C’è il buon andamento della giurisdizione civile e penale nel distretto malgrado le limitazioni operative imposte dalle persistenti vuoti d’organico e ci sono le analisi su fenomeni sociali allarmanti su cui è necessario mettere in campo adeguate strategia. La relazione del primo presidente della Corte d’Appello Luigi Lombardo che ha ufficialmente aperto il nuovo anno giudiziario a Messina, lo scorso sabato, ha toccato i diversi aspetti dell’amministrazione giudiziaria, da quelli più strettamente legati alla realtà messinese con numeri e dati che indicano l’alta produttività degli uffici messinesi a quelli derivanti dal dibattito in corso sulla riforma della giustizia, norma che dovrà essere confermata dal referendum di marzo.
Due piani che si sono intrecciati anche negli interventi che si sono susseguiti, in particolare in quello di Rita Monica Russo rappresentante del Ministro della Giustizia, di Michele Forziati consigliere del Csm e di Paolo Vermiglio presidente dell’Ordine degli avvocati. Emerge la fotografia di una giustizia che fatica a raggiungere traguardi di efficacia ed efficienza e questo malgrado gli interventi legislativi dei vari Governi che però secondo varie associazioni di magistrati ma anche di avvocati non hanno migliorato il lavoro degli operatori del settore né alleggerito i disagi dei cittadini abbattendo i tempi. E sui tempi è emersa l’esigenza che l’accelerazione sui procedimenti non venga data a scapito della “qualità del processo”.
I temi dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 a Messina
Entrando nello specifico dei vuoti di organico, “a parte le scoperture esistenti – afferma Lombardo – nel complesso tutti i capi degli uffici lamentano l’inadeguatezza delle piante organiche rispetto al numero delle sopravvenienze. Clamorosa l’inadeguatezza dell’organico della Procura per i minorenni: dopo che il procuratore Andrea Pagano ha lasciato l’ufficio per assumere le nuove funzioni di consigliere della Corte d’appello di Palermo, è presente un solo sostituto che esercita anche le funzioni di dirigente dell’ufficio”.
Lombardo evidenzia che “le scoperture d’organico e l’incertezza sulle date di effettiva copertura dei posti vacanti incidono pesantemente sull’organizzazione, sulla programmazione dell’attività e sulla produttività degli uffici giudiziari, costringendo a piani di gestione basati su dati incerti e rendendo più difficile il recupero dell’arretrato. Nonostante tali criticità – ha detto – va dato atto che gli uffici giudiziari del distretto della Corte di appello di Messina hanno mostrato una buona tenuta nella gestione del notevole carico di lavoro gravante su ciascuno di essi”.
Carenze ci sono anche nell’organico del personale amministrativo. A dare un supporto fondamentale grazie alle risorse del Pnrr sono stati negli ultimi anni i funzionari addetti all’ufficio per il processo. “La presenza di questo personale ha consentito una salutare riorganizzazione della giurisdizione – ha detto il presidente – ma ci sono alcune criticità da rilevare per esempio per la durata limitata del loro contratto e sotto il profilo logistico per carenza di spazi di lavoro”.
Altro tema dolente, evidenziato anche dal Procuratore generale Carlo Caponcello, dopo essere tramontata l’idea di realizzare un secondo Palagiustizia, è la mancanza di locali con uffici strategici costretti ancora ad operare in luoghi non adeguati. Alcune settimane fa Antonio D’Amato, Procuratore della Repubblica del Tribunale di Messina parlava al QdS di un “dato allarmante rappresentato dalla non più sostenibile situazione in cui sono costretti ad operare i magistrati ed il personale amministrativo, le cui postazioni lavorative sono allocate al piano seminterrato del Palazzo Piacentini”.
“Si sono fatti passi avanti anche se ancora si registrano ritardi – ha detto Lombardo; – sono in corso di ristrutturazione i due Palazzi di via Garibaldi destinati a uffici giudiziari ma gli interventi stanno richiedendo più tempo del programmato. Si prevede che vengano ultimati entro la fine dell’anno; si procederà inoltre nei prossimi mesi con l’acquisto di un terzo edificio in via Capra di proprietà dell’Inps dove sono stati trasferiti l’Ufficio del giudice di Pace e la sezione Lavoro del tribunale di Messina. Ma l’acquisizione di questi tre plessi non risolverà del tutto le esigenze di locali degli uffici giudiziari messinesi”.
Il problema della diffusione delle droghe
Tra i dati allarmanti evidenziati da Lombardo c’è quello della diffusione delle sostanze stupefacenti. Coinvolti soprattutto i giovani, non solo nello spaccio ma anche nel consumo. “Si tratta di droghe sintetiche ( lo spice e il crack), come emerge dalle numerose indagini con sequestri di ingenti quantitativi”. Il traffico di sostanze stupefacenti continua a rappresentare la principale attività criminale svolta in forma associativa sul territorio, risultando particolarmente remunerativo grazie a profitti elevati e costanti, alimentati da una domanda in continua crescita che favorisce anche forme di concorrenza nello smercio al minuto”. E ancora “Nella criminalità se, da un lato,- dice Lombardo – non vi sono – nel momento attuale – latitanti di particolare rilievo; dall’altro, occorre rimarcare che, per effetto dei processi celebrati negli ultimi venti anni, esitati con sentenze di condanna passate in giudicato, sono stati scarcerati o stanno per esserlo – per espiazione della pena – alcuni esponenti di rilievo della criminalità organizzata di tipo mafioso operante sul territorio, specialmente nell’area barcellonese. Si tratta di un dato, tanto fisiologico, quanto allarmante, che ha indotto la Direzione Distrettuale Antimafia ad aggiornare strategie e moduli investigativi, al fine di non abbassare la guardia nei confronti dei nuovi equilibri mafiosi e, soprattutto, delle rinnovate modalità dell’agire mafioso, sempre più sofisticate e difficili da penetrare”.
Il futuro della giustizia
Alla fine del suo intervento Lombardo ha preannunciato che tra qualche mese darà il commiato dalla magistratura dopo 45 anni di impegno. Prima, però, ha voluto fare cenno alla riforma costituzionale, “presentata come la riforma della separazione delle carriere tra i magistrati che svolgono la funzione giudicante e quelli che svolgono la funzione requirente. Registro con grande delusione che la riforma è stata approvata dal Parlamento nel medesimo testo predisposto dal Governo, senza un reale dibattito e senza alcuna modifica migliorativa, pure possibile”.
E aggiunge “oggi nessuno può dire al Pubblico ministero e al giudice come devono decidere. Il magistrato trova protezione, di fronte agli attacchi esterni, nel Consiglio superiore della magistratura e in un giudizio disciplinare garantito. Domani non è detto che sia così. È alto il rischio che si generi un effetto di generale intimidazione nei confronti dei magistrati che venga a fiaccare l’esercizio indipendente della giurisdizione e, con esso, il controllo di legalità e tutela dei diritti dei cittadini”.
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