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La crisi del vino in Sicilia, il caso si sposta a Roma

Michele Giuliano

La crisi del vino in Sicilia, il caso si sposta a Roma

martedì 04 Giugno 2019 - 00:05
La crisi del vino in Sicilia, il caso si sposta a Roma

Presentata un’interrogazione su iniziativa del deputato alla camera siciliano Antonio Lombardo. Sul tavolo del ministero delle Politiche agricole le enormi giacenze per oltre un milione di litri

PALERMO – Troppi punti da chiarire, un settore in cui vige la disorganizzazione e la mancanza di trasparenza nella gestione: grandi giacenze, prezzi bassi e disparità tra la raccolta dichiarata e il vino prodotto. Sono queste alcune delle emergenze del settore vitivinicolo siciliano.

Per conoscere quali misure il governo nazionale intenda adottare per uscire dal tunnel, il deputato del Movimento 5 Stelle alla Camera, il siciliano Antonio Lombardo, ha presentato un’interrogazione al ministro delle Politiche agricole, Centinaio. “Durante l’ultima edizione del Vinitaly – ricorda Lombardo – sono emerse notizie positive sui trend del cosiddetto ‘imbottigliato’, ma a questo non corrisponde una ripresa della filiera della produzione. Anzi, oggi i giovani viticoltori combattono per scongiurare l’abbandono dei vigneti”.

Anche la valutazione delle grandi giacenze sarebbe da rivedere. “Secondo i dati di marzo 2019 – spiega il deputato Lombardo – la Sicilia con 8.944 ettari coltivati a vigneto ha giacenze di vino bianco per 1.016.468 litri; in Emilia Romagna, dato che appare anomalo, i vigneti sono pari a 504 ettari e si registrano giacenze pari a 3.834.894 litri. Diversi dati non sono proporzionati tra regioni. Questo mentre il Testo unico n. 238 consente alle cantine di presentare dichiarazioni di raccolta del vino bianco comune sino ad un massimo di 500 quintali per ettaro di vigneto”.

Per Lombardo, quindi, i dati di resa dei vigneti in funzione della produzione andrebbero verificati paragonandoli con i dati delle dichiarazioni di produzione delle singole aziende vitivinicole. “Ciò consentirebbe – afferma l’esponente M5S – di conoscere la somma complessiva delle denunce aziendali di raccolta e di verificare se questa corrisponda ai dati di produzione complessivi per ogni cantina e per l’intera regione di riferimento”. Per questo motivo, Lombardo nell’interrogazione chiede al ministro quali iniziative intenda intraprendere il governo a tutela dei viticoltori e lancia alcune proposte: modificare il T.U. 238/2016 disponendo, per il vino bianco comune, il limite massimo di 250 quintali di raccolta per ettaro e un incremento dei controlli per verificare la corrispondenza tra le denunce aziendali di raccolta e il vino complessivamente prodotto.

Ancora, chiede di avviare l’iter per richiedere la distillazione degli esuberi per quelle aziende che abbiano superato i 200 quintali per ettaro e predisporre specifici controlli contro i responsabili del cosiddetto ‘zuccheraggio’ dei vini, pratica vietata in Italia.

“Il fenomeno – commenta Lombardo – è preoccupante, la crisi del mercato e i prezzi bassi del vino prodotto non consentono alla maggior parte delle cantine sociali della Sicilia occidentale di onorare i prestiti relativi dell’anticipazione bancaria su merci, con il rischio di incorrere in gravi sofferenze bancarie e, nei casi più gravi, nel fallimento aziendale. Occorre prendere dei provvedimenti”.

Il mantenimento dei prezzi bassi, infatti, ha risvolti economici non indifferenti: c’è il rischio di gravi sofferenze bancarie che possono costituire l’anticamera del fallimento, con conseguenze devastanti per il territorio. Uno stato di crisi che trova conferma nelle preoccupazioni dell’Irvo, l’Istituto regionale del vino e dell’olio. Per superare questi momenti, infatti, sarebbe opportuno trovare dei possibili ‘strumenti’ che permettano di ammortizzare, nel lungo periodo, le annate in cui ci sono state produzioni eccessive. Guardando oltre, sarebbe importante anche intervenire strutturalmente sul tessuto imprenditoriale siciliano, fatto soprattutto di micro imprese.

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