Il report pubblicato da Inail assume, per la città di Catania, contorni preoccupanti. Secondo i dati dell’ente, infatti, il capoluogo etneo si trova tragicamente in prima posizione per infortuni e morti sul lavoro in Sicilia. Numeri sempre più inquietanti, così come lo è, in attesa di risposte pienamente efficaci dalle istituzioni politiche, l’incapacità a invertire la tendenza all’aumento di incidenti. Sono stati 7250 quelli denunciati all’Inail tra gennaio e novembre dello scorso anno, quasi 500 in più rispetto allo stesso periodo del 2024. E 21 le vittime, mentre erano state 16 fra gennaio-novembre 2024. Una situazione drammatica che vede la terra dell’Elefante tristemente in vetta, ma che riguarda tutta l’Isola: si pensi a quanto accaduto nei giorni scorsi, con la notizia della scomparsa del giovane Alessio La Targia, morto a soli 41 anni mentre lavorava in un capannone industriale a Brancaccio, nel territorio di Palermo. Ennesima vittima, il povero 41enne, di un sistema antiquato in cui spesso le esigenze di produzione e, conseguentemente, di fatturato, vengono anteposte alla salute ed incolumità dei lavoratori.
Nino Marino (Segretario Generale Uila Sicilia): “Aziende arretrate: serve innovazione nella sicurezza”
Ma perchè gli incidenti sul lavoro e le morti bianche aumentano sempre di più in Sicilia e, nello specifico, a Catania? “I problemi sono molteplici – esordisce ai microfoni del QdS Nino Marino, segretario generale Uila Sicilia – Le attrezzatture all’interno di ogni azienda devono essere assolutamente modernizzate con la più alta tecnologia: quelle presenti oggi, nella maggior parte dei casi, sono purtroppo strumenti vetusti ed arretrati. C’è alla base un’organizzazione del lavoro che porta alla morte in Sicilia: come Uila, riteniamo che siano fondamentali una maggior formazione, informazione, assistenza e organizzazione che tengano conto della salute e dei lavoratori in quanto esseri umani prima di tutto. I lavoratori, infatti, sono al giorno d’oggi spinti a fare lavori che non sono in grado di svolgere perchè privi dell’adeguato background di competenze: questo perchè le aziende siciliane vogliono produrre sempre di più ed in meno tempo. Così, purtroppo, si muore”.
“Lavoratori non dichiarano infortuni perchè in nero o sotto minaccia”
I dati Inail sono tragici, Marino e la Uila ne sono ben consapevoli: “E’ impensabile che si parta la mattina per lavorare e non si torni più dai propri cari la sera – prosegue – In Sicilia, come documentato dal report, si registrano molti morti e si verificano incidenti che creano problemi in molti casi di danni permanenti. Gli infortuni, pensate, non vengono dichiarati, perché o il dipendente si trova in nero o perchè viene messo a tacere pur di non perdere il proprio posto di lavoro. È un mondo che va cambiato. Fortunatamente, ci sono delle aziende in Sicilia che rispettano i protocolli di sicurezza. Ma, al contrario, sono tante quelle che risparmiano sulla sicurezza per guadagnare di più”.
“Ecco le soluzioni per incentivare le aziende a privilegiare sulla sicurezza”
Ma quale può essere dunque una soluzione per tentare di fermare quest’ecatombe? Marino risponde così: ” Bisogna fare in modo di marginalizzare le aziende pirata. Pensiamo magari con l’istituzione di una patente a punti, impedendo di prendere appalti, ricevere finanziamenti pubblici o addirittura proibire di restare aperte a tutte quelle attività inadempienti fino a quando quest’ultime non si adeguino alle condizioni di sicurezza previste dalla normativa vigente. Come Uila abbiamo fatto una campagna denominata “Zero morti sul lavoro” imperniata proprio sull’importanza della sicurezza nel mondo del lavoro. E’ importantissimo il ruolo degli enti bilaterali, con cui noi monitoriamo le aziende più sane, cercando di seguirle bene e premiarle: con il CIALA sono stati donati 20 defibrillatori alle attività che lavorano in modo legale, certosino, assumendo tantissimi lavoratori e mettendoli in regola. Anche gli Ispettorati stanno tentando di fare la loro parte, così come la politica. La Regione, ad esempio, ha di recente pubblicando un bando in cui viene assegnato alle aziende più sicure un punteggio più alto per avere finanziamenti pubblici. Tutti insieme dobbiamo muoverci come un antibiotico, cercando di curare le infezioni che purtroppo ammorbano il mondo del lavoro in Sicilia”.
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