La Pubblica amministrazione, in una regione arretrata come la Sicilia, dovrebbe essere come il motore di una Ferrari, capace di fare correre tutto il territorio verso traguardi di progresso. Invece avviene il contrario, perché anziché essere propulsivo, il motore gira al di sotto del minimo, spegnendosi sovente, con la conseguenza che anche le iniziative del presidente Schifani e dei suoi dodici assessori si infrangono di fronte all’inazione della macchina. Presidente e assessori, di fatto, non la guidano, ovvero danno i comandi ma il mezzo non risponde a essi.
Pil e pernottamenti: il confronto impietoso tra Sicilia e Veneto
Conseguenza di tutto ciò sono alcuni dati sintetici. Il primo è il Pil, che ha una differenza con il nostro benchmark (punto di riferimento), che è la regione Veneto, di circa novanta miliardi. Il secondo riguarda i pernottamenti, che secondo Eurostat sono stati circa diciassette milioni nel 2024 e secondo la Regione sono stati circa venti milioni nel 2025, ma comunque enormemente distanti dagli oltre settanta milioni (2024) sempre del punto di riferimento, che è il Veneto.
Fondi europei spesi sotto il dieci per cento
Non solo, ma i fondi del Piano operativo europeo 2021/2027 – di cui rimane solo l’ultimo anno – sono spesi per una miserrima percentuale, inferiore al dieci per cento. Lo stesso dicasi per i Fondi nazionali di sviluppo e coesione. Insomma, la Regione non sa o non vuole spendere.
Opere pubbliche ferme: l’occasione mancata per occupazione e vivibilità
Questa è mezza mela, l’altra mezza riguarda l’elenco del fabbisogno di opere di varia natura, elenco che è costantemente pubblicato da questo giornale e quindi non vale la pena ripeterlo. Se per queste opere si facessero i progetti e poi si realizzassero entro tempi fissati, immettendo sul territorio decine di miliardi, migliorerebbe fortemente l’occupazione e, in generale, la vivibilità delle cittadine e dei cittadini perché tutto funzionerebbe meglio.
La cultura del favore: perché in Sicilia non vincono i più bravi
Perché ciò non accade? Per la semplice ragione che nella nostra Regione – e non è l’unica – vige la cultura del favore. Per cui, nei posti di responsabilità non ci vanno bravi professionisti, ma i parenti di questo o di quello della classe politico-istituzionale o di altri pezzi della società, governati da organizzazioni occulte (ma non tanto).
Invece occorre ripristinare quella regola fondamentale per fare funzionare qualunque meccanismo e cioè la meritocrazia, esattamente come avviene nello sport: i più bravi vincono, mentre quelli scadenti arrivano per ultimi.
Il potere nelle mani dei siciliani: votare, protestare e usare i media
Perché ciò non accade e di chi è la responsabilità? Le due domande trovano una sola risposta: i siciliani non hanno capito che è nelle loro mani il potere di indicare ai responsabili delle istituzioni il loro dovere. Come? Votando e protestando, usando la stampa, le televisioni o altri media sociali per sottolineare le manchevolezze o le scorrettezze di chi è preposto o preposta a svolgere un certo ruolo.
La situazione è complessa perché di fronte all’evoluzione che hanno costantemente le otto regioni del Nord e le quattro del Centro-Italia, quelle del Sud arrancano, la Sicilia fra esse. Per cui il divario continua ad aumentare, non tanto perché i governi non destinano risorse cospicue al Mezzogiorno, ma perché esse non vengono spese adeguatamente per produrre opere e servizi di qualità.
Dirigenti regionali e premi di produttività
Abbiamo voluto leggere il rapporto che la Presidenza della Regione ha fatto alla Giunta, nel quale sono considerate le valutazioni dei dirigenti regionali a eccezione di quarantuno apicali, per i quali la valutazione non è stata effettuata.
Ebbene, quasi tutti hanno ottenuto il massimo punteggio con conseguenti liquidazioni dei premi, come se avessero raggiunto gli obiettivi. Ma tutto questo è una finzione, perché non si è mai visto che gli obiettivi vengano fissati da coloro che li debbono raggiungere. Va da sé che chi si autofissa gli obiettivi li mette a un livello tanto basso da poterli raggiungere facilmente. Anche questo metodo fallimentare è una delle cause della situazione rovinosa in cui si trova la nostra meravigliosa Isola e i suoi abitanti.
Scusate se battiamo questo chiodo ormai da decenni, ma non possiamo non evidenziare la grave malattia di cui è affetta la Sicilia, valutando i sintomi evidenti che si riscontrano, tra cui il malessere della popolazione, il territorio disastrato e le infrastrutture senza manutenzione.

