Inps, nell’anno nero del Covid in Sicilia perso un miliardo di euro di retribuzioni - QdS

Inps, nell’anno nero del Covid in Sicilia perso un miliardo di euro di retribuzioni

Michele Giuliano

Inps, nell’anno nero del Covid in Sicilia perso un miliardo di euro di retribuzioni

venerdì 17 Dicembre 2021 - 01:30

Settore privato in affanno: nel 2020 registrate 17 milioni di giornate lavorate in meno. Unità impiegate per almeno una giornata lavorativa in 12 mesi: 5.000 in meno rispetto al 2019

PALERMO – Una riduzione di 17 milioni di giornate lavorative, dal 2019 al 2020, su tutto il territorio siciliano, nel settore privato. Una contrazione confermata dai dati raccolti dall’Inps, ma prevedibile, vista la pandemia e l’andamento dell’economia nell’anno dell’emergenza sanitaria, quando l’intero mondo si è fermato per mesi. Se nel 2019 sono state quasi 167 milioni le giornate retribuite nell’anno, nel 2020 sono scese a poco meno di 150 milioni, con una perdita, in termini di numero di lavoratori che sono stati impiegati per almeno una giornata lavorativa nell’arco dei dodici mesi, di circa 5 mila individui.

In totale, la retribuzione andata persa dal 2019 al 2020 è di circa un miliardo di euro. La riduzione si è fatta sentire soprattutto nella categoria degli operai, che sono diminuiti di ben 3.375 unità, seguiti dagli impiegati, che hanno vissuto una contrazione di 1.615 unità, e i quadri, in cui la riduzione si è fermata a 335 individui.

Al contrario, sono aumentati i dirigenti e gli apprendisti. Se si guarda alle giornate retribuite andate perse, sula base dei dati dell’osservatorio Inps, sono oltre 10 milioni quelle riguardanti gli operai, quasi 6 milioni quelle degli impiegati, e poco più di mezzo milione quelle che non sono state svolte dagli apprendisti. Una realtà che trae la propria origine dall’impossibilità di svolgere in smart working molte attività, per cui molte aziende si sono ritrovate a dover chiudere completamente i battenti nei mesi di lockdown.

A livello nazionale, nel 2020 i dipendenti privati sono diminuiti del 2,6% rispetto al 2019: i lavoratori dipendenti del settore privato (esclusi operai agricoli e domestici), con almeno una giornata retribuita nell’anno, sono stati 15.581.083, con una retribuzione media di 20.658 euro e una media di 223 giornate retribuite. In particolare, gli apprendisti sono diminuiti del 5,1% e gli operai del 3,3%. Gli operai (8.563.588 lavoratori) rappresentano il 55% del totale, contro il 36,8% degli impiegati, il 4% degli apprendisti, il 3,1% dei quadri e lo 0,8% dei dirigenti.

Rispetto al genere, i lavoratori maschi rappresentano il 57,7% della distribuzione. La retribuzione media annua nel 2020, pari a 20.658 euro nel complesso, aumenta al crescere dell’età, almeno fino alla classe 55–59, ed è costantemente più alta per il genere maschile (23.859 euro contro 16.285 euro per le donne). Se si guarda alla distribuzione territoriale, quasi un terzo dei lavoratori dipendenti (32,1%) lavora nelle regioni del nord-ovest; segue il nord-est con il 23,6%, il centro con il 20,8%, il sud con il 16,5%, le isole con il 6,9%, mentre solo lo 0,1% lavora all’estero.

Le retribuzioni medie nel 2020 presentano valori più elevati nelle due ripartizioni del Nord: rispettivamente 24.533 euro nel Nord-ovest e 21.942 nel Nord-est, con un forte divario rispetto alle ripartizioni del mezzogiorno, contrassegnate anche da valori più bassi di numero medio di giornate retribuite nell’anno.

Per quanto riguarda i lavoratori intermittenti, nel 2020 il numero di lavoratori con almeno una giornata retribuita nell’anno è risultato pari a 542.546 (-19,0% rispetto al 2019), e circa due terzi di loro lavora nelle regioni del Nord. Se invece, si guarda ai lavoratori dipendenti in somministrazione con almeno una giornata retribuita nell’anno, il numero si ferma a 736.032, in diminuzione rispetto all’anno precedente (-9,9%). Anche in questo caso, il 68,4% dei lavoratori dipendenti in somministrazione lavora nelle regioni del Nord; seguono il Centro (18,3%), il Sud (10,1%), le Isole (3,2%).

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