Nel 2025 sono stati localizzati 15.759 terremoti in Italia e nelle zone limitrofe. I ricercatori e tecnici dell’Ingv, presenti H24 nelle sale operative, hanno analizzato e localizzato in media poco più di 43 eventi sismici al giorno, circa uno ogni 33 minuti, in lieve diminuzione della media giornaliera rispetto a quanto registrato nel 2024.
A riferirlo è lo Speciale 2025 Terremoti diffuso da Ingv, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che mette in evidenza le statistiche regione per regione. Come è facile immaginare, la Sicilia emerge come uno dei territori più attivi. Ma il dato più preoccupante è che proprio in Sicilia si è registrato il secondo terremoto per magnitudo più rilevante degli ultimi dodici mesi. Tutti i dati, provincia per provincia.
Focus terremoti a livello nazionale
In Italia la terra non ha smesso di muoversi. Nel 2025 i sismografi della Rete Sismica Nazionale Integrata hanno localizzato 15.759 terremoti sul territorio nazionale e nelle aree limitrofe, con una media di oltre 43 eventi al giorno, uno ogni 33 minuti.
Il numero complessivo di terremoti risulta in lieve diminuzione rispetto al 2024, con poco più di mille eventi in meno, ma il dato resta stabile nel confronto con gli ultimi sei anni, oscillando tra i 16 e i 17 mila terremoti annui dal 2019. Una stabilità apparente che nasconde dinamiche territoriali molto diverse.
Tutte le regioni italiane sono infatti state interessate da eventi sismici, ma con intensità, frequenza e caratteristiche profondamente disomogenee. In questo quadro, la Sicilia emerge come uno dei territori più attivi e, soprattutto, come una delle regioni in cui nel 2025 si sono registrati i terremoti di magnitudo più elevata.
Nel corso dell’anno non si sono verificati eventi di magnitudo uguale o superiore a 5.0 né in Italia né nelle aree limitrofe. Il terremoto più forte è stato registrato nel Mar Adriatico, in area garganica, a circa dieci chilometri dalla costa della provincia di Foggia. L’evento, di magnitudo momento Mw 4.8, è avvenuto nell’ambito di una sequenza sismica attivata dal mese di marzo 2025 a nord del Promontorio del Gargano, in prossimità del Lago di Lesina.
Accanto a questo episodio, l’Ingv ha catalogato 21 terremoti con magnitudo compresa tra 4.0 e 4.9. Sedici di questi sono avvenuti sul territorio italiano o nei mari circostanti, mentre i restanti cinque sono stati localizzati tra Croazia e Albania. Dieci eventi hanno avuto epicentro in mare o lungo le coste, undici sulla terraferma.
La stragrande maggioranza degli eventi resta comunque concentrata nelle classi di magnitudo più basse. Nel 2025 sono stati registrati 1.566 terremoti di magnitudo compresa tra 2.0 e 2.9 e 181 eventi tra 3.0 e 3.9. Si tratta di scosse spesso non avvertite dalla popolazione, ma fondamentali per comprendere il comportamento delle faglie e l’evoluzione dello stress crostale.
Una quota rilevante della sismicità continua a concentrarsi in Italia centrale. Anche nel 2025 circa il 30 per cento degli eventi localizzati è riconducibile all’area appenninica interessata dalla sequenza iniziata il 24 agosto 2016. Sebbene il numero e la magnitudo dei terremoti siano progressivamente diminuiti rispetto ai picchi del 2016–2018, l’attività resta significativa e testimonia un processo di rilassamento tettonico ancora in corso.
Il Tirreno meridionale e i terremoti profondi
Tra i dati più interessanti del 2025 spicca la sismicità del Mar Tirreno meridionale, un’area da sempre caratterizzata da terremoti frequenti e spesso molto profondi. Qui agisce un processo geologico peculiare, legato alla subduzione della litosfera ionica sotto il Mar Tirreno. Nel corso dell’anno sono stati localizzati numerosi eventi di magnitudo superiore a 3 e alcuni superiori a 4, come il terremoto del 24 febbraio di magnitudo Mw 4.4, avvenuto a oltre 180 chilometri di profondità.
L’evento più profondo dell’anno è stato registrato il 18 novembre 2025 al largo della costa campana. Con una magnitudo ML 3.6 e una profondità di circa 450 chilometri, questo terremoto rappresenta un’anomalia per il contesto italiano. Sebbene localizzato geograficamente in area flegrea, non ha alcuna relazione con la sismicità superficiale dei Campi Flegrei ed è invece riconducibile alla dinamica profonda dello slab ionico in subduzione.
La Sicilia al centro della sismicità italiana
È però la Sicilia a concentrare l’attenzione dei ricercatori e degli analisti. Nel 2025 l’Isola è stata la regione con il maggior numero di terremoti di magnitudo pari o superiore a 2.0, con 288 eventi, superando l’Emilia-Romagna che aveva guidato questa classifica nel 2024. Seguono Campania e Calabria. Il dato è particolarmente significativo perché non risente in modo diretto della densità della rete sismica, come avviene invece per i terremoti di magnitudo inferiore a 2.
