Per chi vive in Sicilia, il destino sembra essere sempre quello di dover guardare dal basso verso l’alto. Trovarsi sempre lì, con accanto la maglia nera da indossare, in modo da ricordare a sé e agli altri le tante storture che condizionano la vita nell’isola. Capita quando in ballo ci sono graduatorie nazionali, dove il confronto è con le altre regioni, ma succede anche quando i siciliani al pari degli altri connazionali si trovano a raffrontare ciò che accade in Italia con quel che succede fuori, in particolar modo in quell’Unione europea che continua ad andare a diverse velocità.
Il rapporto della Procura europea
L’ultima occasione per accorgersi di quanto sia difficile resistere alla tentazione di andare all’estero è offerta dal recente rapporto dell’European public prosecutor’s office (Eppo), ovvero la procura europea entrata in funzione a giugno del 2021 e che da anni cerca di arginare l’ampissimo fenomeno delle frodi ai danni del bilancio dell’Ue, che le autorità giudiziarie dei paesi membri potevano contrastare fino a un certo punto per via dei limiti territoriali alla giurisdizione.
Aggiornato al 2025, il report di Eppo chiarisce un dato: l’Italia è il Paese più interessato da indagini sulle frodi comunitarie.
La leadership in questa graduatoria di certo non invidiabile dagli altri Paesi è netta: dei 3602 casi attualmente aperti da Eppo, 991 interessano il nostro Paese. In termini percentuali significa oltre il 27 per cento.
Il raffronto diventa ancora più marcato se si tiene conto del parametro riguardante la quantificazione dei danni causati dalle frodi: sui circa 67 miliardi conteggiati a livello europeo, quasi 29 – il 42,8 per cento – sono derivati da inchieste che toccano soggetti italiani.
I dati sulle frodi nel 2025
E la percentuale aumenta se si guarda a ciò che è accaduto l’anno passato: nel 2025, sono stati aperti a livello complessivo 2030 inchieste, 635 delle quali riguardano l’Italia.
Il danno a livello Ue è stato stimato in 48,7 miliardi; una cifra enorme a cui il Belpaese contribuisce con 23,5 miliardi, pari al 48,25 per cento.
A livello complessivo, dal rapporto di Eppo emerge che il 50 per cento dei casi riguarda l’ottenimento illecito di fondi tramite dichiarazioni false o artefatte da parte di soggetti e ditte che riescono a mettere le mani nelle risorse che l’Unione europea mette a disposizione per lo sviluppo di diversi settori: dall’agricoltura alla pesca, dal sociale al mondo delle piccole-medie imprese.
Per quasi il 18 per cento dei casi, invece, le frodi riguardano spese connesse ad appalti pubblici. In oltre il 14 per cento delle inchieste aperte da Eppo è stata contestato il coinvolgimento della criminalità organizzata, mentre nel 4,69 per cento la contestazione ha interessato presunti casi di corruzione.
Frodi Iva, dazi e caroselli fiscali
Una grossa voce, specialmente per ciò che concerne la quantificazione finanziaria dei danni, riguarda le frodi in materia di pagamento dazi doganali e imposte sul valore aggiunto.
Si tratta di un tema che in questi anni ha spesso interessato l’Italia, tirando in ballo diversi fronti, compreso quelli dei prodotti petroliferi al centro in più di un caso di quelle che gli investigatori definiscono frodi carosello, per l’utilizzo di numerose società cartiere create appositamente per eludere i tentativi di ricostruire i singoli passaggi di merci che usufruiscono di specifiche norme in materia di import-export.
A livello europeo si stima in 45 miliardi il danno causato dalle frodi in materia di Iva e dazi.
“Le tradizionali frodi carosello vengono integrate da schemi di frode lineare più frammentati, in cui l’Iva viene sottratta direttamente ai clienti, anziché essere richiesta come rimborso alle autorità fiscali. Queste frodi sono perpetrate da gruppi criminali organizzati – si legge nel rapporto della Procura europea –.
La sofisticatezza di queste reti criminali mira a consentire l’interazione con imprenditori onesti, nonché il riciclaggio di denaro proveniente da vari reati, facendo sembrare queste attività legittime.
Di conseguenza, l’utilizzo delle frodi Iva per riciclare denaro è diventato un metodo sempre più diffuso per ripulire e generare entrate illecite.
Le frodi – prosegue il rapporto – si sono verificate principalmente attraverso la vendita di articoli elettronici come telefoni cellulari, cuffie e hard disk, nonché di auto usate, oro, prodotti di lusso, carburante e prodotti correlati, prodotti farmaceutici, beni di consumo quotidiano, articoli digitali come licenze software e una varietà di servizi”.
