Un ordigno rudimentale è stato fatto detonare la notte scorsa davanti a un immobile in fase di ristrutturazione alla Marina. L’esplosione è avvenuta poco prima dell’una: il botto ha letteralmente divelto la saracinesca dell’esercizio con ingenti danni all’intero locale.
Il locale è di proprietà della famiglia Borderi
L’esercizio commerciale, che tra un mese doveva essere inaugurato, appartiene alla famiglia Borderi, titolare di un noto caseificio in Ortigia, che sei giorni fa ha subito un altro atto intimidatorio: un incendio di origine dolosa ha distrutto del materiale in via De Benedictis, al mercato, proprio accanto il loro caseificio che ha riportato dei danni. Dal filmato dei sistemi di videosorveglianza si vede chiaramente un uomo versare del liquido infiammabile e dare fuoco.
Partite le indagini dei carabinieri
I carabinieri indagano sull’intimidazione di ieri sera e stanno analizzando i filmati dei sistemi di videosorveglianza nella zona della Marina. Proprio ieri in Prefettura si era riunito il Comitato per l’Ordine e la sicurezza pubblica dopo i recenti episodi incendiari contro attività commerciali che si sono registrati in città.
Sos Sicilia: “Su estorsioni necessario fare fonte comune alzando livello di attenzione”
Sos Sicilia esprime l”a propria solidarietà alla famiglia Borderi, nuovamente oggetto di attentato intimidatorio ai danni del caseificio Borderi, colpito sia nella sede storica sia in un nuovo locale in apertura alla Marina di Ortigia. L’ennesimo colpo all’economia sociale ed economica della città che deve fare riflettere sulla necessità di alzare il livello di attenzione”.
Matteo Pezzino, presidente di Sos Sicilia afferma: “Abbiamo da poco ricordato quel famoso 10 gennaio del 1991 quando Libero Grassi si rivolgeva i suoi estortori rendendo pubblico un fenomeno che sino ad allora era per la maggior parte dell’opinione pubblica sommerso. Rimase, però, solo perché soprattutto il mondo imprenditoriale ritennero ‘tammuriate’ le sue esternazioni. Quando sta accadendo a Siracusa non si può accettare, ma soprattutto impone una riflessione che ci deve vedere percorrere strade comuni. Non è un caso, insieme a Centro Studi Pio La Torre e associazione Solidaria, abbiamo stilato e proposto una carta etica che chiede a tutti di non disperdere il patrimonio di impegno del movimento antiracket di questi anni. Un’occasione per dimostrare concretamente la vicinanza a tutti gli imprenditori siciliani”.
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