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Ita, +209 milioni, Alitalia, -15 miliardi

Ita, +209 milioni, Alitalia, -15 miliardi
Ita Airways – (foto Imagoeconomica)

Esempio di buona gestione

L’amministratore delegato della compagnia aerea Ita, Joerg Eberhart, controllata dal ministero dell’Economia e delle finanze, ma gestita da Lufthansa, ha comunicato che il bilancio 2025, per la prima volta nella vita di questa nuova compagnia, ha conseguito un utile di 209 milioni, con un fatturato di 3,2 miliardi.

Se vogliamo, Ita è figlia ideale di Alitalia, per cui potremmo aggiungere, sempre idealmente, che in tutta la vita la compagnia italiana non aveva mai conseguito un utile.

Cos’è stato, dunque? Un miracolo di San Gennaro? No, evidentemente. è che, finalmente, è arrivata una buona gestione, che ha consentito, nonostante un fatturato non rilevante, di chiudere l’esercizio in attivo.

La questione è soddisfacente anche per il Governo, perché ha un’alta partecipazione attiva.

Non c’è nulla da fare. Quando si gestisce bene un’impresa, questa produce utili e non perde.

Alitalia: quindici miliardi di denaro pubblico sperperati per clientelismo e cultura del favore

Quanto prima descritto ci fa venire in mente, con estrema amarezza, tutta la vicenda Alitalia, per la quale in decenni sono stati sperperati ben quindici miliardi di denaro pubblico. In questo caso va sottolineata l’assoluta inefficienza della gestione statale, basata sul clientelismo, piuttosto che su competenze e capacità; per cui, alla fine di ogni esercizio, venivano registrate, senza troppo dispiacere, perdite rilevanti.

Poi, a un certo momento, sotto il Governo Berlusconi, Air France si è fatta avanti per comprare Alitalia nello stato cui si trovava, quindi debiti compresi; era l’anno 2008.

Fu proprio Berlusconi, presidente del Consiglio, che impedì questa cessione perché doveva favorire degli amici che facevano forniture all’Alitalia a prezzi elevati, con la conseguenza che si continuò a perpetrare quello scempio di denaro pubblico, perché la Compagnia di bandiera continuò a perdere soldi, in quanto amministrata da incapaci: manager pubblici messi nei posti di comando secondo la cultura del favore.

La gestione della cosa pubblica e il Pil che non cresce: il costo del clientelismo sull’Italia

Ecco un altro scempio italiano nella gestione del denaro pubblico, che, anziché essere utilizzato per il benessere della Collettività, secondo ogni buona etica, è stato utilizzato per favorire questo o quello, questa o quella.

La questione che prospettiamo oggi ce ne ricorda tante altre, di cui sarebbe lungo fare l’elenco perché in tutto il maneggio del denaro pubblico c’entra sempre il favore o l’interesse di parte, che fa prosciugare le casse dello Stato a favore delle amiche e degli amici, con la conseguenza che la ricchezza prodotta non è mai, o quasi mai, sufficiente per fare crescere il Pil, quel Prodotto interno lordo che è l’estrema sintesi del benessere o del malessere di ogni Paese, compreso il nostro.

Cosicché, siamo sempre in una condizione di insufficienza nella graduatoria europea: mentre altri Paesi crescono, il nostro rimane al palo.

Eppure abbiamo personalità di grande rilievo e di grandi capacità. Il guaio è che non sono messe nei posti di responsabilità, ove si agisce con obiettività e quindi si ignora la cultura del favore, estesa fra tutti coloro che sono ignobili gestori della Cosa pubblica, a fronte dei quali, per fortuna, vi sono persone perbene e capaci, che invece ne fanno gli interessi.

Giorgetti e l’articolo 81: la fatica di tenere i conti in ordine tra pretese di ogni parte

Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, fa una fatica improba a tenere i conti in ordine, tagliando senza pietà richieste di spesa che arrivano da tutte le parti, sia Maggioranza che Minoranza, e assistendo spesso impotente a diminuzioni di entrate, salvo quella del recupero dell’evasione che nel 2025 è stata positiva.

Giorgetti è sempre molto silenzioso di fronte alle pretese che gli arrivano da ogni parte. Invece, dovrebbe fare una comunicazione continua ed efficace per informare tutti i cittadini sul conto di quegli irresponsabili che continuano a chiedere l’aumento di spese o la riduzione delle entrate. Tutti costoro dimenticano che l’articolo 81 della Costituzione – secondo la modifica apportata dal Governo Monti – prevede che per ogni spesa richiesta bisogna indicare la copertura finanziaria, così come per ogni diminuzione di entrata.

L’amara vicenda Alitalia non si deve dimenticare e noi ne scriviamo ancora una volta per mantenere viva la memoria dello scempio di alcuni governanti del passato.