La Sicilia non è soltanto una delle regioni più attive, ma anche una di quelle in cui si sono registrati gli eventi più energetici del 2025. Il secondo terremoto più forte dell’anno è avvenuto il 7 febbraio alle Isole Eolie, con una magnitudo Mw 4.7 e una profondità di circa 17 chilometri. La scossa è stata avvertita lungo la costa settentrionale dell’Isola, in Sicilia orientale e persino in Calabria meridionale.
Il mare che circonda la Sicilia gioca un ruolo centrale nella sismicità regionale. Nel 2025 il Tirreno meridionale e il Canale di Sicilia sono stati interessati da diversi terremoti di magnitudo superiore a 4 con ipocentri poco profondi.
Tra questi, spiccano gli eventi avvenuti al largo delle Isole Egadi il 15 marzo, di magnitudo Mw 4.1, e il 26 agosto, di magnitudo Mw 4.7. Quest’ultimo è stato moderatamente avvertito in alcune località delle province di Trapani e Palermo lungo la costa occidentale.
Da segnalare anche la sequenza sismica registrata nel mese di febbraio nei pressi dell’arcipelago delle Eolie, con oltre cinquanta eventi. Il più forte, quello del 7 febbraio, rappresenta uno degli episodi più significativi dell’anno in termini di percezione da parte della popolazione.
Provincia per provincia: a Messina le scosse principali
Nel Palermitano il 2025 è stato caratterizzato da una sismicità relativamente contenuta, almeno in termini di eventi avvertiti. Le aree sismicamente più attive della provincia restano quelle delle Madonie e della fascia marina a nord del capoluogo, classificata dall’INGV come Tirreno meridionale o costa siciliana centro-settentrionale.
Nelle Madonie sono stati registrati undici eventi, tutti con magnitudo inferiore a 2.5, uno dei quali addirittura inferiore a 1 nei pressi di Castelbuono. In mare, invece, i sismografi si sono attivati ventiquattro volte. La scossa più energetica, di magnitudo 3.4, è avvenuta il 27 aprile non lontano dalla costa palermitana, ma non è stata percepita dalla popolazione, come confermato dalle mappe di scuotimento dell’INGV.
Uno dei terremoti con magnitudo più rilevante del 2025 (4.1, ndr), si è verificato il 15 marzo alle Isole Egadi per la provincia di Trapani. Qui l’epicentro è stato individuato a 5,7km di profondità, con una oscillazione avvertita anche in città. Nella lista presente anche Caltanissetta, dove lo scorso 14 ottobre la terra ha tremato con magnitudo 3,4 ed epicentro riscontrato a circa 50 km di profondità.
Ad Agrigento, Enna e Ragusa non è stata registrata alcuna scossa degna di rilevanza, intesa come magnitudo superiore a 3. Presente invece la provincia di Siracusa con la scossa che il 20 aprile è stata registrata a circa 28km di profondità nel territorio di Noto: magnitudo 3,3.
Catania è stata una delle province più attive dell’Isola, con una vasta presenza di microscosse dovute anche alla presenza dell’Etna. Soltanto due i terremoti degni di nota: quelli di Linguaglossa e di Bronte. Nel primo caso, registrato il 10 febbraio, la magnitudo è stata di 3,7 e con una profondità di 2,5km. A Bronte il terremoto più recente in ordine temporale (22 ottobre, ndr), con una magnitudo più lieve, 3,3, a circa 24km di profondità.
Ma è Messina la provincia siciliana nella quale si sono registrati gli eventi sismici più rilevanti di tutto il 2025. Una escalation che dall’entroterra nebroideo si estende fino al mare corallino delle Eolie. Da Capizzi con 3,3 di magnitudo registrata il 6 luglio passando per Scaletta Zanclea con 3,5 di magnitudo il 2 dicembre scorso.
E poi ancora lo Stretto di Messina, proprio nell’area interessata dalla possibile realizzazione del ponte sullo Stretto, con magnitudo 3 registrata il 4 ottobre, la stessa rilevata anche ad Oliveri e al largo del golfo di Patti nel medesimo giorno.
Come detto, i casi più preoccupanti hanno però riguardato l’intero arcipelago delle Eolie, che il 7 febbraio ha fatto registrare la scossa peggiore avvertita in tutto l’anno nell’Isola: 4,7 di magnitudo a meno di 7km di profondità, con uno sciame sismico che è poi proseguito nel corso di tutto il giorno al largo di Alicudi con scosse anche superiori al 3 di magnitudo. Altre scosse si sono verificate il 14 giugno al largo di Salina e il 28 luglio tra Panarea e Stromboli: entrambe di magnitudo 3,3.
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