Avviata un indagine sanitaria in provincia di Palermo dopo che venti persone sono rimaste intossicate e finite in ospedale dopo aver mangiato del pesce. Si tratta di nuclei familiari diversi che avrebbero acquistato il cibo da attività commerciali tra Bagheria e Casteldaccia.
Disturbi alimentari da intossicazione per venti persone
Venti persone si sono presentate tra la guardia medica e il Presidio territoriale di emergenza di Bagheria con gli stessi disturbi che riconducevano ad un intossicazione alimentare, ovvero eruzioni cutanee, nausea, vomito, diarrea e tachicardia.
L’ipotesi al momento al vaglio è che il pesce possa non essere stato conservato correttamente prima della vendita e del consumo.
Le indagini
Il Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Palermo ha avviato un’indagine epidemiologica finalizzata a ricostruire i collegamenti tra i diversi casi per cercare punti in comune che possano collegare l’intossicazione alla consumazione del pesce. L’episodio è stato anche denunciato dai carabinieri che provvederanno a fare i dovuti accertamenti presso le attività commerciali dove è stato acquistato il cibo.
Sequestrati 160 kg di “stigghiola” a Palermo
In ambito di sicurezza alimentare nei giorni scorsi, i Carabinieri Forestali del Centro Anticrimine Natura di Palermo, unitamente ai colleghi del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (N.A.S.) di Palermo, supportati dai militari della Stazione di Oreto e con l’ausilio del personale medico-veterinario dell’A.S.P., hanno effettuato un accesso ispettivo all’interno di un antico casolare ubicato nel quartiere Montegrappa-Santa Rosalia della città.
La struttura, che si trova in un’area agricola urbana vicina alla valle del fiume Oreto, è composta da diversi corpi di fabbrica all’interno dei quali erano presenti alcune attività produttive, già oggetto di controlli e di sanzioni da parte dei Carabinieri intervenuti.
All’interno dell’area è stato scoperto un laboratorio abusivo dedito alla preparazione di lavorati di carne e, nello specifico, di interiora bovine e ovine destinate alla preparazione della cosiddetta “stigghiola“. I militari hanno proceduto al sequestro di tutto il quantitativo di carni rinvenute, pari a circa 160 kg di interiora (lavorate e non) prive di tracciabilità, e hanno contestato una sanzione amministrativa di € 3.000 in quanto il laboratorio risultava sconosciuto all’Autorità Sanitaria, disponendo altresì la sospensione dell’attività.
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