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Italmopa: campagna raccolta grano duro +24% a 4,3 mln tonnellate

Italmopa: campagna raccolta grano duro +24% a 4,3 mln tonnellate

Si riduce tenore proteico; prime regioni Puglia, Sicilia e Marche

Roma, 10 lug. (askanews) – Aumenta del 24% la produzione italiana di grano duro nel 2025 rispetto al raccolto 2024, con un incremento dei volumi che dovrebbero attestarsi a quota 4.365.000 tonnellate, rispetto alle 3.515.000 tonnellate del 2024. Lo rende noto Italmopa, l’Associazione Industriali Mugnai d’Italia, aderente a Confindustria e a FederPrima, spiegando che il risultato è riconducibile essenzialmente ad un incremento delle superfici coltivate e, soprattutto, delle rese medie per ettaro costatate nelle principali Regioni produttrici del Centro, del Sud e delle Isole.

Bene anche per quanto concerne la qualità sanitaria e merceologica della materia prima, con particolare riferimento ai pesi specifici dei grani che determinano la loro resa in macinazione, mentre, al contrario, si riscontra, per quanto concerne la qualità tecnologica, una riduzione dei tenori proteici rispetto agli ottimi risultati rilevati con il precedente raccolto 2024.

“L’andamento climatico favorevole costatato, negli ultimi mesi, nei principali areali di coltivazione, ha certamente influito positivamente sull’esito quantitativo del raccolto che dovrebbe risultare il più elevato dal 2016” spiegano in una nota congiunta Vincenzo Martinelli, presidente di Italmopa, e Clelia Loiudice, presidente della sezione Molini a frumento duro Italmopa. La Puglia, con una produzione stimata di 950.000 tonnellate, precede, in termini di volumi, la Sicilia (800.000 tonnellate), le Marche (580.000 tonnellate) e l’Emilia Romagna (450.000 tonnellate). “Anche la qualità della produzione nazionale risulta complessivamente soddisfacente nonostante la riduzione generalizzata del tenore proteico. Per quanto concerne la produzione comunitaria, assistiamo – aggiungono – anche in questo caso, ad una crescita dei volumi di produzione che dovrebbe garantire una parziale ricostituzione delle scorte situatesi, nel corso degli ultimi anni, su livelli preoccupanti”.