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La Citta delle Amazzoni torna a Catania, Incognito: “Una storia di identità, libertà, ricerca di equilibrio”

La Citta delle Amazzoni torna a Catania, Incognito: “Una storia di identità, libertà, ricerca di equilibrio”
La città delle Amazzoni a Catania al Teatro Metropolitan

La rilettura del mito, dopo il successo della scorsa stagione, in scena al Metropolitan sabato e domenica

CATANIA- C’è un punto in cui il mito incontra il presente e il teatro diventa spazio di riflessione sul nostro tempo. È proprio lì che si colloca ‘La Città delle Amazzoni’, l’opera musical ideata e diretta da Alessandro Incognito, che torna in scena al Teatro Metropolitan di Catania sabato e domenica dopo il grande successo della scorsa stagione. Con il regista, attore e fondatore della compagnia Poetica Produzioni, che in questo progetto celebra anche dieci anni di attività artistica, abbiamo avuto il piacere di confrontarci rivolgendogli delle domande alle quali ha risposto con grande generosità.

Cosa rende questa edizione ancora più speciale e cosa scoprirà di nuovo il pubblico?
“Tornare a Catania dopo il grande entusiasmo della scorsa stagione è per noi un’emozione fortissima. Questa nuova edizione è cresciuta: con gli autori delle musiche inedite Franco Lazzaro e Airam (pseudonimo di Maria Tomaselli, ndr) e con l’autore delle liriche Andrea Tomaselli abbiamo lavorato per rendere lo spettacolo ancora più potente dal punto di vista visivo, narrativo e musicale, con anche nuove soluzioni sceniche; le coreografie di Erika Spagnolo rinnovate e un cast di 28 elementi ancora più affiatato. Il pubblico ritroverà l’energia che ha amato, ma scoprirà anche sfumature nuove nei personaggi e nella storia. È un viaggio che si arricchisce, come se ‘La Città delle Amazzoni’ continuasse a vivere e a evolversi insieme a noi”.

Un vero “kolossal” dunque: scenografie mobili, coreografie potenti, un grande cast. Qual è stata la sfida più grande nel costruire un impianto scenico così ambizioso?
“Trovare l’equilibrio tra spettacolarità e narrazione. Quando si lavora con scenografie mobili, grandi ensemble e coreografie molto dinamiche, il rischio è che la dimensione visiva prenda il sopravvento sulla storia. Il nostro obiettivo, invece, è stato far sì che ogni elemento scenico fosse al servizio del racconto. Tutto ciò che il pubblico vede – dalle luci ai movimenti scenici – è pensato per amplificare le emozioni dei personaggi”.

Come è nato il desiderio di raccontare questa storia e quale aspetto del mito l’ha affascinata di più nel momento in cui ha iniziato a immaginarla per il palcoscenico?
“Il mito delle Amazzoni mi ha sempre affascinato perché racchiude una forza simbolica straordinaria. Non è solo un racconto epico, ma anche una storia di identità, libertà e ricerca di equilibrio tra potere e umanità. Quando ho iniziato a immaginare questo spettacolo, ho sentito il desiderio di raccontare queste figure non solo come guerriere leggendarie, ma come donne con sogni, fragilità e ideali. Portarle sul palcoscenico significava dare voce a un mito antico rendendolo sorprendentemente contemporaneo”.

Regista e protagonista. Quanto cambia lo sguardo sullo spettacolo quando si vive la storia, sia dietro le quinte, sia sulla scena?
“Essere contemporaneamente regista e protagonista è una sfida molto intensa. Da regista hai uno sguardo complessivo sull’opera, devi tenere insieme ritmo, visione e armonia tra tutti gli elementi dello spettacolo. Da attore, invece, vivi la storia dall’interno, con tutta l’emotività che questo comporta. Il segreto è riuscire a passare continuamente da una prospettiva all’altra. È faticoso, ma anche straordinariamente stimolante, perché ti permette di sentire lo spettacolo in ogni sua dimensione”.

Il mito delle Amazzoni viene spesso raccontato in chiave epica. Qui diventa invece anche una riflessione sull’emancipazione femminile. Cosa può insegnarci oggi sul rapporto tra uomini e donne?
“Credo che il mito delle Amazzoni, riletto oggi, possa diventare una riflessione sul rispetto reciproco e sull’equilibrio tra i generi. Non è una storia di contrapposizione tra uomini e donne, ma di ricerca di un dialogo possibile. Nel nostro spettacolo le Amazzoni rappresentano la forza dell’autodeterminazione, ma anche il bisogno di costruire un mondo più giusto. È un messaggio che parla molto al presente: la vera forza nasce dalla collaborazione, non dal conflitto”.

Quanto è importante che il teatro musicale dialoghi con i temi del presente?
“È fondamentale. Il teatro musicale non è solo intrattenimento: è uno spazio dove emozione e pensiero possono incontrarsi. Anche quando raccontiamo storie ambientate nel mito o nella letteratura, il pubblico deve potersi riconoscere in ciò che vede. Se uno spettacolo riesce a far riflettere oltre che emozionare, allora il teatro diventa davvero vivo”.

Questa produzione arriva proprio nel decennale del suo percorso artistico. Che bilancio traccia? In che modo ‘La Città delle Amazzoni’ rappresenta un punto di arrivo, o forse un nuovo inizio, per Alessandro Incognito?
“Provo soprattutto gratitudine. È stato un percorso fatto di lavoro, passione e incontri straordinari. Ogni spettacolo mi ha insegnato qualcosa e mi ha portato un passo più avanti. ‘La Città delle Amazzoni’ rappresenta certamente una tappa importante perché racchiude tutta l’esperienza maturata fino ad oggi, ma allo stesso tempo la considero un nuovo punto di partenza. Ogni progetto apre nuove strade creative”.

Guardando al futuro, dopo ‘I promessi sposi’, ‘Dracula’ e ora ‘La Città delle Amazzoni’, quale nuova storia sente il bisogno di mettere in scena?
“Sono sempre attratto da storie che hanno una grande forza simbolica e che permettono di parlare al pubblico di oggi. Mi affascinano i grandi racconti della letteratura e del mito, ma anche storie originali che possano sorprendere lo spettatore. In questo momento sto riflettendo su diversi progetti, e la cosa che mi entusiasma di più è l’idea di continuare a costruire spettacoli che uniscano emozione, musica e grande impatto visivo”.

Lei ha sempre puntato molto sulla valorizzazione del talento siciliano. Quanto è importante dimostrare che anche dal Sud possono nascere prodotti di alto livello?
“È importantissimo. La Sicilia è una terra ricchissima di talento, creatività e passione. Spesso però queste risorse non vengono valorizzate quanto meritano. Con Poetica Produzioni abbiamo sempre cercato di dimostrare che anche dal Sud possono nascere progetti ambiziosi, capaci di competere con le grandi produzioni nazionali. Credo molto nella forza del lavoro di squadra e nel potenziale degli artisti della nostra terra”.

Dopo aver conquistato migliaia di spettatori, qual è il messaggio più importante che spera il pubblico porti a casa uscendo dal teatro?
“Spero che esca con un’emozione forte nel cuore. Se uno spettacolo riesce a far sognare, riflettere e sentire qualcosa di autentico, allora ha raggiunto il suo obiettivo. ‘La Città delle Amazzoni’ parla di coraggio, libertà e identità. Il messaggio che mi piacerebbe arrivasse è che ognuno di noi ha dentro di sé la forza di cambiare la propria storia”.