Sicilia crescono i contratti di lavoro, ma sono soprattutto a termine - QdS

Sicilia crescono i contratti di lavoro, ma sono soprattutto a termine

Serena Giovanna Grasso

Sicilia crescono i contratti di lavoro, ma sono soprattutto a termine

giovedì 18 Giugno 2020 - 00:00
Sicilia crescono i contratti di lavoro, ma sono soprattutto a termine

Ministero del Lavoro: lo scorso anno registrati 846.614 rapporti nell’Isola (+4,1% sul 2018). Nella nostra regione il 77% delle nuove prestazioni è a tempo determinato (68,2% in Italia)

PALERMO – Nel corso del 2019 la Sicilia ha registrato l’attivazione del 4,1% di rapporti di lavoro in più. Infatti, secondo i dati contenuti all’interno del Rapporto annuale sulle comunicazioni obbligatorie recentemente pubblicato dal ministero del Lavoro, nell’Isola si è passati dagli 813.090 rapporti di lavoro attivati nel corso del 2018 alle 846.614 nuove attivazioni registrate lo scorso anno.

Nella nostra regione, l’incremento di nuovi rapporti di lavoro attivati è di gran lunga superiore rispetto a quanto rilevato mediamente a livello nazionale (+2,3%). In generale, quasi tutte le regioni hanno registrato degli incrementi: le uniche eccezioni sono state rappresentate da Marche (-0,8%) e Abruzzo (-1,8%). Con riferimento agli ambiti di impiego, in Sicilia gli incrementi più sostenuti hanno riguardato la pubblica amministrazione (+13,9%), l’istruzione (+11,9%), le costruzioni (+6,7%), il settore alberghiero e della ristorazione (+6%) e l’industria (+5,5%).

Relativamente alla tipologia di rapporti di lavoro attivati, nell’Isola è possibile osservare un’incidenza maggiormente elevata di contratti a tempo determinato rispetto a quanto rilevato mediamente a livello nazionale (rispettivamente 76,7% e 68,2%), di conseguenza si rileva una quota più ridotta di formule a tempo indeterminato (in ordine pari al 13,8% e 15,1%). Quindi, se da una parte nella nostra regione rileviamo un incremento dei rapporti di lavoro attivati, d’altra parte non possiamo trascurare la maggiore precarietà. Basti osservare le regioni settentrionali e rilevare l’incidenza più contenuta dei rapporti a termine: una per tutti consideriamo la Lombardia, regione in cui l’incidenza dei contratti a tempo determinato scende al 58,3%, contro il 20,7% dei contratti a tempo indeterminato.

Insieme all’aumento di nuovi rapporti di lavoro accelerano anche le cessazioni, anche se a velocità più contenuta rispetto a quanto osservato mediamente a livello nazionale (+2,3%): infatti, nel corso del 2019 in Sicilia sono aumentate dell’1,9% (da 808.252 del 2018 a 823.369 dello scorso anno). Relativamente ai motivi di cessazione, nell’Isola è possibile osservare una certa uniformità rispetto a quanto accade in Italia: infatti, in quasi sette casi su dieci è dovuta al termine del contratto (66,9% in Sicilia e 66,8% a livello nazionale), in circa un caso su dieci la cessazione è promossa dal datore di lavoro (rispettivamente 11,2% e 10%), mentre appare più contenuta la cessazione dovuta all’iniziativa del lavoratore (in ordine 10,8% e 16,2%). Nelle regioni settentrionali, maggiormente prospere, è più alta l’incidenza di cessazioni richieste dal lavoratore, probabilmente determinate da proposte di lavoro a condizioni più allettanti: è questo quanto accade in Piemonte (23,4%), Friuli Venezia Giulia (23,7%), Lombardia (23,9%) e Veneto (25,8%).

Infine, l’incremento ha riguardato anche il numero di tirocini attivati in Sicilia: addirittura in questo caso si tratta dell’incremento percentuale più sostenuto a livello nazionale (+30,5%, da 10.440 del 2018 a 13.626 del 2019), l’incremento medio rilevato in Italia è stato pari all’1%. A seguire troviamo Calabria (+23,5%) e Puglia (+19,4%).

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