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Inflazione, Palermo e Catania le città più care dell’Isola

Inflazione, Palermo e Catania le città più care dell’Isola

Il quadro dell’Istat: le province principali affrontano aumenti dei prezzi più evidenti rispetto alle aree interne della Sicilia. Il nostro territorio si colloca al dodicesimo posto nella classifica delle regioni italiane, con un rialzo dell’1%

PALERMO – La Sicilia a novembre scorso mostra un quadro inflazionistico variegato, con le province principali che affrontano aumenti dei prezzi più evidenti rispetto alle aree interne. Secondo i dati diffusi dall’Istat e commentati dall’Unione nazionale consumatori, Palermo e Catania registrano entrambi un’inflazione annua pari all’1%, con una spesa aggiuntiva media per famiglia di 236 euro.

Le differenze tra le province siciliane

Messina si posiziona leggermente più bassa, con un aumento dello 0,7% e un aggravio di 162 euro, mentre Trapani si conferma una delle province più virtuose dell’Isola, con un rincaro dello 0,4% e soli 93 euro in più. Siracusa e Caltanissetta segnano rispettivamente un incremento dell’1,5% e dell’1%, con 347 e circa 150 euro di spesa supplementare.

Questi numeri raccontano un’Isola a due velocità: le città più grandi affrontano una pressione inflazionistica concreta, anche se inferiore rispetto ad altre regioni italiane, mentre alcune province interne o meno densamente popolate beneficiano di rincari contenuti.

I settori che trainano l’aumento dei prezzi

L’analisi dei settori mostra come i servizi continuino a essere il motore principale della crescita dei prezzi: i costi per la ristorazione, i trasporti locali e le spese abitative incidono maggiormente sulle tasche dei cittadini rispetto ai beni di consumo ordinari, che registrano aumenti più moderati.

Il confronto con il resto d’Italia

Confrontando la Sicilia con il resto d’Italia, emerge che l’Isola si colloca al dodicesimo posto nella classifica delle regioni per spesa aggiuntiva su base annua, con 224 euro e un’inflazione dell’1%. Le regioni più care restano Trentino-Alto Adige (+1,4%, 433 euro), Veneto (+1,3%, 349 euro) e Puglia (+1,8%, 343 euro). La media nazionale si attesta a 276 euro per famiglia e un incremento dell’1,1%, evidenziando come le famiglie siciliane sostengano rincari leggermente inferiori alla media italiana.

Il costo della vita nelle città

A livello urbano, la Sicilia non figura tra le città più costose del Paese. La graduatoria nazionale vede al primo posto Siena, con un’inflazione del 2,9% e 784 euro di spesa aggiuntiva annua, seguita da Bolzano (+2%, 664 euro) e Pistoia (+1,9%, 514 euro). Palermo e Catania, pur essendo i capoluoghi siciliani più popolosi, restano lontani dai picchi nazionali, con incrementi contenuti ma significativi nel quotidiano, soprattutto per beni e servizi a elevata frequenza di consumo.

Province virtuose e differenze territoriali

Dall’altro lato, alcune province siciliane si distinguono per la loro virtuosità: Trapani, con un rincaro dello 0,4%, e Messina, con lo 0,7%, rappresentano esempi di controllo dei prezzi rispetto alla media regionale. Questo contrasto interno evidenzia come vivere in Sicilia possa tradursi in esperienze economiche molto diverse a seconda della provincia di residenza, con famiglie costrette a fare i conti con aumenti che incidono direttamente sul potere d’acquisto.

Conclusioni

In sintesi, la fotografia dell’inflazione in Sicilia a novembre 2025 mostra un’Isola che affronta aumenti moderati ma concreti. Le province principali registrano rincari più consistenti, mentre altre aree restano più contenute. Rispetto al resto d’Italia, la Sicilia occupa una posizione intermedia: non tra le regioni più care, ma comunque con differenze significative tra città e province.

Il quadro conferma come, nonostante la crescita dei prezzi sia più lenta rispetto ai picchi nazionali, le famiglie siciliane debbano continuare a fare i conti con rincari quotidiani, soprattutto su beni e servizi essenziali, con un impatto concreto sul bilancio domestico e sul potere d’acquisto.