PALERMO – È una fotografia complessa, fatta di qualche luce e ombre profonde, quella restituita dal Rapporto Ambiente Urbano (Rau) 2025. Lo studio, redatto dall’Arpa Sicilia, analizza lo stato di salute delle tre città metropolitane dell’isola – Palermo, Catania e Messina – incrociando dati che vanno dalla qualità dell’aria alla gestione dei rifiuti, fino alla sfida sempre più pressante del cambiamento climatico. Ne emerge un quadro di tre realtà urbane che, pur condividendo le stesse latitudini, affrontano le sfide della modernità con armi e risultati profondamente diversi.
Emorragia demografica: città che si svuotano
Il primo dato strutturale che colpisce è il silenzioso svuotamento dei centri urbani. Non è una novità, ma una conferma dolorosa di un trend che sembra ormai inarrestabile. Palermo, pur confermandosi la quinta città italiana per dimensione e il comune più popoloso dell’Isola, ha visto la sua popolazione scendere dai 632.499 abitanti del 2022 ai 625.956 del 2024. Non va meglio a Catania, che passa da 299.730 residenti a 297.517 nello stesso biennio, mentre Messina scivola da 219.387 a 216.918 abitanti. Non sono solo numeri: è la cronaca di un fenomeno strutturale che combina un calo drastico delle nascite con l’emigrazione e il progressivo invecchiamento della popolazione. Le città siciliane faticano a trattenere i giovani e ad attrarre nuovi residenti, ponendo seri interrogativi sulla sostenibilità sociale ed economica dei prossimi decenni.
La trappola del traffico e lo smog
Se le persone diminuiscono, le automobili sembrano non accorgersene. L’auto privata resta la regina indiscussa della mobilità siciliana, con tassi di motorizzazione che sfiorano record nazionali. La maglia nera va a Catania, che nel 2023 ha registrato ben 815 autovetture ogni 1.000 abitanti, un dato impressionante se confrontato con la media italiana di 646. Seguono Messina con 694 auto e Palermo con 648. Questa dipendenza dal mezzo privato ha un prezzo salato in termini di sicurezza e salute. Palermo detiene il triste primato degli incidenti stradali: sono stati 1.987 nel solo 2024, in crescita costante rispetto ai 1.797 di due anni prima. Anche il bilancio delle vittime è pesante: nel capoluogo siciliano si sono registrati 22 incidenti mortali nel 2024, contro i 13 di Messina e i 10 di Catania.
Tutto questo traffico si traduce inevitabilmente in smog. Nel 2024, il limite annuale di biossido di azoto (NO2), fissato a 40 µg/m³, è stato ampiamente superato sia a Palermo (stazione Di Blasi con 49 µg/m³) che a Catania (Viale Vittorio Veneto con 42 µg/m³). Messina, invece, si conferma la città con l’aria più respirabile, non avendo registrato alcun superamento dei limiti annui. Tuttavia, c’è un segnale di cambiamento che arriva da Palermo. Il capoluogo si sta muovendo verso una mobilità più dolce: vanta una densità ciclabile di 32,1 km per 100 km² di superficie (contro i 10,6 di Catania e i 3,6 di Messina) e un’offerta di sharing mobility che include 1.500 biciclette a flusso libero e 3.500 monopattini elettrici.
Caldo estremo, Palermo nell’occhio del ciclone
Il 2024 sarà ricordato come l’anno in cui il cambiamento climatico ha mostrato il suo volto più feroce, soprattutto a Palermo. I dati sulle ondate di calore sono allarmanti: tra maggio e settembre, il capoluogo ha subito ben 18 ondate di calore di livello 3 (il massimo rischio), risultando l’unica tra le città analizzate a toccare questi picchi. Catania e Messina si sono fermate al livello 2, senza mai sconfinare nell’emergenza massima. Le conseguenze sulla salute pubblica sono state immediate. Nel mese di agosto 2024, la mortalità a Palermo è aumentata del 18% rispetto ai valori attesi. Un dato drammaticamente più alto rispetto al +9% registrato a Catania e al +3% di Messina nello stesso periodo. È la conferma che l’esposizione al calore estremo non è più un’eventualità eccezionale, ma un rischio sanitario concreto con cui la pianificazione urbana dovrà fare i conti.
Rifiuti: l’abisso tra Messina e le altre
Se c’è un settore dove le strade delle tre città si dividono nettamente, è quello dei rifiuti. Messina rappresenta l’esempio virtuoso, quasi un caso isolato nel panorama dei grandi centri siciliani: nel 2024 ha raggiunto il 58,57% di raccolta differenziata su un totale di 97.985 tonnellate di rifiuti prodotti; numeri confermati e ancora lievemente in crescita, sulla base dei dati della Regione, anche al I semestre del 2025 e che arrivano al 60,49%.
Dall’altra parte della barricata si sono poi Palermo e Catania, che arrancano con una percentuale moto più bassa. Il capoluogo siciliano si è fermata al 17,31% del 2024 su una produzione monstre di 361.079 tonnellate di rifiuti. Molto meglio nei primi 6 mesi dello scorso anno: secondo la Rap, la società che gestisce la raccolta rifiuti in città, la differenziata generale è arrivata al 35%. La zona di Mondello in questo momento ha il primato rispetto all’intera città con percentuali che si aggirano tra il 75% ed il 77%. Sulle stesse cifre, grosso modo, si piazza Catania, con una differenziata al 33,55% nel 2024 e confermata per grandi linee anche nel I semestre del 2025.
Verde urbano e mare: chi ha spazio per respirare?
Vivere in città significa anche avere spazi per respirare. Anche qui, le differenze sono marcate. Catania sorprende positivamente per la quantità totale di verde, offrendo 16,8 m² per abitante, ben al di sopra dello standard minimo di legge di 9 m². Palermo si attesta su un dignitoso 12,1 m² pro capite, mentre Messina soffre una carenza cronica di parchi, fermandosi a soli 6,3 m² per abitante. Tuttavia, se guardiamo al “verde accessibile” e fruibile, Palermo recupera terreno con 11,1 m² per abitante contro i 6,9 di Catania.
Messina si riscatta però guardando verso il mare. La città dello Stretto è quella che garantisce ai suoi cittadini la maggiore fruibilità della costa: nel 2024, il 73,7% del litorale messinese è risultato balneabile. Palermo segue con il 63,5%, mentre a Catania poco più della metà della costa (58,8%) è accessibile ai bagnanti. Una nota positiva riguarda la qualità generale delle acque siciliane: l’81,8% è classificato come “eccellente”.
Le diverse facce delle città metropolitane
Il rapporto 2025 ci consegna tre città che viaggiano a velocità diverse, ognuna prigioniera delle proprie contraddizioni ma anche portatrice di specifiche eccellenze. Palermo è una città che prova a pedalare verso la mobilità sostenibile ma soffoca sotto il peso dei rifiuti e di un clima sempre più ostile. Catania è intrappolata in una morsa di traffico e smog, pur godendo di una buona dotazione di verde. Messina, infine, si dimostra la più “civile” nella gestione dei rifiuti e la più aperta verso il mare, ma deve fare i conti con la mancanza di spazi verdi e un tessuto urbano che si spopola. La sfida per il futuro sarà trasformare questi dati in politiche attive, prima che i numeri diventino emergenze irreversibili.

