PALERMO – Il 2025 si chiude con un quadro economico complesso per le famiglie italiane e, in particolare, per quelle siciliane. I dati definitivi sui prezzi al consumo diffusi dall’Istat per il mese di dicembre restituiscono la fotografia di un’inflazione che, sebbene lontana dai picchi drammatici del passato recente, continua a erodere il potere d’acquisto. Partiamo dal cuore dell’Isola, cioè Palermo.
Inflazione a Palermo: i dati Istat di dicembre 2025
I dati disaggregati per il capoluogo siciliano mostrano una situazione in chiaroscuro. “A Palermo – si legge nel report – l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale (Nic) nel mese di dicembre ha fatto registrare alcuna variazione congiunturale pari a -0,1% (-0,3% il mese precedente). Rispetto a dicembre 2024 la variazione tendenziale è pari a +1,3% (+1,0% il mese precedente)”. Il dato palermitano del +1,3% si posiziona dunque leggermente al di sopra della media nazionale (+1,2%).
Rincari a Palermo: differenze tra beni e servizi
Ma cosa sta rincarando davvero per i palermitani? La nota del Comune offre una disamina puntuale che evidenzia un divario netto tra beni e servizi. “L’indice dei prezzi al consumo relativo ai beni ha fatto registrare una variazione tendenziale pari a +0,5% (+0,3% il mese precedente); l’indice relativo ai servizi ha fatto registrare una variazione annua pari a +2,7% (+2,1% il mese precedente)”.
Sempre secondo la nota palermitana: “L’inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, a dicembre è risultata pari a +1,9% (+1,8% il mese precedente). Al netto dei soli beni energetici, l’indice dei prezzi al consumo ha fatto registrare una variazione tendenziale del +2,0% (+1,8% il mese precedente). L’indice dei prezzi al consumo relativo ai prodotti acquistati con maggiore frequenza ha fatto registrare una variazione rispetto all’anno precedente pari a +2,4% (+2,1% il mese precedente)”.
Questo +2,4% sui prodotti a maggiore frequenza (cibo, cura della casa, igiene) rappresenta la vera “tassa occulta” sui bilanci familiari.
Inflazione in Sicilia: confronto con il resto del Sud
Allargando lo sguardo oltre Palermo, la Sicilia nel suo complesso mostra una resilienza inaspettata rispetto alle regioni limitrofe. A dicembre scorso, l’inflazione tendenziale nell’Isola si è attestata al +1,1%, un dato inferiore alla media nazionale (+1,2%) e più contenuto rispetto alla media del Sud (+1,5%).
Catania registra un’inflazione tendenziale del +1,2%, perfettamente allineata alla media nazionale. Messina si ferma al +1%. Il posizionamento della Sicilia appare virtuoso se confrontato con altre regioni del Mezzogiorno: Calabria (+2,1%), Puglia (+2%) e Campania (+1,5%).
Trasporti e alimentari: le voci che spingono l’inflazione
A dicembre, la lieve accelerazione dell’inflazione è stata causata principalmente dai servizi relativi ai trasporti, passati da +0,9% a +2,6%. Per una regione insulare come la Sicilia, dove il trasporto aereo e marittimo è vitale, questo rincaro pesa doppiamente. Il trasporto aereo passeggeri ha visto un’inversione di tendenza drammatica, passando da una variazione negativa a +3,0% su base annua, con un balzo mensile del +32,5% a dicembre dovuto alle festività.
Sul fronte alimentare, il “carrello della spesa” è sempre più pesante. I prezzi degli alimentari non lavorati sono accelerati dal +1,1% al +2,3%. Si segnala un aumento dei prezzi dei vegetali freschi, mentre la frutta fresca ha registrato un calo. Anche gli alimentari lavorati continuano a crescere (+2,2%).
In sintesi, fare la spesa e curare la casa costa il 2,4% in più a Palermo e circa +1,9% a livello nazionale.
Inflazione in Italia: il confronto tra città e aree geografiche
Guardando al resto del Paese, il Nord-Ovest registra l’inflazione più bassa (+0,9%), mentre il Nord-Est è allineato alla Sicilia (+1,1%). La classifica delle città stilata dall’Istat per dicembre 2025 vede in cima Bolzano, Napoli e Reggio Calabria (tutte a +1,8%).
Palermo, con il suo +1,3%, si colloca in una fascia medio-alta, superando Roma (+1,2%) e Milano (+1,0%), ma lontana dai picchi più elevati. Caso curioso quello di Campobasso in deflazione (-0,1%) e di Aosta (+0,5%).
Il 2025 va in archivio con un’inflazione media annua dell’1,5%, in risalita rispetto al +1,0% del 2024.

