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Inps, spesa pensioni 2025 +1,4% a 325 mld con effetto rivalutazione

Inps, spesa pensioni 2025 +1,4% a 325 mld con effetto rivalutazione

Crescono anche spese per sostegno al reddito e inclusione sociale

Roma, 30 giu. (askanews) – Il 2025 ha fatto registrare rispetto all’anno precedente un incremento della spesa per pensioni di 4,4 miliardi di euro, arrivando complessivamente a 325,06 mld, con un incremento rispetto all’anno precedente dell’1,4%. E’ quanto evidenzia il rendiconto generale 2025 dell’Inps, approvato dal consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ).

Il Civ sottolinea che questo incremento deriva quasi per intero dalla rivalutazione delle pensioni a fronte dell’inflazione registratasi l’anno precedente (il tasso di inflazione medio in Italia nel 2024 è stato dell’1%). Il 2025 ha visto un incremento della spesa per il sostegno al reddito di 0,8 miliardi, passando da 18,9 a 19,7 mld. In particolare, per la crescita dei trattamenti di disoccupazione e di integrazione salariale. Le spese per l’inclusione sociale aumentano di 2,4 mld, con una crescita dell’assegno di inclusione e del supporto per la formazione e il lavoro e un incremento delle prestazioni per le pensioni assistenziali (più 1 miliardo).

Il rapporto sul rendiconto generale 2025 presentato dal Civ contiene anche un’analisi sull’andamento delle principali voci di bilancio nell’ultimo decennio. Emerge che la composizione del bilancio, sia nella componente entrate che in quella della spesa, in questi anni è sensibilmente cambiata, in particolare nel diverso rapporto tra spese per prestazioni previdenziali e prestazioni assistenziali e di sostegno alla famiglia. Sul lato delle entrate, specularmente, tra proventi da contribuzione e trasferimenti dalla fiscalità generale. Questa tendenza evidenzia una sostanziale stabilità in termini reali delle uscite per prestazioni previdenziali, mentre vede una crescita tendenziale della spesa socioassistenziale, in particolare per le misure a sostegno della famiglia.

Con riferimento alle misure di contrasto alla povertà i provvedimenti adottati dal legislatore con l’introduzione dell’assegno di inclusione e del supporto per la formazione e il lavoro, in sostituzione del reddito e della pensione di cittadinanza, hanno determinato una contrazione della spesa. In termini contabili, nell’ultimo decennio l’attività sostenuta dai trasferimenti dalla fiscalità generale (Gias), è cresciuta costantemente, passando dal 31,83% del 2015 al 36,67% del 2025. Una parte consistente dell’incremento dei trasferimenti deriva dalla copertura dei costi degli sgravi contributivi (15.897 mln nel 2015 e 24.244 mln nel 2025). In questo ambito si sottolinea la peculiarità del 2024 con un importo cresciuto in maniera rilevante e che raggiunge i 42.428 mln per effetto dell’introduzione di uno sgravio contributivo a favore dei lavoratori. Nel 2025 questi sgravi vengono meno, in seguito alla trasformazione dello sgravio in un beneficio di natura fiscale (mediante bonus e detrazioni di imposta).

Specularmente, nel periodo 2015-2025, le prestazioni pensionistiche, comprese quelle di natura assistenziale, passano dall’88,8% all’83,6% mentre la spesa relativa alle prestazioni non pensionistiche aumentano passando dal 11,2% al 16,4%. C’è quindi una modifica sostanziale nella struttura del bilancio, una tendenza che fino ad ora ha visto ridimensionare il peso relativo della spesa pensionistica rispetto alle altre prestazioni, alcune delle quali hanno avuto un carattere di provvisorietà (i bonus di diversa natura) mentre altre hanno assunto il profilo di prestazioni di natura universalistica, in particolare l’Assegno Unico.

Roberto Ghiselli, presidente del Civ, afferma che “un dato da attenzionare è la bassa crescita della contribuzione non proporzionale, in termini reali, alla crescita occupazionale. Questo dato evidenzia una criticità in termini di volume e potere d’acquisto delle retribuzioni e sollecita a operare per una crescita qualitativa del sistema, migliorando la produttività e le retribuzioni dei lavoratori”.