Una decisione che può attendere. È quella riguardante la costituzione di parte civile nel processo a cui sarà sottoposto il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, che a partire dal 4 maggio sarà alla sbarra per rispondere delle accuse di corruzione, peculato e truffa.
A scegliere di posticipare il momento in cui formalizzare l’incarico all’Avvocatura distrettuale dello Stato è stata la giunta regionale presieduta da Renato Schifani. Una volontà che è figlia del rito con cui si svolgerà il processo a Galvagno e che si rintraccia nelle premesse di una delibera che il governo ha votato il 20 gennaio. Piena di omissis, ma sufficientemente ricca di riferimenti che portano al primo inquilino di Palazzo dei Normanni.
La questione, che avrebbe potuto prestare il fianco a ragionamenti su politica e opportunità, visto che di fatto in linea di principio si potrebbe anche ipotizzare che alla fine il governo decida di non entrare nel processo, è passata in secondo piano per via delle calamità che nel giro di pochi giorni – prima il ciclone Harry sulla costa ionica, poi la frana a Niscemi – hanno colpito la Sicilia.
Il giudizio immediato
“La costituzione di parte civile, mancando l’udienza preliminare, può avvenire, ai sensi dell’articolo 79, primo comma, del codice di procedura penale, fino a che non siano compiuti gli adempimenti previsti dall’articolo 484 dello stesso codice”.
È con questo riferimento alla giurisprudenza che la giunta Schifani ha scelto di rinviare il momento in cui ufficialmente la Regione, già indicata come parte offesa dalla procura di Palermo, potrebbe comparire in via ufficiale nel procedimento penale scaturito dall’indagine sulla gestione dei fondi e sull’utilizzo dell’auto blu da parte del presidente dell’Ars.
I contenuti dell’inchiesta sono emersi a metà dello scorso anno, facendo finire nella bufera Fratelli d’Italia: sotto la lente dei magistrati c’è il presunto cerchio magico che sarebbe ruotato attorno a Galvagno, ma anche l’assessora al Turismo Elvira Amata.
Galvagno ha chiesto di essere processato tramite il giudizio immediato. La domanda è stata accolta. Il giudizio immediato non prevede lo svolgimento dell’udienza preliminare, ciò significa che le accuse rivolte dalla procura all’imputato non passano dal vaglio del gup, chiamato a valutarne la fondatezza e, da che è entrata in vigore la riforma Cartabia, la ragionevole previsione di condanna. In altre parole, Galvagno ha proposto di affrontare direttamente il dibattimento senza attendere un rinvio a giudizio. Una scelta che il delfino di Ignazio La Russa ha spiegato con la volontà di chiarire il prima possibile la trasparenza del proprio operato.
Cosa dice la delibera
Nell’inchiesta sono coinvolte numerose persone. Oltre a Galvagno e Amata, infatti, ci sono l’ex portavoce del presidente dell’Ars, Sabrina De Capitani, l’ex segretario particolare di Amata, Giuseppe Martino, e poi ancora gli imprenditori Marcella Cannariato e Alessandro Alessi, l’organizzatrice di eventi Marianna Amato, l’autista Roberto Marino.
Tra loro c’è stato chi – come Marcella Cannariato – ha optato per il rito abbreviato, che consente all’imputato di ottenere, in caso di condanna, uno sconto di un terzo della pena ma al contempo prevede che il giudizio avvenga valutando ciò che è stato raccolto durante le indagini, e chi invece ha deciso di affrontare il rito ordinario. Questo, però, nel caso di un rinvio a giudizio.
L’udienza preliminare, infatti, si è aperta a metà gennaio e riprenderà a inizio marzo. È in questa sede che la Regione ufficializzerà la decisione di costituirsi parte civili.
“La Segreteria generale della presidenza della Regione ha trasmesso la nota dell’Avvocatura distrettuale dello Stato dalla quale si rileva che nella documentazione pervenuta alla scrivente (l’Avvocatura, ndr) non si rinviene la delibera di autorizzazione alla costituzione di parte civile dell’amministrazione regionale”, si legge nelle premesse della delibera di giunta, che, nonostante gli omissis anche sulla data di invio della nota, ricostruisce il motivo per cui durante la prima udienza la Regione non sia comparsa.
Per l’Avvocatura tutte le posizioni “per cui si celebrerà l’udienza preliminare” sono tali da far emergere per la Regione “l’opportunità della costituzione” come parte civile. Nessun riferimento invece alla posizione di Galvagno, nei confronti del quale ogni ragionamento è stato rinviato ai prossimi mesi.
“La giunta regionale, attesi i tempi ristrettissimi, conformemente all’avviso dell’Avvocatura distrettuale dello Stato, ritiene in atto di autorizzare la costituzione parte civile in giudizio dell’organo di difesa erariale per gli imputati la cui udienza preliminare si svolgerà in data (omissis) e di determinarsi successivamente per gli imputati ammessi al giudizio immediato”, si legge nel provvedimento.
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