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Industria ittica Usa contro sistema Catch Ue: penalizza pesca legale

Industria ittica Usa contro sistema Catch Ue: penalizza pesca legale

Chiedono revisione delle misure: impone costi enormi alle imprese

Milano, 23 set. (askanews) – Quattro organizzazioni dell’industria ittica statunitense, in rappresentanza di pescatori, trasformatori, commercianti e imprese del comparto, chiedono all’Unione europea di rivedere Catch, il sistema digitale con cui Bruxelles traccia i prodotti ittici per contrastare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. Secondo le organizzazioni, i requisiti attuali del sistema stanno creando inutili barriere per i prodotti ittici pescati legalmente, senza tenere adeguatamente conto della realtà delle complesse catene di approvvigionamento del settore.

La Pacific seafood processors association, l’Alaska seafood marketing institute e l’ At-sea processors association hanno pubblicato un nuovo documento programmatico che delinea le preoccupazioni relative al sistema e raccomanda modifiche pratiche. Anche la National seafood association degli Stati Uniti si è unita a queste organizzazioni nel chiedere una riforma del Catch.

“Condividiamo l’obiettivo dell’Unione Europea di prevenire la pesca Inn e di garantire che i prodotti ittici che entrano nel mercato europeo siano pescati legalmente. Tuttavia, il sistema Catch deve riflettere le reali modalità di pesca, trasformazione e commercializzazione dei prodotti ittici”, ha dichiarato Julie Decker, presidente della Pacific seafood processors association. “Il sistema attuale sta imponendo costi enormi alle imprese legittime senza migliorare in modo significativo la capacità di identificare i prodotti provenienti dalla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata”.

Il documento riporta disservizi e criticità legati all’implementazione di Catch. In un caso, circa 16.000 tonnellate di prodotti ittici dell’Alaska hanno subito ritardi e disagi a causa di problemi di documentazione relativi a due spedizioni in transito nei Paesi Bassi. I ritardi hanno generato centinaia di migliaia di dollari a carico di una società di logistica dell’Alaska, oltre a costi aggiuntivi per le aziende ittiche statunitensi coinvolte. Un altro caso in Danimarca ha causato il blocco di circa 600 tonnellate di prodotti ittici statunitensi a causa di linee guida contrastanti sulla documentazione Catch.

“Queste non sono preoccupazioni teoriche – ha affermato Jeremy Woodrow, direttore esecutivo dell’Alaska Seafood marketing institute – Quando migliaia di tonnellate di prodotti ittici pescati legalmente rimangono ferme nei magazzini e le imprese si trovano ad affrontare costi aggiuntivi significativi, è evidente che le modalità di attuazione devono essere migliorata. L’UE deve creare un sistema più efficiente che protegga l’integrità della catena di approvvigionamento ittico senza limitare inutilmente il commercio lecito di prodotti ittici”.

Le organizzazioni suggeriscono diverse modifiche. Innanzitutti un approccio basato sul rischio: riconoscere i Paesi e le attività di pesca che dispongono di solidi sistemi nazionali di licenze, monitoraggio, contabilizzazione del pescato e applicazione delle norme; una aggregazione dei dati in punti commercialmente significativi, come gli stabilimenti di trasformazione, anziché richiedere un tracciamento impraticabile nave per nave lungo complesse catene di produzione; una revisione dei requisiti inaffidabili relativi al bilancio di massa (mass-balance) e alle dichiarazioni di trasformazione, che non riflettono accuratamente il rapporto tra il pescato raccolto e i prodotti ittici finiti; l’interoperabilità del sistema, includendo funzionalità come caricamenti massivi di dati, formati standardizzati e scambi automatizzati di informazioni e una proroga dei tempi di attuazione per consentire alle autorità statunitensi ed europee, al settore e agli importatori di condurre test trasparenti e specifici per le diverse attività di pesca per sviluppare soluzioni praticabili.