Irpef, la Cgia di Mestre, "Le partite Iva sono tartassate" - QdS

Irpef, la Cgia di Mestre, “Le partite Iva sono tartassate”

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Irpef, la Cgia di Mestre, “Le partite Iva sono tartassate”

sabato 25 Gennaio 2020 - 08:43
Irpef, la Cgia di Mestre, “Le partite Iva sono tartassate”

Secondo i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi del 2018 analizzati dall'Ufficio studi della Confederazione mestrina, pagano dal trenta al 67% in più: 5.091 euro di Irpef contro i 3.927 dei dipendenti e i 3.047 dei pensionati

Le partite Iva pagano più Irpef dei dipendenti e dei pensionati. Secondo i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi del 2018, infatti, l’Irpef media versata dai lavoratori autonomi è di 5.091 euro, quella dei lavoratori dipendenti di 3.927 e quella dei pensionati di 3.047.

Emerge da un’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre.

In altre parole, le partite Iva pagano il trenta per cento in più di Irpef all’anno rispetto ai dipendenti e il 67% in più di quanto versano i pensionati.

“Crediamo – ha sottolineato il coordinatore dell’Ufficio studi Cgia di Mestre, Paolo Zabeo – sia importante chiarire questa questione per smentire una tesi molto diffusa, soprattutto in alcuni ambienti sindacali, secondo la quale in Italia le tasse sono onorate quasi esclusivamente da coloro che subiscono il prelievo fiscale alla fonte. Sia chiaro, nessuno nega che tra gli autonomi ci siano delle aree di evasione o di sotto-dichiarazione che, ovviamente, vanno assolutamente sradicate. I risultati di questa elaborazione, comunque, dimostrano in maniera inconfutabile che le partite Iva sono mediamente più tartassate degli altri contribuenti-persone fisiche”.

In linea di massima, in base ai dati, si può dunque affermare che il gap relativo al versamento medio Irpef tra queste tre categorie di contribuenti è dovuto, in particolar modo, alla combinazione di due fattori: avendo redditi da lavoro mediamente più alti dei dipendenti e dei pensionati, il prelievo Irpef sui lavoratori autonomi è superiore; gli autonomi e i pensionati, in particolar modo quelli con redditi medio bassi, possono contare su detrazioni fiscali nettamente inferiori a quelle riconosciute ai dipendenti.

Dopo aver deciso di tagliare il cuneo fiscale, rendendo così le buste paga dei lavoratori dipendenti più pesanti, “a nostro avviso”, sottolinea il segretario della Cgia, Renato Mason, “è auspicabile che il governo Conte torni ad alleggerire il carico fiscale anche su piccole e microimprese. Questo, indirettamente, avvantaggerebbe anche i lavoratori dipendenti, visto che in questi ultimi anni di difficoltà economica la stragrande maggioranza dei nuovi posti di lavoro è stata creata dalle attività imprenditoriali di piccola dimensione”.

L’Irpef è la principale imposta pagata dai contribuenti allo Stato italiano: a versarla sono solo le persone fisiche (lavoratori dipendenti, pensionati, lavoratori autonomi e titolari di altri redditi personali) e come risulta dalle dichiarazioni dei redditi del 2018 (anno di imposta 2017) questi soggetti danno all’erario 157,5 miliardi di euro all’anno; l’incidenza di questo gettito sul totale nazionale delle entrate tributarie è pari al 31,5%.

I lavoratori dipendenti e i pensionati presenti in Italia sono oltre 36 milioni e 300mila persone: assieme costituiscono l’88,2% dei contribuenti Irpef presenti nel Paese e versano al fisco quasi 130 miliardi di euro (pari all’82,5% del totale).

Gli autonomi, invece, sono poco più di quattro milioni e 300mila unità (pari al 10,5% del totale contribuenti Irpef) e garantiscono al fisco 22 miliardi di euro di Irpef (il 14% del gettito Irpef totale).

Anche in questo caso, sottolineano dall’Ufficio studi della Cgia, il confronto tra l’incidenza della percentuale dei contribuenti e quella sul gettito dimostra che i lavoratori autonomi sono sottoposti a una maggiore tassazione e quindi più “spremuti” degli altri.

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