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L’insegnamento del giovane Gobetti

L’insegnamento del giovane Gobetti
Piero Gobetti

Gobetti morì a 25 anni ma il suo pensiero resiste: “lavorare come se fossimo in un mondo civile”.

Segue dal QdS del 25/3/2026

È da anni che sostengo che la Dsc (Dottrina sociale della chiesa), parlando in chiave socio-economica e laica, è l’unico pensiero economico che resiste alle tragedie di pensiero del nostro tempo, convergendo anche con i grandi filoni laici del capitalismo democratico e liberale e dell’economia sociale di mercato. In questa prospettiva, continuo a conservare fiducia e speranza proprio negli uomini d’impresa, siano essi imprenditori che manager, ma dobbiamo essere chiari e onesti, e saper distinguere.

Il “pactum sceleris” dei supermanager: da Tavares a Gallino, il saccheggio delle grandi imprese

Ai piani alti si è andato sviluppando, da alcuni decenni, un “pactum sceleris” ben illustrato sin dagli anni Ottanta del Novecento da Luciano Gallino. La sostanza di questo patto è: supermanager sempre più pagati per saccheggiare le grandi imprese insieme ai soci di controllo. Fuori da questa analisi non si può capire come Tavares abbia guadagnato in quattro anni, tra buonuscita e premi, 114 milioni per la sua opera distruttiva della Fiat. Ma questo “pactum sceleris” non sfiora i milioni di imprenditori liberi, di manager professionali, di operatori che cercano di tenere viva e attiva un’economia imprenditoriale e di mercato contro i monopoli e oligopoli informatici e bancari al servizio della classe, a senso marxiano, dei miliardari. Su questa categoria continuo ad alimentare la speranza, perché il mondo dell’impresa libera è contro la guerra, e contro la concentrazione della ricchezza, è rispettosa della dignità della persona umana. Tutte cose che coincidono con i principi cardine della Dsc.

“A guardàr indré par traguardàr inànt”: guardare ai maestri del passato per resistere al presente

Oggi non ci sono molti motivi di speranza, sono veramente rari i maestri che ci possono aiutare a guardare avanti. E allora credo che ai giovani vada ricordato il motto dei vecchi pastori della Valfurva, che recita: “A guardàr indré par traguardàr inànt”. Se sappiamo guardare indietro il palcoscenico si anima di tanti maestri, di tanti eroi, di tanti santi, di tanti esempi, di tanti angeli travestiti da umani che ci indicano la via, che ci infondo coraggio, che ci insegnano che non ci è consentito il lusso della demoralizzazione e della resa.

Piero Gobetti e la “Rivoluzione Liberale”: a ventuno anni contro il fascismo e la facilità del potere

Potremmo ascoltare la voce di un giovane, anzi di un giovanissimo. Piero Gobetti non ha ancora compiuto ventun anni quando fonda, il 12 febbraio del 1922, la rivista “Rivoluzione Liberale”, e inizia la sua coraggiosa battaglia contro il pensiero fascista, invocando “un’iniziativa laica per la religione della dignità” e cogliendo per tempo nel fascismo le componenti retoriche, demagogiche, oligarchiche, l’uso politico della violenza. Tutto quello che pensavamo di non più incontrare oggi e invece ci ritroviamo al governo degli Stati Uniti. “Il fascismo – scrive il giovanissimo Gobetti nel 1922 – è una catastrofe, è una indicazione di infanzia decisiva, perché segna il trionfo della facilità”.

Mussolini, che aveva un istinto formidabile per identificare i suoi più pericolosi avversari, quelli che dovevano sparire o con la violenza (come Matteotti e Gobetti) o con l’esilio (come Don Sturzo), proprio a ridosso del sequestro di Matteotti mandò un telegramma al prefetto di Torino chiedendo di “rendere impossibile la vita a questo insulso oppositore del Governo e del fascismo”. E Gobetti fu costretto a cessare la pubblicazione di “Rivoluzione Liberale”, nell’autunno 1925, “per attività nettamente antinazionale”. Il 26 ottobre del 1926, a venticinque anni, morì in solitudine a Parigi segnato dalle percosse e dalle minacce fasciste. Il suo ultimo contributo fu una lettera ai giovani, appena abbozzata.

“Lavorare come se fossimo in un mondo civile”: il messaggio di Gobetti contro la demoralizzazione

Il giovanissimo Gobetti è, sul piano personale, uno sconfitto. Ma non sconfitto è il suo pensiero e il suo esempio di coraggio e di dignità. È un pensiero che sempre rinasce e riprende forza, come sempre rinasce e prende forza il pensiero fascista e squadrista. È una lotta che non conosce fine. Ma come comportarsi nei tempi odierni? Gobetti ci dice: “È necessario dunque tenere lontane le tenebre del nuovo Medioevo, continuare a lavorare, come se fossimo in un mondo civile”. Questo è il messaggio per resistere alla tentazione della demoralizzazione. Non vi è altro da dire ai giovani, ma questo è sufficiente. Persone della mia età possono solo dire, con il vecchio saggio Nestore: “M’è forza l’obbedire alla feral vecchiezza”.