Un confronto su questioni strutturali e non contingenti: ospite di questo Forum con il QdS, alla presenza della direttrice del QdS.it, Raffaella Tregua, la presidente del Consiglio di amministrazione di Irfis FinSicilia, Iolanda Riolo.
Si sta facendo un grande sforzo a sostegno delle imprese siciliane: quali sono le principali misure avviate nel corso del 2025?
“Irfis lo scorso anno ha fatto segnare il consolidamento del suo ruolo di braccio operativo della Regione. Da quando è diventata società in house, nel 2020, al 31 marzo 2025 è stato gestito oltre un miliardo di euro di fondi pubblici, di cui 916 milioni destinati alle imprese, raggiungendo più di 27 mila aziende. Tra le misure più significative, nell’ultimo anno vi è stato il contributo contro il caro mutui per le Pmi, per cui la Regione ha disposto 45 milioni di euro su un totale di 4.851 imprese ammesse, a fronte di 7.648 istanze presentate. Questa misura ha dato liquidità immediata alle aziende in una fase in cui l’inflazione rischiava di comprimere investimenti e occupazione. A maggio del 2025 Irfis aveva erogato i primi 30 milioni. Il quadro dell’annata si è arricchito, inoltre, con il rafforzamento del sostegno a imprese giovanili, femminili e start-up, per cui risultano stanziati cinque milioni di euro, e con la prosecuzione di pilastri strategici come Ripresa Sicilia e Fare Impresa in Sicilia. È stato portato avanti anche il sostegno a famiglie con un Isee minimale, in base a graduatorie che prevedevano diversi criteri: una novità tra tutti e 18 gli enti strumentali che operano in Italia per l’attuazione delle politiche economiche delle regioni. Non va poi dimenticata la misura per abbassare i tassi di interesse che gravano sul credito al consumo, con cui l’istituto ha erogato circa dieci milioni di euro su oltre 3.500 istanze, una misura che prosegue anche nel 2026”.
Quali sono, invece, le iniziative che caratterizzeranno l’anno in corso?
“La Regione e Irfis vengono incontro alle imprese con sei linee di intervento per un valore complessivo di 239 milioni di euro, con procedure a sportello e la possibilità di rimodulare le risorse in base alla domanda effettiva. Si tratta di misure contenute nella Finanziaria approvata a dicembre e che entreranno a regime. La misura più rilevante riguarda l’occupazione, in particolare gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato, con 150 milioni di euro per quest’anno. A questa si affianca una seconda misura da cinquanta milioni per le assunzioni collegate a nuovi investimenti. Inoltre, c’è il South working, che vale 18 milioni di euro finalizzati a attrarre o trattenere lavoratori qualificati con contratti stabili in modalità agile. Una misura molto importante, questa, perché lega il tema del lavoro a quello del riequilibrio territoriale e del capitale umano. E ancora il fondo per la solidarietà energetica da 12 milioni, gli interventi edilizi da cinque milioni e il fondo editoria da quattro milioni. Tutti obiettivi che guardano dunque non solo a situazioni emergenziali recentemente esacerbate dalle conseguenze del ciclone Harry, ma alla qualità dello sviluppo”.
Quali sono le tempistiche previste per gli incentivi destinati alle assunzioni?
“Il Governo regionale ha indicato che le assunzioni agevolabili sono quelle partite dal 9 gennaio 2026, data di pubblicazione della finanziaria regionale. Per questa misura siamo in attesa dei decreti attuativi. La pubblicazione degli avvisi e l’apertura delle piattaforme Irfis è prevista a partire da metà aprile 2026, con attivazione progressiva di una piattaforma ogni dieci giorni”.
Quali sono gli obiettivi che Irfis si pone a breve e a lungo termine?
