Home » diritto » La contesa sulla Groenlandia “congela” il diritto internazionale

La contesa sulla Groenlandia “congela” il diritto internazionale

La contesa sulla Groenlandia “congela” il diritto internazionale

Il nuovo teatro di crisi rischia di destabilizzare dall’interno le relazioni transatlantiche

In una recente intervista al New York Times, il Presidente americano ha dichiarato di non aver bisogno del diritto internazionale, gli basta la sua morale, la sua mente è l’unica cosa che può fermarlo. Nel 1823 il presidente James Monroe aveva sostenuto, con la sua dottrina “l’America agli americani”, il dogma dell’esclusiva influenza degli Usa su tutto il Continente, senza interferenze da parte delle potenze europee. Nel 1904 Theodore Roosevelt rincarò la dose, giustificando il diritto di intervento di Washington in territorio ibero americano per garantire, in quelle zone, ordine e sicurezza.

Interventi militari e violazioni dei diritti umani

Solo in casi estremi di “gross violations” il diritto internazionale legittima l’intervento di altri Stati anche con l’uso della forza allo scopo di garantire il rispetto dei diritti umani. Sulla base di tale assunto gli Stati Uniti intervennero in Vietnam, in Afghanistan, in Iraq. Con le stesse motivazioni, Trump minaccia la Colombia, Cuba e il Messico.

Venezuela, Maduro e il cambio di scenario geopolitico

L’arresto di Nicolàs Maduro, con la contestata operazione militare, risponde all’intento di ripristinare la legalità in uno Stato ridotto a brandelli dalla corruzione e dal narco traffico. Un Paese piegato dal divieto assoluto di dissenso, dagli arresti senza processo agli oppositori politici, da un’economia al collasso. La fine della “Repubblica bolivariana” di Caracas ha determinato anche una svolta nelle relazioni tra Venezuela e Stati europei con la liberazione di nostri connazionali, detenuti nel carcere di El Rodeo, senza alcuna imputazione formale. Intanto, la visita a sorpresa di Maria Corina Machado, Nobel per la pace, a Papa Leone XIV fa sperare in un cambio di regime dopo lo svolgimento di elezioni libere e democratiche. Vedremo come andrà.

Iran, repressione e reazioni della comunità internazionale

Dall’altra parte del pianeta, la repubblica islamica dell’Iran, legata alle autocrazie di Russia e Cina, sta compiendo uccisioni illegali di massa. Si intravvedono, dietro l’oscuramento di internet, le strade insanguinate di Teheran, con migliaia di morti e impiccagioni eseguite in pubblico, in risposta alle proteste contro il regime. Intanto, la Commissione esteri del Senato vota compatta una risoluzione unitaria di sostegno alla popolazione iraniana, presentata dalla presidente Stefania Craxi, con la sola astensione del M5S. Il testo impegna anche il governo a promuovere, d’intesa con i partner dell’Unione europea e nelle opportune sedi multilaterali, iniziative urgenti volte a ottenere la cessazione dell’uso sproporzionato della forza.

Trump, Iran e l’ipotesi dell’intervento armato

Davanti alla inaccettabile ferocia perpetrata contro i giovani inermi che lottano per la libertà e chiedono aiuto al mondo, a poco servono i moniti dell’Onu rivolte alle autorità iraniane e le sterili esortazioni del diritto internazionale. Probabilmente, Trump pensa utilizzare uno schema simile a quello applicato in Venezuela al regime degli Ayatollah per liberare gli iraniani dalla violentissima repressione. In difesa dei coraggiosi cittadini che si oppongono all’orrore, il Pentagono potrebbe procedere con mini-raid contro le caserme dei guardiani della rivoluzione e contro sedi della polizia che ordinano di sparare sui manifestanti.

Groenlandia e nuove tensioni transatlantiche

Per il momento, la situazione del Paese che si affaccia sul Golfo Persico non sembra essere all’ordine del giorno nell’agenda del Tycoon, concentrato, piuttosto, sulla conquista della Groenlandia. Ecco che la questione si complica proprio rispetto alle mire espansionistiche della Casa Bianca sulla Groenlandia, territorio autonomo, appartenente alla Danimarca e facente parte della Nato. In questo caso, infatti, sarebbe impossibile invocare il diritto internazionale per prevenire o contrastare la sistematica trasgressione dei diritti.

Sovranità, autodeterminazione e ruolo dell’Europa

Nell’isola collocata nell’estremo nord dell’Oceano Atlantico vige un tranquillo sistema di governo, in cui fioriscono diritti e libertà e non vi è traccia di governanti criminali. Così, Trump ha giustificato la volontà di annettere il paese artico con ragioni di sicurezza nazionale. Non basta, a suo dire, riaprire le basi americane nei pressi di Nuuk, perché “la proprietà dà qualcosa che non si può ottenere con un affitto o un trattato”.

Si apre un nuovo teatro di crisi che rischia di destabilizzare, dopo quasi ottant’anni, dall’interno le relazioni transatlantiche. Del resto, i groenlandesi, da sempre inclini ad una completa indipendenza, esigono il rispetto della loro integrità territoriale e scendono in piazza con un eloquente slogan, “Greenland, is not for sale”. Un gruppo di lavoro sta già affrontando le preoccupazioni di sicurezza americane, ma rimanendo dentro il perimetro della sovranità nazionale. Soltanto un referendum tra gli abitanti del Paese Artico, dall’esito, peraltro, scontato, sarebbe coerente con il diritto di autodeterminazione dei popoli.

Finalmente l’Europa sembra risvegliarsi, evocando strumenti anti-coercizione alle minacce di Trump sull’imposizione di dazi sulle merci esportate dagli Stati europei che hanno inviato soldati in Groenlandia. Anche per l’anziana Signora è giunto il momento di diventare protagonista nel caotico mondo della realpolitik.

Ida Angela Nicotra
Ordinario di Diritto costituzionale e Presidente della Scuola superiore dell’Università degli studi di Catania