In Sicilia c’è un’emergenza dentro l’emergenza. Adesso nell’Isola si diffonde il virus della fame - QdS

In Sicilia c’è un’emergenza dentro l’emergenza. Adesso nell’Isola si diffonde il virus della fame

Antonino Lo Re

In Sicilia c’è un’emergenza dentro l’emergenza. Adesso nell’Isola si diffonde il virus della fame

mercoledì 01 Aprile 2020 - 00:00
In Sicilia c’è un’emergenza dentro l’emergenza. Adesso nell’Isola si diffonde il virus della fame

Il Mezzogiorno una polveriera sociale pronta a esplodere. L’allarme di Claudio Fava: “C’è disperazione e rabbia”. Il questore di Caltanissetta, Giovanni Signer: la situazione in provincia e gli scenari futuri

PALERMO – Non solo emergenza sanitaria, il Coronavirus e la conseguente chiusura delle attività stanno già producendo effetti devastanti sul tessuto economico e sociale del Paese. Nei giorni scorsi il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, ha lanciato l’allarme affermando che con il prolungarsi delle misure restrittive era necessario, ma con esso anche un intervento in favore delle fasce più vulnerabili della popolazione. Un problema non indifferente, soprattutto al Sud, anche perché l’economia meridionale ha una vasta zona grigia di sommerso. E proprio in questo ambito le preoccupazioni sono maggiori.

Nei giorni scorsi, a Palermo, un gruppo formato da una ventina di persone si è recato presso un supermercato, ha riempito i carrelli di generi alimentari e, raggiunte le casse, ha cercato di forzarle. A Paternò, in provincia di Catania, è stata sventata sul nascere una possibile rivolta sociale partita da un gruppo WhatsApp in cui si incitavano i cittadini a saccheggiare i market del paese nel caso in cui l’Amministrazione comunale non avesse accontentato le richieste dei cittadini.

I segnali arrivati in queste settimane, insomma, non lasciano spazio a interpretazioni. Claudio Fava, presidente della Commissione antimafia dell’Assemblea regionale siciliana, ha invitato il Governo a non lasciare sole le persone più emarginate, definendo le periferie del Sud una “polveriera sociale”. “C’è fame al Sud – spiega Fava al Quotidiano di Sicilia – e una parte di economia informale, in nero, totalmente fuori dai circuiti consentiti. Ci sono migliaia di famiglie che non riescono a produrre alcun reddito e non mi riferisco soltanto a chi vive ai margini, ma anche a quelli che lavorano in nero senza un contratto: dall’infermiere di uno studio professionale alla commessa. Soggetti che si trovano in condizioni di grande disagio economico e persino alimentare. Quando c’è fame, c’è disperazione e rabbia“.

Uno scenario in cui le mafie potrebbero avere vita facile grazie alla loro liquidità. “Al Sud – dice – sappiamo che la criminalità organizzata è sempre stata abile a insinuarsi nelle pieghe del dissenso sociale, per trasformarlo in possibili operazioni di consenso, futuro reclutamento e controllo del territorio. Tutto questo rischia di avvenire in un momento in cui le organizzazioni criminali si stano adeguando a questa situazione di crisi senza precedenti, pronte a fare la loro parte con strumenti estremamente efficaci. Pensiamo per esempio alle straordinarie risorse che possono essere utilizzate per investire in quei settori che oggi sono legati alla gestione dell’emergenza: penso alla filiera agroalimentare, alle strutture sanitarie, alla distribuzione, o ai comparti che saranno legati, invece, alla ricostruzione. Si tratta di un rischio su cui dobbiamo avere estrema attenzione e prudenza”.

Il Governo e la Regione Siciliana si sono attivati stanziando rispettivamente 400 e 100 milioni di euro in favore delle fasce più deboli. Basterà o serve altro?
“Riuscire a mettere a disposizione – prosegue Fava – risorse liquide da tradurre nella spesa alimentare e affidare questa gestione ai Comuni è una cosa che va fatta. Naturalmente con le linee guida che permettano agli Enti locali di sapere qual è la platea dei soggetti che hanno bisogno. Non si tratta solo della gente che ha un reddito basso, ma anche di quella che ne ha uno significativo ma che al momento non c’è più. Un lavoro che non esiste più perché è in nero, non garantito e che non prevede cassa integrazione e ammortizzatori sociali. Questi soldi vanno subito messi a disposizione, anche ricorrendo, se è il caso, ad autocertificazione. Altrimenti si corre il rischio di perdersi nei meandri della burocrazia”.

