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Italia e altri a Ue: misure immediate per pesca e acqualcoltura

Modificando il regolamento FEAMPA e tutelare filiera ittica

Roma, 30 mar. (askanews) – Predisporre misure “immediate” di sostegno alle imprese della pesca e dell’acquacoltura europee e garantire la continuità produttiva della filiera ittica europea. Oggi in Agrifish Italia, Bulgaria, Estonia, Lettonia e Portogallo hanno chiesto alla Commissione europea di valutare con rapidità una modifica del regolamento FEAMPA per dare un sostegno diretto alle imprese del settore e compensare l’eccezionale aumento dei costi operativi salvaguardando i livelli occupazionali. E ancora, per l’ammodernamento degli scafi e dei sistemi di propulsione, favorendo il passaggio a motorizzazioni più sostenibili ed efficienti e riducendo il tempo di permanenza in mare a parità di catture. Altro obiettivo è attrarre le nuove generazioni attraverso incentivi che rendano il lavoro a bordo economicamente attrattivo e sicuro, garantendo il turnover generazionale indispensabile per il futuro del settore. E infine dando sostegno alla continuità produttiva per le imprese ittiche con flessibilità e procedure semplificate.

La modifica del regolamento FEAMPA si rende necessaria a causa degli incrementi significativi del costo del carburante e dell’energia, con dinamiche di crescita molto rapide registrate anche nell’arco di pochi giorni, che rischiano di compromettere seriamente la sostenibilità economica delle attività delle imprese di pesca. “In molte marinerie si registrano già forti preoccupazioni tra gli operatori – spiegano Italia, Bulgaria, Estonia, Lettonia e Portogallo – e il rischio concreto è quello di una progressiva riduzione delle uscite in mare o, nei casi più critici, della sospensione temporanea dell’attività”.

Mentre le imprese di acquacoltura fronteggiano “una crisi senza precedenti e un rincaro incontrollato dei costi dell’energia”. Nella pesca, infatti, il sistema di retribuzione è spesso basato sulla divisione dei ricavi tra armatore ed equipaggio dopo la deduzione dei costi vivi. “L’esplosione dei costi del carburante abbatte drasticamente il reddito netto dei pescatori, rendendo il lavoro non più dignitoso né remunerativo. Ciò potrebbe ulteriormente accelerare l’abbandono della professione da parte della manodopera qualificata e scoraggia definitivamente l’ingresso di nuovi addetti”. Inoltre, si spiega, il fermo delle imbarcazioni o la riduzione delle giornate di pesca “si riflettono immediatamente su tutto l’indotto. I cantieri navali, le officine meccaniche, i produttori di ghiaccio e reti, nonché i servizi di logistica e trasporto, subiscono una contrazione della domanda che mette a rischio migliaia di posti di lavoro nelle comunità costiere, dove la pesca rappresenta il motore economico principale”.

Infine, si sottolinea che la discontinuità nell’approvvigionamento del prodotto fresco “altera l’equilibrio dei mercati locali e della grande distribuzione, favorendo l’ingresso di prodotti d’importazione da paesi terzi e indebolendo la competitività del Made in Europe”.