In un clima di rispetto istituzionale, reso ancora più solenne dall’aula Magna del complesso monumentale dello Steri, sede del rettorato dell’Unipa, e dalle alte uniformi dell’Arma con tanto di picchetto d’onore all’arrivo delle autorità, la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario 2026 per la Corte dei Conti per la Regione Siciliana non ha risparmiato fendenti alla classe politica che sta legiferando. La relazione di apertura è stata quella della presidente della Sezione giurisdizionale, Anna Luisa Carra. In apertura di relazione, subito dopo i saluti istituzionali di rito, Carra ha rivolto un pensiero ai cittadini del Comune di Niscemi e a quelli travolti dal ciclone Harry, esprimendo apprezzamento per la celerità con cui le istituzioni regionali si sono mosse fronteggiando prontamente le immediate necessità.
Anno giudiziario 2026 della Corte dei Conti siciliana, la relazione
“Non ho accennato a questi episodi per retorica o sentimentalismo – ha detto in relazione la presidente Carra – ma perché in queste circostanze emerge plasticamente il ruolo che la Costituzione affida alla Corte dei Conti e che deve orientare come una bussola ogni magistrato contabile, ovvero essere sempre il garante della sana gestione finanziaria delle risorse pubbliche e del buon andamento dell’azione amministrativa”. Azione, impressa con il controllo e l’esercizio della giurisdizione, finalizzata al “ripristinare le risorse pubbliche depauperate dalle condotte e dai comportamenti soggettivi di chi svolge l’attività di amministrazione e di gestione delle stesse”.
Questa la partenza di un ragionamento che la presidente Anna Luisa Carra volgerà presto alla indigesta legge Foti, approvata il 7 gennaio ed entrata in vigore il 22 mentre tutti i riflettori erano già accesi e puntati sulla più nota riforma della Giustizia targata Nordio. “Il ruolo svolto dalla Corte dei Conti, pungolo a volte fastidioso per chi amministra, volto a ricondurre i conti degli enti pubblici verso un percorso virtuoso, si appalesa invero come garanzia per la tutela dei diritti della collettività”, ha proclamato Carra seguendo con l’analisi in chiave diretta della legge 1 del 2026.
“In estrema sintesi, la legge modifica, tipizzandola, la definizione di colpa grave; estende il campo di applicazione delle fattispecie che limitano la responsabilità amministrativa soltanto ai fatti o alle omissioni sostenuti dall’elemento soggettivo del dolo; orienta il potere riduttivo del giudice contabile e prevede un doppio tetto per limitare l’importo massimo del danno recuperabile; introduce forme di copertura assicurativa per danno erariale e amplia il novero dei contratti d’appalto sottoposti al controllo preventivo di legittimità della Corte dei Conti”. La legge sarebbe inoltre causa di criticità interpretative ed applicative, soprattutto laddove questa si applica ai procedimenti ed ai giudizi pendenti.
“Andamento molto positivo” per la Corte dei Conti
A margine della relazione che il procuratore generale regionale Pino Zingale ha reso con la toga sulle spalle, a diretta domanda su una ipotetica plastica applicazione della legge Foti sui procedimenti e sui giudizi dell’anno giudiziario 2025, se con la legge Foti qualcosa sarebbe saltato, la risposta è stata tranchant: “Credo che qualcosa sarebbe saltato”. Lo stesso presidente Zingale aveva affermato che l’anno giudiziario 2025 ha avuto “un andamento tutto sommato molto positivo, perché i fenomeni di mala gestio si sono mantenuti entro limiti che possiamo considerare assolutamente fisiologici”, e aveva definito “assolutamente positivo il rasserenamento nei rapporti con l’amministrazione regionale, in conseguenza dell’inizio delle parifiche che negli anni invece si erano accumulate”. Ma anche Zingale ha incentrato la sua relazione sulla legge 1/2026.
Il dibattito sulla riforma Foti
Se tutto sommato la gestione delle risorse pubbliche nel 2025 non è stato deprecabile, per il 2026 un rischio lo si corre con una legge che il procuratore regionale della Sezione giurisdizionale definisce in relazione come dirompente. “Ci sarà un focus sulla cosiddetta riforma Foti – aveva detto ai nostri microfoni prima della cerimonia – che ha toccato le competenze giurisdizionali di controllo della Corte dei Conti, una riforma che per certi versi presenta degli aspetti assai critici sull’attività della Corte ma che la giurisprudenza, nel tempo, dirà effettivamente quali sono gli impatti concreti sul modo di svolgere le nostre funzioni”. Proprio questa norma, la prima legge nazionale dell’anno in corso, è stata oggetto, anche per Zingale, dell’apertura della propria relazione.
Non è stata da meno la presidente della Sezione di controllo per la Regione Siciliana, Maria Rachele Anita Aronica. Anche lei ha aperto la propria relazione con “un cenno” sulla riforma targata Tommaso Foti. A seguire, la presidente Aronica ha esposto in merito alle 41 deliberazioni-referto adottate sull’attuazione del Pnrr, le 176 deliberazioni sugli Enti locali e non è mancata una pagina sui giudizi di parifica dei rendiconti della Regione che il suo ufficio sta affrontando con l’intenzione di accelerare il recupero degli anni ormai dal 2021 – che si dovrebbe concludere prima di fine mese – fino al 2024.
Schifani: “Tutto tranne rimpasto”
Nell’Aula magna dello Steri erano presenti tutte le autorità, civili e militari. Presente il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, già rettore dell’Ateneo e a suo agio nella sede del rettorato, l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino, la vicepresidente dell’Ars Luisa Lantieri e ovviamente il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani che, incontrando la stampa, con un sorriso ha anticipato domande sul rimpasto affermando che non avrebbe risposto: “Tutto tranne che rimpasto, perché è una minestra”. Battute a parte, Renato Schifani ha espresso grande rispetto per il ruolo costituzionale della Corte dei Conti e per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, definendolo un “evento importante cui non sono mai mancato”.
“Si procederà a breve con la parifica 2021 e poi il calendario lo stabilirà naturalmente la Corte dei Conti, non siamo certo noi a dettare i tempi”, ha detto il presidente della Regione aggiungendo: “Prendiamo atto dell’avvenuta fissazione della parifica 2021 già per marzo, che obbedisce a un criterio di celerità che noi non possiamo che apprezzare”. Il rispetto istituzionale tra la Corte dei Conti e la Regione Siciliana è fuori discussione, ma la tensione sul fronte dell’attività legislativa nazionale in materia di magistratura è tangibile anche tra le toghe contabili. Tanto da aver fatto concludere la relazione alla presidente Anna Luisa Carra rivolgendo un pensiero agli organi di stampa per “il delicato compito di veicolare al cittadino le corrette informazioni che riguardano la Corte dei Conti specialmente in questo particolare momento in cui l’Istituto è attraversato da venti di riforma”.

