Dal cessate il fuoco regionale alle sanzioni, passando per lo Stretto di Hormuz e il nucleare, continuano i contatti tra Stati Uniti e Iran sui dieci punti proposti da Teheran.
Il documento, non sarebbe mai stato visto in forma definitiva “su carta” e le versioni pubbliche diffuse dai media iraniani non coinciderebbero pienamente – secondo la Casa Bianca – con la base negoziale discussa tramite intermediari. Un’analisi di Newsweek ha esaminato punto per punto il piano iraniano, classificandone le richieste in base alla probabilità che il presidente americano Donald Trump possa accettarle.
Richieste con margine negoziale
I punti con maggiori possibilità di discussione riguardano la dimensione militare regionale. Una possibile riduzione della presenza delle forze statunitensi in Medio Oriente potrebbe essere presa in considerazione da Washington solo nell’ambito di un più ampio quadro di stabilizzazione e non come concessione diretta a Teheran.
Più sensibile è l’ipotesi di un cessate il fuoco esteso anche ad altri fronti di crisi, incluso il Libano e gli scontri tra Israele e Hezbollah che rischia di complicare il negoziato ma per cui il premier Benjamin Netanyahu ha annunciato l’intenzione di avviare colloqui separati con il governo libanese.
Margini limitati ma ancora possibili
In questo blocco rientrano soprattutto le sanzioni economiche, che Trump ha confermato di star discutendo con la controparte.
Teheran chiede la rimozione completa delle misure primarie e secondarie imposte dagli Stati Uniti, che costituiscono il principale strumento di pressione su Teheran. Una revoca totale appare altamente improbabile, anche per i vincoli politici interni a Washington.
Potrebbero tuttavia esserci margini per alleggerimenti selettivi all’interno di un accordo più ampio, mentre resta molto più difficile la revoca delle sanzioni secondarie, che colpiscono anche aziende e governi terzi.
Possibili ma con ostacoli strutturali
Più complesso è il capitolo relativo alle Nazioni Unite e al controllo nucleare. L’Iran chiede la revoca delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu e una forte riduzione del ruolo di monitoraggio dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Si tratta però di strumenti centrali del sistema di non proliferazione, difficilmente modificabili senza un ampio consenso internazionale.
Molto difficili o quasi impossibili
Il nucleo più rigido del piano riguarda le condizioni che incidono direttamente sulla strategia di sicurezza degli Stati Uniti. Tra queste figura la richiesta di una garanzia permanente di non aggressione, considerata incompatibile con la dottrina americana del mantenimento di tutte le opzioni strategiche.
Ancora più problematica è la proposta di riconoscere il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz, che Washington continua a considerare una rotta marittima internazionale e strategica per il commercio globale.
La mossa sarebbe anche fortemente ostracizzata dai Paesi del Golfo. Ultimo nodo difficile di difficile risoluzione riguarda l’arricchimento dell’uranio, su cui il presidente Trump ha ribadito spesso che non potrà esserci alcun margine di accettazione di un programma illimitato.
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