“Nel breve termine, l’obiettivo è mettere a terra rapidamente tutte le misure del 2026, rispettando il cronoprogramma, semplificando l’accesso e garantendo istruttorie veloci ma rigorose. Significa trasformare gli stanziamenti in cantieri economici reali, assunzioni vere, investimenti verificabili e sostegni tempestivi ai settori che ne hanno bisogno. Nel medio-lungo termine l’obiettivo è fare di Irfis non soltanto un soggetto erogatore, ma una leva stabile di politica economica e finanziaria della Regione. I numeri già oggi raccontano una crescita di ruolo molto significativa: oltre un miliardo di fondi pubblici gestiti al 31 marzo 2025 e una aumentata capacità di integrare risorse regionali, nazionali e europee. La direzione è quindi quella di trainare la Sicilia da logiche di sostegno emergenziale verso prospettive di sviluppo competitivo: imprese più forti, lavoro stabile, innovazione e coesione sociale devono essere parte dello stesso disegno”.
Contributi essenziali ma non sufficienti. Creare un ecosistema solido e duraturo
Cosa serve al tessuto produttivo della Sicilia per poter competere con le regioni migliori del Paese?
“Servono innanzitutto dimensione, capitale e una visione di lungo periodo. Molte imprese siciliane sono valide, ma troppo piccole per affrontare da sole mercati più complessi, innovazione, export e transizione digitale. Ecco perché trovo strategica la scelta di finanziare le aggregazioni tra imprese. Crescere di scala significa potersi presentare meglio sui mercati, investire di più, attrarre competenze e dialogare meglio con il credito. Serve poi una finanza pubblica che sia rapida, leggibile e orientata ai risultati”.
E le azioni messe in campo da Irfis stanno riuscendo a spingere in questa direzione?
“Nel 2025 il caso del caro mutui alle imprese ha dimostrato che quando la misura è semplice, i tempi sono chiari e Irfis è messa in condizione di operare velocemente, il sistema risponde. Lo stesso vale per il 2026: procedure a sportello, niente click day, piattaforme dedicate e strumenti calibrati su lavoro stabile, investimenti e innovazione. Infine, servono competenze, legalità e attrazione di capitale umano. Una regione competitiva non si costruisce solo con i contributi, ma creando un ecosistema in cui conviene investire, assumere e restare. Per questo trovo molto rilevanti sia le misure per giovani, donne e start-up, sia quelle per il South working, sia il sostegno alle imprese confiscate che rimette nel circuito legale attività economiche e posti di lavoro. Le potenzialità dell’imprenditoria dell’Isola sono davvero ampie. Si scontano purtroppo le conseguenze della difficile relazione con la Pubblica amministrazione locale, che si traduce, ancora e spesso, in lentezze burocratiche”.
Qualità dell’informazione a beneficio della comunità
Sono stati fatti interventi anche a sostegno dell’editoria: quanto è importante supportare l’informazione qualificata, evitando di alimentare mezzi che invece rischiano di diffondere notizie false?
“È un tema fondamentale, che la Regione ha messo in campo già subito dopo il Covid. Nell’ultimo anno la Regione ha attivato, tramite Irfis, una misura da tre milioni di euro a sostegno delle imprese dell’editoria cartacea e digitale, delle emittenti radio-tv e delle agenzie di stampa che producono informazione sulla Sicilia. La buona informazione è un’infrastruttura democratica, oltre che economica. Questa misura, inoltre, è stata costruita con criteri che premiano elementi verificabili: presenza sul territorio, attività editoriale effettiva, giornalisti assunti, continuità della testata, parametri oggettivi di diffusione e qualità. La Regione ha voluto puntare sulla tutela del pluralismo e al contrasto alle fake news e all’uso distorto dell’intelligenza artificiale. Il sostegno pubblico deve premiare chi produce informazione professionale, trasparente, riconoscibile e radicata nella comunità, non chi alimenta disinformazione o rumore. Io credo che sostenere l’editoria seria significhi difendere la qualità del dibattito pubblico e di conseguenza la capacità dei cittadini e delle imprese di prendere decisioni informate. Per il 2026 la dotazione per l’editoria è stata ulteriormente rafforzata con quattro milioni di euro”.

