Roma, 10 dic. (askanews) – Non c’è cucina italiana senza olio extravergine di oliva: lo sottolinea Italia Olivicola celebrando il riconoscimento Unesco come Patrimonio immateriale dell’Umanità- “Gli olivicoltori italiani non potevano che essere a fianco della grande tradizione gastronomica italiana. Lo abbiamo fatto all’estero, insieme all’Amerigo Vespucci, a Roma e in tante altre sedi. Un appoggio doveroso – afferma Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola e vicepresidente nazionale di CIA – perché solo difendendo il valore culturale della cucina italiana si possono difendere anche i territori olivicoli nazionali”.
Le ricette della cucina italiana risentono della produzione agricola locale e della stagionalità, ma il denominatore comune sono sempre i grandi oli extravergini di oliva italiani. Le orecchiette alle cime di rapa non sarebbero famose nel mondo senza un giro di olio di Coratina e la pasta alla Norma non sarebbe tanto gustosa senza le melanzane fritte in extravergine di Nocellara o la ribollita toscana è riconosciuta anche per il contributo dell’olio di Frantoio e Moraiolo.
“E’ un giorno di giubilo che coincide con la campagna olearia e la raccolta delle olive – continua Sicolo – che è sempre stata un momento di festa per gli olivicoltori. Ovunque sono stato nel mondo ho sempre scoperto, con enorme piacere, che un po’ di pane con l’olio è un momento di unione e comunione. La cucina italiana è questo: convivialità, piacere e un modo di vivere il gusto. E debbo ricordare che un buon extravergine di oliva unisce proprio gusto e benessere”.
Il filo d’olio a crudo che spopola in televisione non può e non deve essere banalizzato ma, con il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio Unesco, deve diventare esso stesso un momento culturale di gioia. E’ questo l’appello e l’auspicio dei 250mila olivicoltori italiani uniti in Italia Olivicola.