Quale scenario sociale si prospetta a livello nazionale, regionale e locale quando l’emergenza Coronavirus rientrerà?
“Ci vorrà del tempo – conclude – perché al Sud c’è una parte di economia sommersa che al momento non esiste più. E questa la rimetti in campo con una serie di misure restrittive necessarie. Credo che questo avverrà con una certa gradualità, non dall’oggi al domani, sia per il ritorno alla normalità, sia per quel concerne la percezione di reddito da parte di chi oggi se lo è visto tolto da un giorno all’altro. Una situazione che varierà di regione in regione, poiché nel Meridione la fascia di economia sommersa è certamente più estesa”.

L’Italia, insomma, si trova davanti a una sfida da combattere su tutti i fronti. Ma in Sicilia la strada sarà certamente più salita che altrove, considerata la situazione economica di partenza. Bisognerà lavorare con attenzione per limitare i danni e le conseguenze di questa drammatica emergenza nell’emergenza.



Intervista al questore di Caltanissetta, Giovanni Signer: la situazione in provincia e gli scenari futuri

CALTANISSETTA – Ai tempi del Covid-19 sembra che anche la criminalità e la microcriminalità siano, almeno per le prime settimane, rimaste a casa.

Si ha infatti l’impressione che l’emergenza Coronavirus abbia cambiato anche le abitudini dei criminali, visto che nelle ultime settimane i reati hanno registrato un sensibile calo, complice l’isolamento domestico cui sono stati costretti i cittadini e la maggiore sorveglianza da parte delle Forze dell’Ordine per far rispettare le misure di contenimento e contrasto legati ai rischi sanitari derivanti dalla diffusione del Coronavirus.

A tracciare un quadro della situazione, in particolare per ciò che riguarda il territorio nisseno, ci ha pensato il questore Giovanni Signer, che ha confermato la tendenza appena descritta. “Abbiamo avuto – spiega – quasi un azzeramento dei reati e il numero delle denunce sono basse. Dal punto di vista della sicurezza pubblica, questa chiusura ha avuto un effetto anche sull’attività illecita”.

Ma come detto, c’è anche l’altra faccia della medaglia. Se anche la criminalità sembra essere rimasta in quarantena, c’è adesso da fare i conti con l’impatto che le misure restrittive imposte a livello nazionale avranno nel medio e lungo periodo. Con il blocco totale delle attività economiche, infatti, molte persone che vivevano su linee di confine (abusivi, lavoratori in nero o altro) si sono trovati all’improvviso senza un soldo. Si teme inoltre un incremento dei comportamenti violenti in famiglia (è proprio di ieri la notizia di un terribile femminicidio nel messinese, ndr) provocati dalla coabitazione forzata, le truffe e le frodi per l’accaparramento dei rimborsi previsti, i furti e i piccoli reati.

Insomma, la mappa del crimine potrebbe modificarsi e farlo rapidamente, sfruttando l’occasione per concentrarsi maggiormente sulle truffe on-line in un momento dove milioni di italiani sono a casa dietro a un pc o uno smartphone, non solo per socializzare ma per continuare a lavorare a distanza. Senza dimenticare l’azione della criminalità organizzata, che potrebbe sfruttare questo momento di bisogno da parte di molti cittadini per espandere il proprio raggio d’azione e la propria influenza.

Uno scenario, quello appena descritto, su cui ci siamo confrontati con il questore Signer, per tentare di capire quale potrebbe essere l’effetto sul territorio nisseno. “È difficile – ha risposto – fare una previsione sulle prospettive future. Sicuramente sarà un’Italia cambiata. Cambierà il nostro modo di lavorare, i nostri costumi sociali, il modo di rapportarci con gli altri. Dal canto nostro, qualora la criminalità o la microcriminalità dovessero aumentare, siamo pronti a fronteggiare anche questo aspetto. È un momento in cui la gente va convinta, in cui il dialogo deve essere la prima arma delle Forze dell’Ordine per rispondere alle tensioni derivanti da questa situazione e dai divieti”.

“Nel ringraziare – ha concluso il questore – tutti coloro che stanno garantendo i servizi essenziali, dai medici agli infermieri, dal personale dei supermercati agli operatori ecologici, dai camionisti ai farmacisti e altri, rivolgo l’ennesimo appello ai nisseni a rimanere a casa onde evitare un’esposizione al rischio. Più saremo ligi alle regole imposte, prima finirà questa emergenza”.

Annalisa Giunta

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