Uno dei più grossi difetti dei due governi Conte è stato l’immobilismo. La lentezza delle decisioni e delle esecuzioni ha recato grave nocumento all’economia del Paese, al di là del rallentamento, o se volete del blocco, conseguente all’epidemia.
Anche prima che essa cominciasse, vi erano circa mille decreti attuativi delle diverse norme approvate dai due governi presieduti da Giuseppe Conte e dai precedenti.
Questa sorta di mania da parte dei burocrati che preparano i testi di legge di demandare a successivi decreti la loro attuazione, è un danno enorme per il Paese.
Pensate che la sola legge di bilancio del 2021, approvata dalla vecchia maggioranza, prevede centosettanta decreti attuativi, molti dei quali non saranno emessi neanche alla fine dell’anno, mentre la maggior parte verrà emanata nel corso di tutti i mesi. Cosicché gli effetti della Legge di bilancio non si esplicheranno durante il corso dell’anno, forse non si esplicheranno mai perché, finito il 2021, subentrerà la nuova Legge di bilancio 2022.
La burocrazia italiana è nemica del Popolo italiano e lo dimostra con comportamenti contrari all’interesse generale. Infatti compila le leggi non soltanto con quelle code interminabili dei già citati decreti attuativi, ma anche con un linguaggio burocratese astruso, pieno di trappole, incomprensibile, che usa l’arma dei continui richiami ad articoli e commi di altre leggi.
Il risultato di questa sorta di pout pourri è che le leggi non solo sono di difficile applicazione, ma consentono le interpretazioni più svariate e spesso contrapposte. Il che mina la certezza del diritto, complicando la vita ai magistrati giudicanti che hanno grande difficoltà a capire i tortuosi meccanismi legislativi messi in atto dalla burocrazia.
Qualcuno potrebbe obiettare che le leggi non sono fatte dai burocrati, ma dai parlamentari. Errato. In primo luogo, perché la maggioranza dei parlamentari non è in condizione di scrivere testi legislativi, non avendo un’adeguata preparazione. In secondo luogo, perché non sempre riescono a capire il significato recondito dei testi, comunque preparati dai burocrati, né le trappole che essi mettono dentro, nascondendole con i sunnominati richiami.
Questa epidemia ha chiarito senza dubbio che i dipendenti pubblici italiani, circa quattro milioni (compresi i dipendenti delle partecipate), sono stati cautelati avendo ricevuto regolarmente il loro compenso mensile e annuale, nonché i premi di risultati, per niente commisurati ai risultati. Insieme a essi, sono stati cautelati i tanti milioni di pensionati che non hanno perso un euro.
Mentre nel settore privato vi è stata una ventata gelida che ha messo in mutande la maggior parte dei dipendenti, anche quelli coperti dalla Cassa integrazione, che peraltro ha corrisposto molto meno della metà di ogni salario. Per non parlare dei mancati cosiddetti ristori, del tutto lontani dalle perdite subite.
Riguardo ai mancati introiti, dobbiamo segnalare l’ignoranza di molti giornalisti che hanno costantemente confuso il significato del termine guadagno con quello di entrata o incasso. Com’è noto, il guadagno è la differenza fra entrate e uscite o fra ricavi e costi. Anche chi incassa tanto, può non guadagnare niente.
Renato Brunetta, già autore della riforma della burocrazia nel 2009, poi annacquata dai successivi ministri Patroni Griffi, D’Alia, Madia, Bongiorno e Dadone, saprà ricondurre quel rinnovamento sul giusto binario del rigore, con le fondamentali caratteristiche dei valori di organizzazione, responsabilità, merito e produttività.
Non sappiamo se la forte pressione della corporazione sindacale gli impedirà di fare quello che egli sa fare, ma ci auguriamo che anche il sindacato capisca che è nell’interesse del Paese tale riforma per rendere efficiente la burocrazia, trasformandola da un masso che ostruisce a una locomotiva che traina.
è indispensabile che dirigenti, funzionari e dipendenti pubblici, bravi, competenti e integerrimi, vengano rivalutati e premiati, mentre altri fannulloni e incompetenti vengano penalizzati e sanzionati, anche con il licenziamento.
Ci aspettiamo dal professore Draghi una svolta decisiva anche su questo versante che riporti la burocrazia italiana al livello di una struttura efficiente e funzionale, di cui essere orgogliosi e non di cui vergognarsi.
