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Iran invia controproposta al piano Usa, Trump rilancia minacce

Iran invia controproposta al piano Usa, Trump rilancia minacce

Dall’Amministrazione Usa segnali contrastanti

Roma, 26 mar. (askanews) – Negoziato o intervento di terra: la Casa Bianca non ha ancora chiaro in che modo risolvere la crisi iraniana, e al momento le iniziative diplomatiche, per quanto indirette, appaiono lontane da garantire una soluzione.

Che i negoziati indiretti siano effettivamente in corso lo ha confermato il ministro degli Esteri pachistano, Ishaq Dar, che ha precisato come l’iniziativa goda del sostegno di Turchia ed Egitto – e dei Paesi del Golfo, che a detta del Segretario generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg) vorrebbero anzi essere coinvolti direttamente.

Dall’Amministrazione Trump arrivano segnali discordanti: mentre il Presidente minaccia di nuovo un’intensificazione del conflitto e invita Teheran a “impegnarsi sul serio prima che sia troppo tardi” – e il Segretario alla Guerra Pete Hegseth parla di “negoziare con le bombe” – lo speaker della Camera Mike Johnson esclude la possibilità di un intervento terrestre nel momento in cui convergono nell’area migliaia di Marines e paracadutisti.

Trump ha anche ribadito che la vittoria militare è totale, che ci vorranno poche settimane per mettere fine alla guerra e che Teheran sta “implorando” Washington per raggiungere un’intesa: “Ma non so se vogliamo farlo, dovevano farlo quattro settimane fa”; il suo negoziatore Steve Witkoff ha parlato invece di “segnali positivi” da parte iraniana alla proposta statunitense in quindici punti presentata nei giorni scorsi.

Al momento tuttavia Teheran ha affermato di aver respinto la proposta: fonti goevrnative iraniane sottolineano come rappresenti una soluzione “di parte”, vale a dire nell’interesse eslcusivo di Stati Uniti e Israele, e che non offra alcun appiglio realistico per un’intesa.

Il regime ha quindi confermato attraverso l’agenzia Tasnim di aver inviato ieri una controproposta che si articola in cinque punti, nessuno dei quali menziona né i programmi nucleari né quelli balistici; difficile quindi che possa venire accolta da Washington così com’è. Inoltre, ha annunciato di aver mobilitato una forza di un milione di combattenti per contrastare qualsiasi tentativo di invasione terrestre.

A dettare i tempi rimane la crisi economica creata dalla chiusura di Hormuz, la cui riapertura è ora l’obbiettivo primario di Trump e parte integrante dei negoziati: di fatto, è la carta migliore nelle mani del regime iraniano, con cui potrebbe forzare la mano di Washington per un’intesa che salvi la faccia a entrambe le parti – ma che difficilmente andrà a genio ad Israele, che ha interesse a mantenere gli Stati Uniti nel conflitto il più a lungo possibile.