interne, abitate da circa 2 milioni di abitanti. Comuni che in base a quanto emerge dal nuovo Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne 2021-2027 non potranno più porsi l’obiettivo di invertire il declino demografico, ma al massimo essere accompagnate in un ‘percorso di cronicizzato declino e invecchiamento’. Non è uno scherzo ma la triste realtà di questa torrida estate”. Così Giosuè Catania, presidente di Cia Sicilia Orientale.
“Una porzione di circa il 60% dell’intero territorio nazionale in cui si concentrano i borghi più belli, pascoli, comunità tradizionali, paesaggi indescrivibili e metà di un turismo consapevole, culture e storia – spiega – Oggi vengono posti in una via senza ritorno”. “Considerare alcune comunità come condannate al declino – prosegue – significa accettare la marginalizzazione di intere fasce della popolazione. Le conseguenze del declino sarebbero gravi per l’intero Paese in termini di perdita di biodiversità, dissesto idrogeologico, minore sicurezza alimentare. Il territorio nasce per la produzione del cibo e garantisce l’equilibrio dell’ecosistema e non può diventare una distesa di fotovoltaico priva di razionale pianificazione”.
“Serve un Piano Nazionale di Rinascita con strategie mirate per rivitalizzare le aree interne, creando opportunità di lavoro e promuovendo la valorizzazione delle risorse naturali – dichiara il presidente di Cia Sicilia Orientale – Così come è necessario incentivare le attività economiche attraverso una fiscalità di vantaggio e delle premialità che rendano appetibili gli investimenti per rivitalizzare territori e paesaggi di una bellezza indescrivibile. Lo sviluppo delle aree interne – conclude Giosuè Catania – è un problema dell’intero Paese e riguarda la salvaguardia del territorio reso sostenibile non solo dal punto di vista ambientale e paesaggistico ma anche dal punto di vista economico”.

