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Nell’Isola più giovani in fuga che immigrati, Amenta (Anci Sicilia): “Saldo critico”

Nell’Isola più giovani in fuga che immigrati, Amenta (Anci Sicilia): “Saldo critico”
Da sinistra: Hannachi, Amenta, Majhoub e Axenie (ms)

La questione sollevata durante la presentazione del dossier statistico che offre una fotografia del fenomeno Il presidente dell’Associazione dei Comuni: “Mancano i lavoratori e gli arrivi non compensano l’emigrazione”

“Io ho vissuto personalmente l’esperienza dell’immigrazione; a partire dal 2014 ho avuto il piacere di rappresentare le comunità d’accoglienza all’inizio dell’organizzazione del sistema Sprar”. Inizia così il proprio intervento Paolo Amenta, presidente di Anci Sicilia, alla presentazione del Dossier statistico immigrazione 2025 curato dal Centro studi e ricerche Idos in collaborazione con Centro studi Confronti e Istituto di studi politici S. Pio V. Amenta ricorda come nel 2014 “si viveva di emergenza sbarchi e non avevamo ancora un sistema di accoglienza e si correva a trattare con il governo nazionale perché i Comuni hanno delle competenze specifiche, soprattutto sui minori non accompagnati, e all’epoca venivamo considerati il porto d’arrivo per quanto riguarda gli sbarchi dei minori”.

L’anzianità della popolazione siciliana, Amenta: “Non ci sono giovani che lavorano”

Il sistema di accoglienza diffusa Sprar venne poi smantellato. Erano gli anni del “modello Riace”, che a sua volta finì in un tritacarne giudiziario senza lasciare alcun suggerimento in termini di leggi nazionali sull’accoglienza. Ma dalla Calabria di Mimmo Lucano alla Sicilia di cui ha raccontato oggi Paolo Amenta il passo è breve. Il tema centrale dell’intervento del presidente dell’Associazione dei Comuni siciliani è stato infatti l’anzianità della popolazione siciliana, quindi il limite pratico in termini di produzione sull’Isola. “Non ci sono giovani che lavorano”, dice Amenta facendo esplicito riferimento agli incentivi regionali per l’attrazione delle grandi imprese in Sicilia che stentano poi a trovare manodopera.

Si arriva così al dunque dei dati relazionati da Idos e contenuti nel dossier. Nel 1973, racconta il presidente del centro studi Idos, Luca Di Sciullo, in Italia c’è stata una svolta storica con il Paese che da territorio di emigrazione è diventato uno degli Stati europei di immigrazione. Era la vigilia del boom economico, il dopoguerra era ormai alle spalle e il Paese cresceva divenendo attrattivo per i migranti di aree meno fortunate. Oggi però si assiste a un capovolgimento, con il numero di italiani che emigrano superiore a quello dei migranti che arrivano. In Sicilia, il dato si acuisce. L’ultima stima sulla presenza di irregolari sul territorio nazionale valuta circa 370 mila persone e si presume che il dato aggiornato al 2025 potrà essere di circa 400 mila.

Amenta: “Emigrazione siciliani ha compromesso la produttività dell’Isola”

“Quale società vogliamo costruire? Abbiamo bisogno dell’immigrazione o non ne abbiamo bisogno?”. Al quesito lanciato dal presidente di Anci Sicilia è lo stesso Amenta a rispondere proponendo una riflessione sulla proporzione dei dati: “Ancora oggi questa immigrazione non copre la minima parte dell’emigrazione”. Per Paolo Amenta è “un saldo non negativo ma critico”. La produttività della Sicilia è di fatto compromessa dall’emigrazione dei giovani siciliani, con l’aggravante dell’essere giovani siciliani formati in Sicilia e specializzati fuori dalla regione per poi trovare lavoro nel settentrione oppure addirittura all’estero, mentre in Sicilia scarseggia la manodopera, i piccoli Comuni si spopolano, il territorio si impoverisce. “Su questi dati bisogna riflettere – dice Amenta – ma prima di tutto bisogna capire da che parte stiamo, come la pensiamo”.

Sicilia al primo tra le regioni accoglienti

Dal dossier, secondo il segretario generale di Anci Sicilia Mario Emanuele Alvano, “si evince che rispetto al mondo dei Sai, il Sistema di accoglienza nazionale, in termini di accoglienza la Sicilia è al primo posto tra le regioni; sono oltre 6.000 i migranti che vengono accolti”. Alvano sottolinea che la Sicilia non è prima in assoluto in termini di accoglienza, contando il sistema Sai e il Cas, “ma rispetto alla parte dei Comuni è certamente la regione che accoglie più migranti e anche più minori stranieri non accompagnati”. Questione, quella dei minori stranieri non accompagnati, che già nella recente presentazione della relazione annuale sull’amministrazione della Giustizia della Corte d’Appello di Palermo si evidenziava come punto critico di procedimenti arretrati e organico inadeguato proprio sul Tribunale per i minori.

In ogni caso, “sono numeri tutto sommato contenuti, se guardiamo a quella che è la dimensione dell’Isola”, dice il segretario Anci Sicilia che spiega la posizione dell’Associazione: “A noi ovviamente interessa la parte legata all’accoglienza e all’integrazione, perché crediamo che questo sia un modello che funziona, rispetto ad altri, nel senso che soprattutto quando i migranti vengono accolti in piccole comunità abbiamo splendidi esempi”. Tra questi esempi, c’erano alla presentazione del dossier presso la sede Anci di Palermo il sindaco del Comune di San Marco d’Alunzio e quello di Tusa. “Esempi di progetti realizzati sulla base di singole case, accoglienza di famiglia, accoglienza nelle scuole e anche la possibilità di integrazione nel mondo del lavoro”, afferma Alvano.

Forte presenza della comunità tunisina e rumena in Sicilia

Tra i relatori, oltre il presidente di Idos che ha sottolineato in premessa come l’Italia sia il quarto Paese europeo per numero di stranieri con 5,8 milioni di persone e che di italiani emigrati se ne contano invece 6,4 milioni, c’erano il referente regionale del dossier statistico, Abdelkarim Hannachi, il capo del Consolato di Romania a Catania, Carmen Axenie, e il console di Tunisia a Palermo Mohamed Ali Majhoub. Assente, per giustificate ragioni, il console generale del Marocco Nassyf Maryem. Tunisia e Romania, non a caso rappresentati oggi, costituiscono due comunità di estremo rilievo in Italia e in Sicilia in particolare. “Siamo oltre un milione di cittadini che vivono e lavorano in Italia”, ha ricordato Axiem. La comunità tunisina presente in Sicilia, ha invece detto il console Majhoub, è di 52.000 persone “che lavorano in agricoltura, pesca e altri settori produttivi”.

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