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Italia tra i “volenterosi” per Stretto di Hormuz, minacce dall’Iran

Disponibilità con Uk, Francia, Germania, Olanda e Giappone. Si cerca coinvolgimento Onu

Bruxelles, 19 mar. (askanews) – Un impegno condiviso da sei nazioni (Italia compresa) per consentire la riapertura in sicurezza dello Stretto di Hormuz. L’iniziativa è stata annunciata oggi in una nota congiunta, sottoscritta oltre che da Roma dai leader di Regno Unito, Francia, Germania, Giappone e Paesi Bassi. Della questione, il primo ministro britannico Keir Starmer ha parlato anche con il segretario generale della Nato Mark Rutte, insieme al presidente francese Emmanuel Macron. Una missione – è la linea del governo italiano – che però non può prescindere da una necessaria copertura delle Nazioni Unite.

Nella dichiarazione congiunta, i sei Paesi esprimono la “disponibilità a contribuire agli sforzi necessari per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto” di Hormuz e accolgono “con favore l’impegno delle nazioni che si stanno adoperando nella pianificazione preparatoria”. “Condanniamo con la massima fermezza – si legge nella dichiarazione – i recenti attacchi dell’Iran contro navi mercantili disarmate nel Golfo, gli attacchi contro infrastrutture civili, tra cui impianti petroliferi e del gas, e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane. Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per l’escalation del conflitto. Chiediamo all’Iran di cessare immediatamente le minacce, la posa di mine, gli attacchi con droni e missili e altri tentativi di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale, e di conformarsi alla Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Gli effetti delle azioni dell’Iran si faranno sentire in tutto il mondo, soprattutto sulle persone più vulnerabili. In linea con la Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sottolineiamo che tale interferenza con la navigazione internazionale e l’interruzione delle catene di approvvigionamento energetico globali costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali. A questo proposito, chiediamo una moratoria immediata e completa sugli attacchi alle infrastrutture civili, comprese le installazioni petrolifere e del gas”.

L’iniziativa fa però infuriare Teheran che con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi minaccia: la partecipazione al tentativo di riaprire lo Stretto costituirebbe “complicità nell’aggressione e negli efferati crimini commessi dagli aggressori”.

Della necessità di riaprire Hormuz, a margine del Consiglio europeo, ha parlato anche il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. Il Consiglio di Sicurezza, ha ricordato, “ha condannato gli attacchi” dell’Iran contro gli Stati vicini “e ne ha ordinato la cessazione, come ha ordinato l’apertura dello Stretto di Hormuz” la cui “prolungata chiusura causa immense sofferenze a moltissime popolazioni in tutto il mondo, che non hanno nulla a che fare con questo conflitto. È tempo che la forza della legge prevalga sulla legge della forza”.

Sull’eventuale piano al momento non ci sono dettagli ma la linea del governo italiano è stata espressa questa mattina, a margine del pre-summit Ppe, dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Per il titolare della Farnesina, “l’Onu deve essere protagonista di un’azione di pace. Se l’Onu vorrà studiare uno strumento per garantire la fruibilità dello Stretto di Hormuz per tutti, dovrà farlo”. Però, ha precisato, “se vorrà provare a fare un’operazione di peacekeeping marittima, lo dovrà proporre una volta arrivati al cessate il fuoco. Adesso mi pare molto complicato andare in quell’area per essere parte di una guerra”.

Dopo l’annuncio le opposizioni chiedono spiegazioni: “Cosa significa? Parliamo di sforzi diplomatici o militari? Sembra più – secondo il Movimento 5 stelle – la seconda a giudicare dal riferimento positivo verso le nazioni che stanno pianificando i preparativi di un’azione. Meloni, Tajani e Crosetto spieghino subito se ci stanno trascinando in guerra”. Sulla stessa linea Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (Avs): “Così Giorgia Meloni sta portando l’Italia in guerra! Si tratterebbe di una scelta gravissima e irresponsabile, mentre aspettiamo ancora una condanna chiara dell’attacco illegale di Stati Uniti e Israele e non frasi imbarazzanti per quanto ambigue pronunciate oggi nel Pulp Podcast”.

Secondo Riccardo Magi, segretario di +Europa, “è sicuramente positivo che ci sia un gruppo di Paesi, tra cui l’Italia, che cerca una soluzione alternativa alla crisi del Golfo rispetto alla posizione di Trump. Ma le incognite sono tante e i rischi innumerevoli. Per questo motivo non solo è opportuno che il governo informi le Camere, ma è necessario che la partecipazione dell’Italia al piano per garantire la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz passi per un voto in parlamento”.