Sono ore di grande apprensione per ciò che sta succedendo in Medio Oriente, con i missili iraniani che continuano ad arrivare contro gli alleati degli Stati Uniti nel Golfo e le decine di migliaia di italiani che – del tutto all’improvviso – si trovano adesso bloccati a Dubai e non solo.
C’è chi si trovava in altri luoghi degli Emirati Arabi Uniti, chi in Bahrein, Qatar o Oman. Tutti bloccati adesso. Così come è bloccato per il momento chi – per raggiungere l’Asia o l’Oceania – doveva fare scalo negli Emirati, Dubai per esempio. Ma adesso, cosa succederà? E quali sono i rischi? E che cosa bisogna aspettarsi da ciò che sta accadendo in Medio Oriente in queste ore? Adnkronos con Giorgio Rutelli ha tentato di tracciare una linea su cosa ci si potrebbe attendere nelle prossime ore e quale potrebbe essere il destino dei migliaia di concittadini italiani che al momento sono bloccati da quelle parti del mondo, senza (per ora) la possibilità di rientrare a casa.
Conflitto in Iran, i numeri diffusi dal governo sugli italiani bloccati nei luoghi del Medio Oriente: si tratta di quasi 60.000 concittadini tra residenti e viaggiatori
Partiamo da un dato. Secondo i dati diffusi dal governo, gli italiani nell’area sotto pressione sono oltre 58.000. Tra questi ci sono naturalmente i residenti, così come i tantissimi turisti e viaggiatori di ogni genere, anche e soprattutto per motivi di lavoro e affari vari.
Solo Dubai stima circa 20.000 italiani stabili, un numero a cui aggiungere tutti i turisti che ogni periodo dell’anno – e soprattutto in inverno – prendono d’assalto la zona per qualche giorno di relax e sole. A loro, bisogna aggiungere anche i tantissimi che fanno scalo a Dubai così come in altri luoghi del Medio Oriente oggi sotto pressione da ciò che accade tra Iran, USA e Israele: si pensa a chi deve raggiungere Bangkok, Bali, Tokyo, Sydney. Chiunque di loro, e ce ne sono tante altre di mete, passerà quasi sempre da Dubai, Abu Dhabi o Doha. Insomma, la chiusura degli spazi aerei genera un problema enorme per i tanti italiani, che dunque non possono rientrare a casa.
Cosa aspettarsi nelle prossime ore e quando (e come) possono tornare gli italiani oggi bloccati tra Dubai, Abu Dhabi, Doha e altri luoghi della zona
Ma cosa succederà ora ai tantissimi italiani bloccati tra Dubai, Abu Dhabi, Doha e altri luoghi della zona oggi molto vicina al conflitto? La Farnesina ha intanto attivato una task forze dedicata a mantenere i contatti con ambasciate e consolati vari. Il consiglio diffuso – e da seguire assolutamente – è quello dir stare chiusi negli hotel, stanze o alloggi vari in chi si risiede, aspettando le disposizioni delle autorità.
Se il messaggio che arriva dal sistema politico sul tema è quello di “non si corrono dei gravi pericoli”, dall’altro si starebbe pensando a un sistema che possa concedere ai tanti italiani sul posto un rientro a scaglioni, senza parlare ancora in maniera esplicita di ponti aerei o delle evacuazioni straordinarie.
Come riferisce Adnkronos, la sintesi perfetta di questa orribile storia si può trovare in questo concetto: l’Iran, se insisterà ancora, aumenterà le possibilità che Emirati e Arabia Saudita partecipino a operazioni dirette, quindi esplicite dei governi, contro gli obiettivi iraniani. O quantomeno, se ciò non accadesse in maniera così diretta e protagonista, diano più risalto agli Stati Uniti. A quel punto, una crisi mediorientale oggi “gestibile” potrebbe trasformarsi in qualcosa di più grande.
Gli scenari al momento possibili sul conflitto e ipotetica apertura spazio aereo
E quindi, cosa aspettarsi per gli italiani? Ci sono dei vari scenari per le prossime 72 ore. Nel caso in cui l’Iran riconoscerà di aver raggiunto un livello adatto delle proprie esigenze di dimostrazione di forza, quindi soddisfatta, allora si potrebbero aprite le strade di una mediazione mediatica guidata da Oman, Qatar a Turchia. A quel punto, concreta una riapertura graduale e solo “a finestre” degli spazi aerei. In quel caso, gli italiani – anche se con lentezza e a scaglioni eventualmente da capire – potrebbero rientrare presto.
Ci sono però altri scenari. Il primo è quello di uno stallo di bassa intensità, quindi attacchi intermittenti che darebbero l’effetto agli aeroporti di intermittenza. Si aprono e si chiudono in base ai rischi, con le compagnie aeree pronte a riprogrammare in corsa i propri lavori e i viaggiatori costretti ad ulteriore stress e incertezza come negli ultimi giorni e in queste ore, con una permanenza chiaramente forzata e non prevedibile in termini di tempo sui posti in cui si è rimasti bloccati. Ma c’è anche il terzo scenario, il più difficile, quello che la guerra esploda in un escalation regionale. In questa strada, ogni spazio aereo civile o quasi potrebbe rimanere chiuso o molto limitato per un periodo più lungo del previsto e l’Italia, come altri paesi europei, dovrebbe scendere in campo con voli speciali – anche militari – per far tornare in patria i suoi concittadini. In quel caso, naturalmente, ancora priorità alle categorie più fragili dei cittadini.
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