Lo scorso venerdì 16 gennaio, presso l’Auditorum dei Benedettini di Catania, oltre 500 persone hanno accolto la scrittrice trapanese Stefania Auci che ha presentato alla città etnea il terzo capitolo della saga Florio dal titolo L’alba dei Leoni, apparso sugli scaffali delle librerie il 13 gennaio. Il prequel, edito dalla casa editrice Nord, trasporta i suoi lettori a Bagnara Calabra nel 1772, narrando l’aurora della leggenda Florio. Un inizio contrassegnato dal terremoto del 1783, un evento traumatico che plasmò irreversibilmente non solo i versanti fisici del Meridione, ma anche quelli socioaffettivi.
Molte famiglie, infatti, persero familiari e dovettero rinunciare alla loro vita per costruirne una nuova. Tra queste famiglie, vi è quella dei Florio. Una famiglia di fabbri, umile e semplice, che – grazie ai figli dalle vedute moderne – trasformerà quel disastro in un pretesto per andar via. «Volevo raccontare i Florio prima dei Florio» spiega Stefania Auci, «lo trovo necessario per dare l’idea del cammino che la famiglia Florio aveva fatto e del peso che tutto l’ambiente familiare aveva avuto nella realizzazione del suo successo».

L’incontro ai Benedettini di Catania
L’incontro, organizzato dall’Università degli studi di Catania in collaborazione con la Legatoria Prampolini, è stato impreziosito dal dialogo tra l’autrice e il giornalista Andrea Giuseppe Cerra, i quali hanno disquisito sui punti salienti della narrazione: dalle vicende storiche a quelle familiari, fino al ruolo cruciale delle figure femminili. “Uno degli elementi che si coglie piacevolmente ne L’alba dei Leoni è la capacità che Stefania Auci ha di coniugare le esigenze economiche con gli equilibri familiari – spiega Cerra –. In questo libro emerge la ricchezza come emblema, l’ossessione totalizzante per i beni materiali, di verghiana memoria, sebbene sia un accumulo non fine a sé stesso, ma come affermazione di potere e rispettabilità all’interno del microcosmo sociale“.
Sono emersi dal nulla e dal nulla hanno eretto un impero maestoso. Con la loro presenza, la Sicilia diviene un faro di prosperità, modernità e raffinatezza, un crogiolo di industrie innovative aperto al respiro internazionale, una terra di audacia e cultura. La struggente parabola della famiglia Florio, che per un breve momento ha illuminato la Sicilia con la sua luce, ha inizio a Bagnara Calabra ed è di questo inizio che ci narra l’autrice, ricco di fatica e di volontà, volto a spiegare, una volta per tutte, la grande forza dei Florio. “Nella sua scrittura – conclude Cerra – c’è la rivendicazione, silenziosa ma manifesta, di raccontare la storia d’Italia in un ribaltamento geografico Sud-Nord, evitando dunque il cliché del Mezzogiorno piagnone”.

L’equivoco sul genere romance
Il dibattito ha dato inoltre occasione alla scrittrice di puntualizzare l’equivoco che la rende per alcuni critici un genere romance: “A certe provocazioni rispondo con un lapidario don’t feed the troll. Abbiamo un problema di fondo in Italia, e cioè il provincialismo della critica. In Italia un’opera di letteratura alta non deve trattare di sentimenti o, se trattati, devono essere assolutamente velati da un pizzico di cinismo. Il genere romance viene tutt’oggi erroneamente legato a molte autrici, tutte donne, sia passate che contemporanee, che però in realtà non appartengono affatto a questi canoni”.
Un successo riconfermato con L’alba dei Leoni
Con L’alba dei Leoni, Stefania Auci torna a conquistare il pubblico già sedotto dalle precedenti pubblicazioni I Leoni di Sicilia e L’inverno dei Leoni, divenute un caso editoriale con 1 milione e mezzo di copie vendute in Italia, oltre che con 42 traduzioni e un adattamento televisivo con regia di Paolo Genovese. Nel cast amatissimo dagli italiani compaiono Miriam Leone, Paolo Briguglia, Vinicio Marchioni e altri nomi famosi del mondo cinematografico, tra cui Ester Pantano, presente venerdì scorso a impreziosire l’incontro, donando al pubblico una mise en espace sui testi della scrittrice.
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