Eppo sottolinea, inoltre, che “i gruppi criminali organizzati coinvolti in reati Iva sono diventati più autonomi e autosufficienti, creando e controllando i servizi e le infrastrutture essenziali per commettere la frode (logistica, mercati, fornitori di servizi di pagamento, ecc.)”.
Segnalazioni in aumento
A livello complessivo Eppo nel 2025 ha gestito quasi settemila segnalazioni di possibili reati, un dato in crescita rispetto al 2024.
“Questo aumento è stato trainato dalle segnalazioni di privati (4629) e da quelle delle autorità nazionali (2107) – si legge –.
Ciò dimostra che vi è una maggiore consapevolezza pubblica nei confronti di ciò che fa Eppo e che le aspettative dei cittadini europei rimangono elevate. Nonostante ciò – prosegue il documento – le segnalazioni delle istituzioni, degli organi, degli uffici e delle agenzie Ue sono aumentate da 113 nel 2024 a 143 nel 2025: non un miglioramento significativo”.
Il commento della procuratrice europea
A commentare i risultati raggiunti nell’anno scorso e tracciare l’orizzonte che dovrà essere seguito nel prossimo futuro è stata la procuratrice capo europea Laura Codruța Kövesi.
“Negli ultimi anni, non ricordo quante volte mi è stato chiesto di giustificare l’esistenza di Eppo dimostrando che costiamo meno di quanto alla fine viene recuperato per il bilancio dell’Ue sulla base delle nostre indagini. Eppo è senz’altro un investimento redditizio sia per il bilancio europeo che per quelli nazionali”, ha esordito la procuratrice.
L’indagine Moby Dick
A titolo d’esempio, Codruța Kövesi ha ricordato i risultati della complessa indagine Moby Dick che ha toccato profondamente l’Italia, arrivando fino alla Sicilia, e facendo emergere contatti tra alcuni degli indagati e soggetti ritenuti legati a Cosa Nostra.
“Siamo riusciti a sequestrare 257 milioni di euro, una massiccia frode sull’Iva gestita da un’organizzazione criminale estremamente pericolosa.
Ciò corrisponde al 46 per cento del danno oggetto di indagine in questo caso: un risultato straordinario, sia in termini assoluti che relativi.
Se avremo successo in tribunale, le autorità competenti potranno confiscare questi beni e monetizzare nell’interesse pubblico”, ha aggiunto la procuratrice, ricordando che negli ultimi due anni il tasso di condanne ottenute nei processi scaturiti dalle indagini aperte da Eppo si aggira intorno al 95 per cento.
La sfida per il futuro
“Tuttavia, continuo a credere che l’Unione europea sia governata dal diritto e non dall’analisi costi-benefici. Pertanto, il ruolo di Eppo è quello di assicurare i criminali alla giustizia, non di risarcire i danni che hanno causato – ha osservato Codruța Kövesi –.
Sebbene l’impatto finanziario della nostra attività superi di gran lunga i costi, i due obiettivi più importanti del nostro lavoro rimangono lo smantellamento efficace dei pericolosi gruppi della criminalità organizzata coinvolti in frodi ai danni dell’Ue e il mantenimento della fiducia dei cittadini nel loro sistema giudiziario”.
Guardando in avanti, la procuratrice prevede che i numeri riguardanti i dati in materia di frodi comunitarie sono destinati ad aumentare.
“I nostri procuratori e il nostro personale lavorano contemporaneamente su migliaia di casi. Si tratta di un carico di lavoro impressionante per un’istituzione delle nostre dimensioni.
Ciò significa che la prima procura transnazionale sta scrivendo la storia, un risultato frutto di un duro lavoro.
Al termine del mio mandato – ha concluso la procuratrice – sono convinta che i cittadini potranno essere orgogliosi dei risultati ottenuti con l’obiettivo di dimostrare che nell’Unione Europea la legge deve essere uguale per tutti”.
Il procuratore europeo Venegoni al QdS: “Più frodi dal Belpaese, ma il nostro sistema investigativo è particolarmente sviluppato”
Con i 635 procedimenti penali aperti e l’esorbitante somma di oltre 23 miliardi che si ipotizza possa essere il danno arrecato, l’Italia nel 2025 è stato il Paese su cui più volte si sono accesi i riflettori della Procura europea guidata a livello comunitario da Laura Codruța Kövesi. A svolgere il ruolo di procuratore europeo per l’Italia dal 2013 è invece il magistrato Andrea Venegoni. Con alle spalle il ruolo di procuratore internazionale, a metà anni Duemila, nell’ambito della missione delle Nazioni Unite in Kosovo e l’impegno, successivo, presso l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) della Commissione europea, Venegoni ha una profonda esperienza in materia di reati transfrontalieri.
