Nel 2024, le preoccupazioni ambientali dei siciliani dai 14 anni in su rivelano come si respiri un allarme diffuso in Sicilia, in particolare in riferimento ad alcune criticità legate al territorio e al rapporto con l’ambiente naturale. Dai dati Istat si evince come i cambiamenti climatici siano al centro delle ansie del 56,1% degli isolani, così come l’inquinamento dell’aria è percepito come un problema dal 48,9% dei siciliani. Anche lo stato delle acque è al centro dei pensieri del 37,9% degli intervistati, in parallelo al dissesto idrogeologico, motivo di apprensione per il 27,9% del campione. Questi indicatori rappresentano non solo un termometro delle paure legate alla fragilità del territorio e alla gestione ambientale, ma sono anche segnali della necessità urgente di interventi mirati a tutela del suolo, del patrimonio forestale e della sicurezza dei cittadini.
Temuti i disastri umani
Per quanto riguarda le catastrofi provocate dall’uomo, che includono disastri legati a incidenti industriali, inquinamento diffuso e altri eventi causati dall’attività umana, in Sicilia si rileva una percezione del rischio del 23,6%. Questo dato è quasi in linea con la media nazionale, al 23,5%, e leggermente inferiore a quello del Nord, al 22,9%, e del Centro Italia, al 24,1%. La Sicilia si colloca così in una posizione intermedia, segnalando una certa consapevolezza dei rischi antropici ma non un picco di allarme. Infine, la distruzione delle foreste preoccupa il 21,2% degli intervistati siciliani, una percentuale molto rilevante, superiore alla media nazionale, ferma al 20,6% e persino a quella del Mezzogiorno, al 18,5%. La Sicilia, con la sua vasta varietà di ecosistemi forestali e aree naturali, vede dunque nella tutela delle foreste una priorità sentita dalla popolazione, una sensibilità probabilmente legata anche all’impatto degli incendi estivi e della deforestazione illegale, che negli anni hanno deturpato il patrimonio ambientale isolano e messo a rischio in diverse occasioni la vita delle persone.
Nel resto d’Italia
Se si confrontano i risultati delle diverse regioni, si nota come quelle alpine e appenniniche, come la Liguria, la Toscana, l’Emilia-Romagna e la Sardegna, registrano valori più elevati di preoccupazione rispetto alla Sicilia, confermando che in quelle zone il rischio idrogeologico è particolarmente sentito. Il dato della Sicilia è però superiore a quello del Mezzogiorno nel suo complesso. Più omogenea in tutta la penisola la paura legata alle catastrofi provocate dall’uomo, per le quali la percentuale più alta si registra in Umbria e in Friuli Venezia Giulia, al 26,9%, e una media nazionale al 23,5%.
In riferimento alla distruzione delle foreste, il fenomeno è sentito come particolarmente critico in alcune regioni del Nord-Est, come il Friuli Venezia Giulia, al 25,1%, il Trentino Alto Adige, al 23,6%. In queste aree, la vicinanza a grandi aree boschive e l’impatto che potrebbero avere gli incendi sull’intero ecosistema ma anche sull’economia della regione rafforzano la percezione del rischio. La fotografia delle percezioni ambientali in Italia del 2024 sottolinea un quadro di allerta diffusa, con differenze territoriali che rispecchiano la varietà e complessità del Paese. La Sicilia si distingue per una percezione particolarmente marcata del rischio idrogeologico e della distruzione forestale, due fenomeni strettamente connessi al contesto geomorfologico e alla gestione del territorio.
Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it
Segui QdS.it su Google Non perderti inchieste, news e video
WhatsApp Le notizie anche sul canale di QdS.it

