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Jacopo Maniaci, l’Etna e il vino in equilibrio tra identità e visione

Jacopo Maniaci, l’Etna e il vino in equilibrio tra identità e visione
Jacopo Maniaci

Dalle radici agricole nei Nebrodi all’incontro con Silvia Maestrelli, oggi Tenuta di Fessina supera le 100.000 bottiglie annue e ha una proiezione internazionale pur restando profondamente radicata nel territorio

Sulle pendici dell’Etna, dove la terra vulcanica detta tempi e carattere, il vino è una questione di equilibrio tra natura e interpretazione. In questo contesto si inserisce la storia di Jacopo Maniaci, oggi anima e motore di Tenuta di Fessina, una delle realtà più dinamiche del panorama etneo contemporaneo.

Dai Nebrodi a Pollenzo: la formazione agricola e vinicola di Jacopo Maniaci

Nato a Bologna nel 1990, Maniaci cresce però in Sicilia, a Naso, sui Nebrodi, in una famiglia profondamente legata alla terra. Il nonno e il padre sono allevatori e agrumicoltori, custodi di circa venti ettari tra agrumeti e uliveti, e protagonisti anche dell’esperienza della Fattoria San Pio, presidio Slow Food dedicato al Suino Nero dei Nebrodi. È qui che si forma il suo primo sguardo agricolo: concreto, quotidiano, fatto di lavoro e stagioni. Dopo gli studi in amministrazione e controllo a Messina, la svolta arriva con il trasferimento in Piemonte, all’Università di Pollenzo, dove consegue una laurea specialistica in Wine Technology and High Quality Products. Seguono le prime esperienze nel Nord Italia e poi il ritorno in Sicilia, con uno stage fondamentale da Arianna Occhipinti.

L’incontro con Silvia Maestrelli nel 2015

È proprio durante questo periodo che, nel 2015, avviene l’incontro destinato a cambiare il suo percorso: quello con Silvia Maestrelli. All’epoca, Tenuta di Fessina attraversa una fase delicata. Serve una figura stabile che possa guidare la tenuta sul piano operativo. Maniaci ha poco più di ventiquattro anni, poca esperienza gestionale ma grande determinazione: “Un atto di fiducia, e forse anche un pizzico di follia“, lo definisce oggi. Ma è proprio da quel febbraio freddo e nevoso sull’Etna che nasce un sodalizio destinato a segnare la crescita dell’azienda.

Negli anni successivi, il rapporto tra Maniaci e Maestrelli si trasforma in un vero percorso di formazione reciproca. Lei, figura creativa, visionaria, capace di leggere le persone e immaginare continuamente nuove strade; lui, concreto, curioso, pronto a imparare ogni aspetto del lavoro, dalla cantina al commerciale. Un binomio che funziona, anche quando nel 2017 la malattia costringe Silvia Maestrelli ad allontanarsi progressivamente dall’Etna. Fino alla sua scomparsa nel 2022, il legame resta saldo, costruito su una quotidianità fatta di confronto, intuizioni e crescita.

Da 40.000 a 100.000 bottiglie: la crescita di Tenuta di Fessina sull’Etna

Nel frattempo, l’azienda cambia volto. Nel 2017 Tenuta di Fessina produce circa 40.000 bottiglie con un fatturato di 400.000 euro. Oggi sfiora i due milioni di euro e supera le 100.000 bottiglie annue. I vigneti passano da sei a circa venti ettari, distribuiti su più versanti dell’Etna, con un cuore produttivo nel nord, tra contrade storiche come Moscamento e Rampante.

La nuova identità stilistica dei vini di Fessina

Ma la crescita non è solo numerica. È soprattutto stilistica. In cantina, insieme all’enologo Benedetto Alessandro, Maniaci lavora a una ridefinizione dei vini, in particolare dei rossi. L’obiettivo è chiaro, meno estrazione, meno rigidità, più eleganza e bevibilità: “Siamo su un territorio freddo – racconta – non ha senso forzare tannini già naturalmente austeri”. Nascono così vini più contemporanei, che mantengono identità territoriale ma guadagnano equilibrio e precisione.

Un ruolo totale: da ambasciatore in 19 Paesi ad amministratore delegato

Se c’è una cifra distintiva nel percorso di Maniaci, è la versatilità. Dalla logistica alla degustazione, dall’export alla gestione del team – oggi composto da circa venti persone – il suo è un ruolo totale. Eppure, confessa, la sua inclinazione più autentica resta la produzione: “Se potessi scegliere, starei sempre in campagna e in cantina“. Una tensione continua tra introversione e capacità comunicativa, che lo rende oggi anche il principale ambasciatore dell’azienda nel mondo, con mercati attivi in 19 Paesi.

L’eredità di Silvia Maestrelli nel presente di Fessina

Dopo la scomparsa di Silvia Maestrelli, Maniaci diventa amministratore delegato e poi socio dell’azienda, affiancando la famiglia nella proprietà. Ma al di là dei ruoli, resta un senso di continuità profonda: “Sono stato plasmato da lei“, racconta. E forse è proprio questa la chiave per leggere il presente di Fessina: un equilibrio tra memoria e trasformazione, tra radici e visione.

In un territorio sempre più centrale nel panorama vitivinicolo internazionale, Tenuta di Fessina rappresenta una voce autentica. E Jacopo Maniaci, con il suo percorso non lineare e la sua identità sfaccettata, ne è oggi uno degli interpreti più interessanti. Un uomo che dice di “saper fare un po’ di tutto e un po’ di niente“, ma che in realtà ha costruito, vendemmia dopo vendemmia, una storia solida, contemporanea e profondamente etnea.