Guardando ai dati del rapporto c’è da chiedersi in che misura il dato sull’Italia sia influenzato dal tasso criminale che si registra nel nostro Paese e quanto sia frutto dell’impegno e dalle capacità delle autorità giudiziarie italiane nello scoprire gli illeciti. “Il funzionamento di Eppo non è una competizione tra Stati. L’ufficio è unitario e occorre tenere presente la risposta complessiva che esso fornisce – dichiara Venegoni al Quotidiano di Sicilia –. Se vogliamo, comunque, concentrarci sui numeri italiani, in effetti la loro lettura si può prestare ad una doppia interpretazione: quella dell’Italia come il Paese dove si commettono più frodi, ma anche quella dell’Italia con un sistema investigativo e giudiziario particolarmente attento e capace nell’individuarle. Certo, non si può negare che le frodi esistano, ma, allo stesso tempo, abbiamo più forze di polizia specializzate: dalla guardia di Finanza, la cui fama ha raggiunto ormai livelli sovranazionali, ai carabinieri, all’Agenzia delle Dogane, alla stessa polizia di Stato, con la quale abbiamo condotto e stiamo conducendo interessantissime indagini. Abbiamo poi dei procuratori, i procuratori europei delegati, in Italia particolarmente efficaci; ovviamente – continua Venegoni – sono tutti provenienti dalla magistratura italiana, e questi numeri sono anche un riconoscimento delle capacità dei magistrati inquirenti italiani in un contesto sovranazionale come la Procura Europea, dove operano magistrati di quasi tutta Europa”.
Per il procuratore, gli alti numeri che interessano l’Italia non sono necessariamente indice della presenza di maggiori reati. “Se non indago non scopro le frodi e statisticamente sembra che non esistano reati, anche se la realtà è diversa. In questo senso, quindi, mi piace leggere il dato dell’Italia come positivo, perché, pur senza negare l’esistenza delle frodi, è rivelatore di una particolare attenzione alla protezione delle finanze pubbliche e, nel caso specifico, degli interessi finanziari dell’Unione”.
In questi anni – e il 2025 non ha fatto eccezione – l’attenzione di Eppo è rivolta all’utilizzo dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. “Un buon numero dei procedimenti pendenti presso gli uffici italiani riguardano indubbiamente frodi ai danni dei fondi del Pnrr – spiega Venegoni – L’Italia è uno dei Paesi che ha ricevuto la maggiore quantità di fondi dall’Unione nell’ambito del Resilience and Recovery Fund, per cui il dato non deve meravigliare”.
Le attività investigative avviate lo scorso anno da Eppo interessano anche il settore delle frodi commesse all’interno della cornice degli appalti pubblici. In Italia diverse polemiche sono seguite all’entrata in vigore, nel 2023, del nuovo codice degli appalti che ha alzato le soglie degli importi sotto le quali è possibile ricorrere alle gare a inviti. Procedure che anche per l’Anticorruzione sono più a rischio di turbativa rispetto a quelle aperte. “I casi in materia di appalti in realtà riguardano anche fatti commessi prima dell’entrata in vigore della nuova normativa – dichiara Venegoni – Detto questo, è chiaro che anche il livello amministrativo, che precede quello penale, può contribuire a contrastare le frodi e le irregolarità nella gestione dei fondi dell’Ue. Tutto quello che può portare all’uso corretto dei fondi dell’Unione, e quindi a tutelare gli interessi finanziari dei cittadini europei, è benvenuto”.
Quello delle frodi comunitarie è un terreno in cui da tempo si è inserita la criminalità organizzata. Comprese quelle storicamente attive in Italia. “Il tema del coinvolgimento della criminalità organizzata nei reati che danneggiano gli interessi finanziari dell’Unione è di grande rilevanza, non solo in materia di spese, ma anche di entrate – conferma il procuratore europeo per l’Italia –. La presenza di organizzazioni criminali si riscontra nei grandi casi transnazionali, dove emerge il vero valore aggiunto di Eppo, che, non avendo limitazioni territoriali, è l’unico ufficio inquirente ad essere in grado di avere una visione complessiva di fenomeni complessi”.
“Peraltro – prosegue Venegoni – è vero che la presenza della criminalità organizzata si riscontra anche in alcuni casi meramente nazionali in tema di spese. I fondi europei fanno gola e i relativi reati non destano particolare allarme sociale. Anche per fare emergere la rilevanza di questi reati, Eppo rappresenta una grandissima novità e in questi primi anni di attività ha acquisito un patrimonio di esperienza e informazioni che non deve essere disperso. Anzi – conclude il procuratore – Eppo dovrebbe essere sostenuto con risorse adeguate per permettergli sempre più di svolgere il proprio mandato al servizio dei cittadini europei”.

